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Pandemia, variante Omicron: il mondo sull'orlo di una crisi di nervi

La variante che terrorizza e la paura di nuovi lockdown

 

Marco Camilli

Ormai l'alfabeto greco lo stiamo imparando sulla nostra pelle. Siamo arrivati alla variante Omicron del virus SARS-CoV-2 e come al solito, sui vari talk show televisivi, virologi di chiara fama e operatori dell'informazione di dubbia fama si cimentano nell'arte di scrivere copioni più o meno apocalittici.

Certo, viviamo in un'era da film dell'orrore a cui nessuno era preparato. Pochi anni fa, se qualcuno ci avesse detto che avremmo dovuto indossare sempre (o quasi) la mascherina e che le nostre libertà sarebbero state condizionate da un lasciapassare sanitario lo avremmo rinchiuso in una struttura psichiatrica. Oggi invece sembra che tutto questo sia quasi normale. Assistiamo impotenti allo sviluppo delle mutazioni del virus con la stessa rassegnazione con la quale, stando alla finestra, assistiamo ad un alluvione che distrugge una città.

Quando finirà? Ci sono varie ipotesi, da quelle complottistiche a quelle fatalistiche, e nessuna certezza. Non siamo nemmeno sicuri di come tutto sia iniziato, se per un esperimento finito male o un processo naturale che si è abbattuto sulla specie più predatoria della Terra: l'uomo. Ci ritroviamo così in perenne stato di attesa: che non ci siano nuove ondate di contagio, che il vaccino sia utile, che ne arrivi uno nuovo, che sia pronta un'altra dose o che questo coronavirus, stanco di avere a che fare con un animale così stressante come l'uomo, si arrenda e semplicemente scompaia.

L'unica speranza è quella che, nel bene o nel male, non si perda la lucidità. Anche di fronte alle contraddittorie e certe volte incomprensibili scelte dei nostri governanti e delle dichiarazioni degli scienziati bisogna pensare che, alla fine, si riuscirà a vedere la fine di questo incubo. Poi, se non sarà questo, arriverà comunque un Natale per tutti noi. Un Natale inteso nel senso di una rinascita e di maturazione per poter vivere meglio facendo tesoro dell'esperienza maturata in questi anni di incubo.



Marco Camilli



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