Oggi davanti al tribunale un presidio in ricordo del papà suicida che protestava per poter vedere la figlia. Intervista ad Andrea Manfrin
Si è svolto questa sera davanti al tribunale di Aosta un presidio in ricordo di Antonio Sonatore, il papà valdostano che 30 anni fa è arrivato a darsi fuoco davanti al palazzo di giustizia disperato per la decisione dei giudici di negargli il permesso di vedere la figlia dopo la separazione. Con questa iniziativa, proposta dall'Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, sono stati deposti dei fiori gialli vicino al punto il cui Sonatore si è tolto la vita. A portare dei fiori anche Andrea Manfrin, capogruppo della Lega VdA in Consiglio Valle.
Andrea Manfrin, sono passati tanti anni dal suicidio di Antonio Sonatore. Cosa è rimasto di lui?
«È rimasto il ricordo della persona e di ciò che ha trasmesso con quello che è stato un evento eclatante, fatto proprio per essere ricordato, come monito per le generazioni future e anche per richiamare l'attenzione su quello che è accaduto. Rimane quindi la sua memoria, la rabbia, la necessità di approfondire quello che è stato e rimane anche soprattutto la necessità di rendere la giustizia più giusta, come lui aveva richiesto con un cartello davanti al tribunale».
Ecco, una giustizia più giusta: lui girava per Aosta con quel cartello, era conosciuto così come era conosciuta la sua disperazione. Dentro alle mura del Tribunale di Aosta però non c'era spazio per pietà ed empatia.
«In casi come questi devono esserci dei riscontri oggettivi. Quello che è mancato purtroppo è stata la volontà di approfondire la realtà della situazione. Una situazione che viviamo ancora oggi: la tragedia di tanti genitori separati, soprattutto padri, che spesso si vedono negare il diritto a vedere i propri figli, arrivano a dover affrontare battaglie legali che durano anche decine di anni. E poi doversi difendere da accuse pretestuose, sollevate al solo scopo di ritardare la possibilità di rivedere i figli, come sanzione verso la persona che si rende responsabile di non voler più condividere la vita o che magari è di "ostacolo" per una nuova relazione. Questo purtroppo non è stato riconosciuto e continua a non esserlo».
Tra il giudice tutelare e la persona oggetto di ingiustizia si colloca la figura dell'assistente sociale. Molte volte, troppe volte, si verificano situazioni allucinanti. Cosa manca? Professionalità, coraggio, voglia di lavorare?
«Credo che spesso purtroppo ci sia un effetto di mitridizzazione: gli assistenti sociali rimangono a contatto con tanta sofferenza e, da un certo punto di vista, ne rimangono immunizzate e non riescono ad avere un rapporto empatico con la persona che hanno davanti. Poi purtroppo c'è il fatto che alcuni soggetti che sono chiamati a giudicare in un procedimento molto doloroso purtroppo prendono le parti di una o dell'altra e non riescono a essere oggettivi. Questa credo succeda in una piccola percentuale dei casi, ma succede».
I fiori gialli in ricordo di Sonatore: qual è il loro significato?
«È quello della memoria, del ricordare, dell'essere qui per dimenticare ciò che è successo. I fiori comunicano che c'è chi continua ricordare, che non si arrende e che vuole continuare la giusta battaglia nel ricordo di Antonio Sonatore».
Marco Camilli


