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Il silenzio dei colpevoli. Il popolo valdostano è disperato

 

bavaglioAOSTA. Li trovate li rinchiusi in quel palazzo bianco a riunirsi, pontificare, legiferare e gridare di essere santi e di non aver mai commesso reati. Mentre fuori c'è un mondo che cambia cosi velocemente che loro non sanno più che anno è. 

Li vedete lì, tutti belli impettiti, sui loro scranni, incapaci di dialogare con coloro che fuori da quelle mura stanno morendo di fame. Programmi, celebrazioni, annunci, promesse. E quante promesse. Certo, non tutto il male viene dal palazzo. La pandemia esiste e ci sta devastando nel fisico e nella mente. Ma loro, questi signori incapaci di capire, invece di creare comunità fanno a gara per dimostrare di essere il più bravo.

Che tristezza sapere che un assessore appena eletto la prima cosa che ha pensato di fare è stato quello di cambiare l'arredamento dei suoi uffici e le divise dei suoi uscieri. Certo non con i suoi soldi e certo non per rendere più efficace il suo operato. Ma con i soldi di lavoratori e imprenditori disperati e anche di chi che non ha più riscaldamento o luce a casa.

Che sconforto sentire nel corso di una conferenza stampa un altro assessore lamentarsi perché le persone lo contattano inviando messaggi direttamente al suo telefono. Parafrasando la celebre battuta di un film: "io sono assessore e voi non siete un... " .

E poi che amarezza scoprire che le forze progressiste pur di rimanere al potere sono disposte ad accertare ciò che per loro dovrebbe essere inaccettabile.

Tutto questo genera dispiacere misto a repulsione. Per poche briciole di potere in tanti hanno svenduto quella storia e quella coscienza che una volta animavano le loro lotte.

Quindi cosa si fa? Speranze praticamente zero, elezioni anticipate sarebbero inutili, anche perché i risultati elettorali sarebbero sempre simili. Gli impresentabili si ripresenteranno sempre. Potremmo sperare in uno scatto d'orgoglio di una fetta di elettori che non è più andata a votare. Ma votare per chi?

L'informazione? La libera informazione? Non giudico le altre testate, ma posso dirvi che questa maggioranza dopo venti anni ha ordinato all'ufficio stampa della regione di impedire a me e ai miei collaboratori di partecipare alle conferenze stampa. Il perche? La misera scusa ufficiale è che non siamo iscritti all'ordine dei giornalisti. Tranne il nostro direttore responsabile. Misera scusa che calpesta un sacrosanto diritto della nostra costituzione l'Articolo XXI e ignora le numerose sentenze di tribunali. Ma il motivo vero, triste, pericoloso, infamante per chi lo ha applicato è impedirci di fare domande.

Non so chi mi fa più pena: se una classe politica che ha paura del confronto con la libera informazione o quelle persone che con tenere e goffe motivazioni hanno cercato di convincermi che la scelta di mettere il bavaglio ad aostaoggi dopo oltre venti anni di lavoro libero in questo bianco palazzo sia una scelta legittima e giusta.

Vorrei sapere se per un secondo non abbiano provato imbarazzo e vergogna.

Cari amici lettori stiamo vivendo un momento triste ed estremamente pericoloso. Questa classe politica non si rende conto che il popolo è stremato, non ha più fiducia. Parafrasando una frase di un grande Nino Manfredi nel Film In Nome del Papa Re: "Quando un esercito è in borghese, è un esercito di popolo, e cor popolo, ce se sbatte sempre er grugno".

Certo la speranza è che qualcuno illumini le coscienze di chi è al potere. La violenza sarebbe la peggiore jattura della nostra società. Ma non è possibile sottovalutare la rabbia che monta dal popolo della Valle d'Aosta.

Spogliatevi delle vostre bianche vesti, sporcatevi le mani e con umiltà ricreate un senso di comunità in questo popolo che vuole essere governato con saggezza e non con meschina vanità.



Marco Camilli


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