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Un corto circuito nella gestione dei gatti randagi in Valle d'Aosta

  • Pubblicato: Mercoledì, 13 Marzo 2019 13:55

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gattoAOSTA. Nella gestione dei gatti randagi in Valle d'Aosta è in atto un corto circuito: competenze non rispettate, enti che non sono in grado di assolvere ai propri doveri, assenza di formazione e di informazione e mancanza di stanziamenti adeguati. Una situazione che nessuno ha ancora risolto.

Danilo Maccarrone, direttore del canile e gattile gestito dall'Avapa a Saint-Christophe, ci ha contattato dopo l'articolo di ieri dopo la disavventura di un gatto randagio trovato a Sarre. Spiega che il problema soprattutto per i felini si protrae da anni, da quando cioè nel 2015 all'Adava è stato tolto il compito di assistenza gli animali malati non domestici e le sterilizzazioni. Malgrado accordi, convenzioni e norme, la situazione è nel caos.

Facciamo prima qualche passo indietro. «Tutto il meccanismo è stato messo in piedi da noi dell'Avapa. Facevamo tutto, dalla sterilizzazione all'assistenza dei gatti incidentati o malati», dice Maccarrone. Poi qualcosa è cambiato. «È necessario e importante centralizzare e razionalizzare la risorse mentre in Valle d'Aosta è successo il contrario. La risorsa centralizzata era la nostra, ma ci hanno ridotto i fondi e, visto che il Codice Civile indica il sindaco quale proprietario degli animali sul territorio, i Comuni sono stati individuati quali responsabili degli animali liberi sul territorio. Il canile gattile quindi ora interviene solo ed esclusivamente su animali incidentati su chiamata delle istiuzioni. La nostra realtà non deve avere a che fare con il privato».

Tutto risolto? Evidentemente no. Sono passati quattro anni, ma «ad oggi ancora non si è mosso nulla», sottolinea il direttore del canile e gattile. «Noi siamo apolitici e non vogliamo alzare polveroni, ma da quattro anni spingiamo la Regione e i Comuni per intervenire. Il problema è di natura economico: noi gestiamo il canile come Avapa e ci muoviamo secondo convenzioni stipulate con la Regione l'Azienda Usl con compiti definiti. Eticamente, se arriva da noi un gatto malato lo accogliamo come abbiamo sempre fatto, però sono soldi extra che l'Avapa deve tirare fuori e di cui nessun altro si fa carico. Per noi negli anni è diventato un problema perché le spese sono enormi. Non abbiamo oltretutto nemmeno i locali da usare per questa finalità perché per convenzione ci è vietato accogliere animali malati. Possiamo solo intervenire su quelli che hanno avuto incidenti».

I felini malati senza proprietario rimangono sospesi in un limbo. La responsabilità di questo problema? «È la politica, diciamo così». Secondo Maccarrone le istituzioni dovranno risolvere stipulando «accordi con gli ambulatori». Non basta adibire un locale di proprietà del Comune all'accoglienza degli animali malati. «Gestire strutture di accoglienza significa avere personale qualificato, terapie, pulizia», tutti requisiti che il Comune da solo non può rispettare e che generano dei costi. E le Amministrazioni comunali, già alla prese con bilanci ristretti, spesso preferiscono dare priorità ad altri interventi.

Esiste però un problema ancora più a monte: talvolta nemmeno i Comuni sono a conoscenza dei loro obblighi. «In alcuni enti comunali manca l'informazione - conferma il direttore del canile e gattile di Saint-Christphe -. Noi ad esempio abbiamo una convenzione che riguarda solo i cani, ma in qualche caso il personale pensa che la convenzione si estenda anche gatti ed altri casi. Siamo andati noi dell'Avapa a spiegare la situazione e i contenuti delle convenzioni. E poi alcune competenze sono delegate a persone che non dovrebbero gestire certi fenomeni. Ci troviamo di fronte anche a segnalazioni ai sindacati i ed a situazioni in cui la polizia locale ferma il lavoro perché dice di non avere la competenza degli animali sul territorio».

La situazione evidentemente è contorta: i Comuni stipulano convenzioni ma non conoscono quali interventi sono a loro carico, mancano poi risorse economiche per dotarsi delle necessarie strutture e le associazioni operano al di là dei propri compiti mettendo risorse proprie per sopperire alla mancanza delle istituzioni. In tutto questo, a rimetterci, sono gli animali.

«La questione è complicata - conferma - A noi interessa la salute degli animali. Una nostra vittoria è lo stanziamento da parte della Regione di 80.000 euro per i randagi, che comunque non sono tanti perché le cure e i veterinari costano». Continua Maccarrone: «È normale che una persona si rivolga ad un canile e gattile se trova un animale ferito. Purtroppo manca informazione sul territorio e so che il Celva ha sollecitato i Comuni ad informare la cittadinanza, ma alla base di tutto non c'è chiarezza sui compiti e sulla distribuzione dei fondi».

Andando nel concreto quindi, se una persona trova un felino ferito, cosa deve fare? «Non è vero che il cittadino deve essere in grado di capire lo stato di salute dell'animale. Se trova un animale in realtà deve soltanto chiamare il Comune e quest'ultimo deve prendere in mano la situazione e stabilire cosa fare». Certo che, aggiunge il direttore del canile e gattile, «se venite da noi vi diciamo di rivolgervi al Comune, ma se questo non si è ancora attivato c'è un problema grave».

Esiste anche un servizio di emergenza attivo h24 che è gestito proprio dall'Avapa. «Se si pensa che il gatto sia in pericolo di vita si può chiamare il servizio di emergenza al numero 0165 34627 con un operatore che risponde anche al di fuori degli orari d'ufficio».

Infine purtroppo una brutta notizia: lo sfortunato gatto della disavventura di ieri non ce l'ha fatta. «Il cuore - informa Maccarrone - ha ceduto ed è morto in ambulatorio malgrado le cure. Probabilmente era sofferente da tempo».

 

 

 

Marco Camilli

 

 



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