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Corruzione in Valle d'Aosta, la Cassazione rimanda il caso in Appello

Annullata la sentenza di condanna in secondo grado per Accornero e Cuomo

 

Corte di Cassazione

Torna dai giudici d'Appello di Torino il processo per corruzione in Valle d'Aosta che vede imputati Gabriele Accornero, ex dirigente Finaosta e consigliere delegato del Forte di Bard, e l'imprenditore Gerardo Cuomo.

Nell'esaminare il ricorso sulla sentenza di secondo grado di condanna a un anno di reclusione (con sospensione condizionale) la Corte di Cassazione ha deciso l'annullamento e il rinvio del caso a una diversa sezione d'Appello torinese con una precisa indicazione: verificare la «sussistenza del nesso di corrispettività tra gli atti di ufficio del pubblico ufficiale e la dazione dell'utilità del privato» e «se i fatti possano essere piuttosto ricondotti nella diversa ipotesi del traffico di influenze illecite».

Le accuse riguardano uno presunto scambio di favori tra i due imputati. Cuomo avrebbe pagato dei lavori edili nell'abitazione di Accornero per un valore di circa 1.600 euro e quest'ultimo avrebbe operato per far ottenere all'azienda dell'imprenditore la sede in un capannone dell'autoporto di Pollein già occupato da Deval con un canone di affitto molto favorevole, per un risparmio per l'azienda dell'imprenditore quantificato in oltre 183mila euro.

Nelle motivazioni della sentenza dello scorso 1° luglio la Cassazione evidenzia una «rilevata manifesta sproporzione» tra le prestazioni del privato, cioè Cuomo, e pubblico ufficiale, cioè Accornero. Questa situazione a parere dei giudici «impone delle valutazioni che sono del tutto mancate nella sentenza impugnata».

 

 

M.C.

 

 

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