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Fisco vs contribuenti, alla battaglia eterna si aggiunge un nuovo capitolo

Dall'ADE una nuova comunicazione di definizione agevolata: un contorto meccanismo per inserire più fondi in Finanziaria?

 

Orlando Navarra

I messaggi contrastanti in materia fiscale che arrivano dal fronte dell'azione di governo lasciano del tutto basiti il contribuente medio (piccole e medie aziende, professionisti, autonomi, partite iva in genere) che, per intenderci, è quello che a causa della pandemia ha subito gli effetti devastanti del calo di fatturato a causa dell'emergenza. Un emergenza sanitaria che è ben lontana dal considerarsi finita poiché già si parla di una proroga dello stato di emergenza, del ripristino del “sistema” colori delle regioni con l'avanzare del contagio e di limiti alle persone, stavolta però non generalizzati ma indirizzati a coloro che rifiutano di vaccinarsi in assenza di comprovati motivi di salute. In tutto questo bailamme si muove il fisco che con perfetto sincronismo invia atti ai contribuenti che sembrano freddure dell'indimenticabile Groucho Marx. Parafrasando un aforisma dell'indimenticabile comico è il caso di dire del Fisco che “All'infuori del cane, è il migliore amico dell'uomo. Dentro il cane è però troppo scuro per leggere le cartelle esattoriali" (da aforismi.meglio.it).

Perché parlo di messaggi contrastanti del fisco e del governo? Perché dopo aver pignorato gli indennizzi alle Partite Iva, per il calo del fatturato nel 2000, il Fisco raggiunge vette più elevate. Stanno arrivando via PEC comunicazioni (dove sono gentili e riconoscono, bontà loro, il danno da Covid) che chiedono ancora soldi e pure un'autodichiarazione per accedere al beneficio di non pagare le sanzioni minacciate con la suddetta comunicazione.

Ma cosa scrive il Fisco nella pec incriminata? In pratica l'ADE (acronimo che indica l'Agenzia delle Entrate ma che nel 2021, anno delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, può tranquillamente definirsi anticamera “dell'inferno”) sta inviando ai contribuenti danneggiati da Covid una proposta di definizione agevolata conseguente ad un controllo automatizzato delle dichiarazioni 2019 (per l'anno fiscale 2018). In pratica il fisco chiede il pagamento di ulteriori somme per Irpef ed Iva ma comunica che “l'art. 5 del decreto-legge n. 41 del 2021 ha previsto, in favore degli operatori economici particolarmente penalizzati dall'emergenza epidemiologica Covid-19 (si noti il particolarmente danneggiati), la possibilità di definire in via agevolata le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni, senza applicazione di sanzioni e somme aggiuntive". Questa particolare modalità di definizione è riservata ai contribuenti con partita IVA attiva alla data del 23 marzo 2021, che hanno subìto una riduzione maggiore del 30% del volume d'affari dell'anno 2020 rispetto al volume d'affari dell'anno 2019, come risultante dalle relative dichiarazioni IVA. Per i soggetti non tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA si considera, in luogo del volume d'affari, l'ammontare dei ricavi e compensi risultante dalle dichiarazioni dei redditi.

La buona notizia è che si tratta di atti/comunicazioni non impugnabili in Commissione tributaria. La cattiva notizia è che il Fisco chiede sostanzialmente due cose: a) di pagare entro 30 giorni dalla Pec; b) di fare l'autodichiarazione del calo di fatturato (sul quale presumibilmente sono stati erogati miseri contributi alle imprese); l'ADE si premura pure di avvertire di conservare per cinque anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi tutti i documenti utili alla verifica fiscale.

