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Covid, tra super green pass e l'obbligo di vaccinazione

Palazzo Chigi riapre all'ipotesi dell'obbligo del vaccino

 

coronavirus

L’obbligatorietà vaccinale torna sul tavolo di Palazzo Chigi e verrà discussa a brevissimo. Lo scopo dichiarato: «evitare chiusure». Nei primi giorni della prossima settimana i governatori saranno ricevuti dal governo e giovedì, con il consiglio dei ministri, sarà presa una decisione. Le ipotesi sono drastiche e puntano, più che su una imposizione di legge dell’obbligatorietà vaccinale, sull’istituzione del Super Green Pass che de facto lo faccia, limitando in maniera sostanziale le libertà delle persone non vaccinate. In sostanza si prevede un passaggio al sistema che i paesi germanici definiscono 2g nell’ottenimento della certificazione: geimpft, persona vaccinata, o genesen, persona guarita; lo stesso adottato dall’Austria che da domani tornerà in lockdown per dieci giorni a seguito di una media di 12000 nuovi casi e 43 decessi giornalieri e nel quale risulta vaccinato il 65% della popolazione vaccinabile.

L’Italia, che ha invece una soglia di vaccinazione dell’84,50%, dimostra comunque dati molto simili a quelli austriaci: l’aggiornamento al 19 novembre conta 10544 nuovi casi e 48 morti. 

E la scelta è comunque quella di stringere la morsa nel confronti di chi non si è vaccinato. Con il Super Green Pass si prevedono infatti due tipologie di pass. Quello super e all inclusive che darà accesso anche a tutte le attività ricreative come quelle di bar, ristoranti, teatri, cinema o palestre, e per il quale sarà indispensabile la vaccinazione. Quello invece ottenuto con il tampone negativo darà il solo accesso al lavoro e ai servizi essenziali. Un obbligo vaccinale sempre più esplicito anche di fronte alle volontà di limitare il tampone antigienico a 24 ore oppure alla possibile scelta di considerare solo i tamponi molecolari, che hanno costi e tempi decisamente più lunghi rispetto a quelli rapidi e la cui validità potrebbe essere ridotta a 48 ore.

Tra le norme in approvazione giovedì anche la riduzione della certificazione per i vaccinati da 12 a 9 mesi.

Sono dati e decisioni che si evolvono a una velocità così spiccata che potrebbero ancora stravolgersi nei prossimi giorni. Di doman non c’è certezza.

 

Veronica Pederzolli

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