Un Consiglio Valle «tardivo» sulla chiusura del raccordo A5-SS27

La discussione si è svolta quando non c'è più nulla da decidere, con la minoranza che punta il dito contro la Giunta e la maggioranza che scarica le responsabilità su SAV

 

Si è svolto questa mattina il Consiglio regionale straordinario convocato appositamente per discutere della chiusura delle gallerie di raccordo tra autostrada A5 e Statale 27 del Gran San Bernardo. Chiusure che, come noto, sono dovute alla necessità di adeguare le gallerie a determinati standard di sicurezza europei.

Il Consiglio straordinario è stato indetto a giochi ormai chiusi e a pochi giorni dalla chiusura che durerà fino a giugno 2027 e avrà ripercussioni pesanti sulla circolazione. Ciò che emerso dal dibattito è una situazione di accuse incrociate e interventi tardivi, nonostante gli obblighi normativi fossero noti da anni. Dal 2019 per la precisione, cioè da quando il raccordo fu inserito nella rete stradale europea Tern che notoriamente, in particolar modo per gli addetti ai lavori, richiede il rispetto di determinati requisiti di sicurezza.

Nel ripercorrere il complesso iter amministrativo avviato nel 2019, il presidente della Regione ha dichiarato che i contratti informali con la società SAV e le comunicazioni ai sindaci sulla chiusura del raccordo risalgono solo al periodo tra febbraio e marzo scorso.

Tuttavia la Regione è socia di SAV (di minoranza, con il 28% delle quote) e ha propri rappresentanti negli uffici che hanno trattato la questione dei lavori. Circostanza che è stata evidenziata dai gruppi di opposizione durante il dibattito.

«È credibile sostenere che da giugno 2023, quando il progetto è stato trasmesso al Ministero delle infrastrutture, fino all'autorizzazione ministeriale nel 2025 tutto sia rimasto fermo e nel silenzio perché la Regione non aveva gli elementi per comprendere la portata del dossier?», ha chiesto nel corso del dibattito il capogruppo di Fratelli d'Italia, Alberto Zucchi, nel sostenere che il governo regionale non ha agito per tempo.

«Questa emergenza si poteva e doveva governare mesi fa», ha affermato Clotilde Forcellati. La consigliera del gruppo PD-FP ha attribuito al governo regionale la responsabilità politica della situazione. «L'adeguamento delle gallerie alle norme europee è un atto dovuto. Ciò che contestiamo è il metodo: il presidente della Regione ha dichiarato di aver appreso la notizia solo a metà aprile, mentre l'argomento era stato oggetto di discussione nel CdA della Sav del 5 novembre. Questo apre due scenari: o manca un dialogo efficace con le società partecipate, che non comunicano alla Giunta decisioni capaci di incidere profondamente sulla vita dei valdostani, oppure la situazione era nota e si è scelto di evitare il confronto».

Anche da parte del gruppo Lega VdA è stata contestata la gestione politica della questione. «I soggetti incaricati dalla Giunta all'interno del Consiglio di amministrazione della Sav sono tenuti a trasmettere al Presidente della Regione l'ordine del giorno delle sedute affinché, in tempo utile, la Giunta possa fornire indicazioni sulla linea programmatica da seguire - ha ricordato Corrado Bellora -. È evidente che, in questo caso, qualcosa non ha funzionato: o non vi è stata un'informazione puntuale, oppure eravate a conoscenza della situazione e non siete intervenuti».

«Quale ruolo ha avuto la programmazione regionale?», ha chiesto per AVS Andrea Campotaro. «Una cosa è affrontare un'emergenza imprevedibile, altra è gestire come emergenza situazioni derivanti da obblighi normativi noti da decenni».

Sulla stessa linea gli interventi di altri esponenti dei gruppi di opposizione. Di «assoluta mancanza di programmazione» ha parlato Eleonora Baccini, capogruppo di Renaissance, mentre il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha accusato il presidente della Regione di aver «portato questa Regione da un'isola felice a una condizione di isolamento per incapacità di affrontare i dossier. Testolin gioca a fare il presidente in attesa dei giudici e dei giudizi, mentre le famiglie e le imprese valdostane aspettano delle risposte.».

Le reazioni dei gurppi di minoranza si sono quindi concentrate sul modo in cui il governo regionale ha gestito la questione. Dai banchi della maggioranza invece il biasimo è stato indirizzato a SAV. Il capogruppo dell'Union Valdôtaine Aurelio Marguerettaz afferma: «oggi è venuto meno qualsiasi rapporto di fiducia» con la società.

Più di un esponente unionista nel proprio intervento si è concentrato sul modo di operare di SAV nell'affidamento di lavori, non solo quelli di adeguamento delle gallerie, e sul ricorso agli affidamenti in house. «Lavori rilevanti sono stati affidati a società collegate nel rispetto delle norme vigenti - ha osservato l'assessore Giulio Grosjacques -, ma resta aperto il tema dell'equilibrio tra affidamenti interni e mercato, anche alla luce delle indicazioni Anac. Da oggi il nostro ruolo è esercitare pienamente le prerogative del socio pubblico di minoranza, chiedendo trasparenza, approfondimenti e verifiche puntuali su decisioni che hanno impatti rilevanti sul territorio e sulle infrastrutture.»

Secondo Pierluigi Marquis, capogruppo di Forza Italia, il governo regionale si è trovato spalle al muro: «in questa vicenda qualcosa non ha funzionato e il Governo è venuto a sapere troppo tardi di una situazione sulla quale non si poteva più porre rimedio».

Anche il gruppo Centro Autonomista, attraverso Marco Viérin, ha attaccato la Società Autostrade Valdostane: «La risposta di Sav alle nostre sollecitazioni è stata netta: chiusura totale, l'unica soluzione possibile era la loro». Da questo momento «i rapporti con Sav devono cambiare e oggi questo messaggio deve arrivare chiaramente da questo Consiglio».

«Questo Consiglio ha solo un difetto: è tardivo. Avrebbe dovuto svolgersi nel 2024 o nel 2025, se si fossero avute per tempo le informazioni da parte dei rappresentanti della Regione nel CdA della Sav», ha infine osservato Massimo Lattanzi (FdI).

 


Marco Camilli

 

 

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