Che si tratti di una comunicazione mirata a chi ha subito dei danni per la pandemia lo si ricava dal fatto che l'ADE precisa proprio che "Dai dati indicati nelle dichiarazioni presentate, risulta che Lei possiede i requisiti per accedere alla definizione". Tuttavia, l'effettiva fruizione del beneficio è subordinata al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C (2020) 1863 final «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19». Qui sta l'inghippo: viene detto nella pec che “Come stabilito dal provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 275852 del 18 ottobre 2021, per attestare il rispetto dei predetti limiti e condizioni è necessario presentare l'autodichiarazione prevista dall'articolo 1, commi 14 e 15, del decreto-legge n. 41 del 2021. L'autodichiarazione deve essere presentata entro il 31 dicembre 2021 ovvero, se il pagamento delle somme dovute o della prima rata è effettuato dopo il 30 novembre 2021, entro la fine del mese successivo a quello in cui è effettuato il pagamento”. Il Fisco richiede quindi un'autodichiarazione che nasconde molteplici insidie poiché basterà che l'ADE rilevi un'inesattezza anche di pochi spiccioli nelle dichiarazioni fiscali per poter effettuare una verifica fiscale (entro il 2024 per l'anno di imposta 2018) con richiesta di restituzione dei pochi indennizzi già percepiti dai danneggiati e per segnalare il dichiarante alla Procura per instaurare un autonomo procedimento penale per falsità in dichiarazione.

Ci troviamo quindi di fronte a uno Stato che dà con la mano destra e con la mano sinistra toglie il doppio. Suggerisco a Draghi di avvalersi in materia fiscale, se vuole migliorare il rapporto contribuente/fisco, anche dei consigli dei professionisti invece di ascoltare unicamente il direttore dell'ADE. Un comportamento basato sulla compliance si basa, infatti, sulla correttezza del prelievo (anche legata alla fase storica che si sta vivendo) altrimenti si passa direttamente all'abuso verso alcune categorie di cittadini. Un abuso palpabile, visibile e financo trasparente dentro il testo della Pec tant'è che Totò avrebbe risposto "Non so leggere, ma intuisco" la trappola. E che dire di uno Stato vampiro che punta ad uccidere, nell'immediato, il contribuente già pesantemente danneggiato dalla pandemia senza pensare al futuro? Antonio De Curtis, Principe di Bisanzio, saprebbe dare la risposta: “Non posso farti fesso perché già lo sei”. Tuttavia, sono tutt'altro che fessi sia al Governo che al Ministero per non parlare dell'ADE che ha sviluppato una particolare abilità a vessare il cittadino.

La trappola al contribuente è ben congegnata anche dal punto di vista della legge di bilancio dello Stato. Proviamo a spiegarla. Il contribuente timoroso sarà spinto a pagare dalla paura di eventuali conseguenze future aprendo però la strada alla verifica fiscale (proprio per l'irregolarità della dichiarazione fiscale) con l'ammissione dell'irregolarità ed al processo penale grazie all'incauta autodichiarazione che sarà costretto a fare entro il 31 dicembre 2021. Del resto una fonte giornalistica dell'8 luglio 2021 ha affermato che “il pacchetto di aiuti a fondo perduto anti-Covid per far fronte al lockdown causato dalla pandemia è stato di 20,8 miliardi, 15,6 miliardi nel 2020 e 5,2 quest'anno. In tutto sono state interessate 7,9 milioni tra partite Iva e imprese". Il contorto meccanismo congegnato dal Fisco serve a far credere che l'Italia abbia più fondi da mettere in finanziaria. Provate, infatti, a moltiplicare il numero di 7,9 milioni tra partite Iva e imprese beneficiarie dei contributi con una richiesta media di pagamento, per ciascuna di esse, di circa 10.000,00 euro da mettere nel bilancio dello Stato. Viene fuori la somma mostruosa cifra di 79 miliardi di euro magari da spalmare su tre anni per non renderla poco credibile e quindi per circa 26 miliardi all'anno. Senza considerare che grazie ai processi penali ed alle “ingiuste” revoche degli indennizzi per Covid lo Stato potrebbe incassare ancora di più. Del resto con l'autodichiarazione richiesta dal fisco il contribuente accetterà la trappola e di sua volontà si metterà il cappio al collo.

Ci possiamo fidare di uno Stato gestito da funzionari che vivono per dare consigli al politico di turno per perpetrare il loro potere a danno degli inermi cittadini? Io dico di no!



Avv. Orlando Navarra

 

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