Migranti, Maroni "minaccia" i sindaci mentre Renzi invita il Nord a recuperare il buon senso

 

Il premier: "Chi oggi fa proclami protesta contro le leggi che ha firmato quando era ministro"

migranti-sbarco1AOSTA. Mentre la Valle d'Aosta, dopo un iniziale rifiuto, si prepara ad accogliere tra 50 e 141 nuovi migranti, le altre regioni del Nord Italia che hanno respinto i trasferimenti mantengono il punto e alzano il tiro. Oggi in particolare è stata una giornata contraddistinta da dichiarazioni e reazioni forti in particolare tra la Lega Nord e il governo Renzi.

«Basta polemiche, sono sbagliate. Invito tutti, anche i governatori del nord, a recuperare il buon senso. Al contrario di Maroni dico che dobbiamo dare incentivi a quei Comuni che ci danno una mano e rispondono alla questione dell'immigrazione». E' il messaggio che Matteo Renzi, al termine del G7, ha mandato al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha minacciato di tagliare i trasferimenti regionali ai sindaci della sua regione che decideranno di accogliere nuovi migranti. «Non serve occupare le prefetture e fare proclami – ha spiegato Renzi -, specie se chi lo fa è lo stesso che protesta contro le leggi che ha firmato quando era ministro. La polemica italiana è comprensibile solo per chi non ricordi cosa è accaduto in questi anni. La politica "non chiediamo aiuto all'Europa" è figlia della decisione di un governo precedente, e quella di dividere i migranti tra le regioni è stata presa da Maroni, che ora si è svegliato e dice il contrario».

Continuando a parlare di immigrazione, Renzi ha poi aggiunto: «La situazione non è da toni apocalittici. I numeri sugli sbarchi sono leggermente più alti dell'anno scorso ma il nostro sistema sta mostrando una straordinaria capacità». Secondo Renzi, «chi vuole insistere tutti i giorni sui temi dell'immigrazione lo fa per non parlare di altro». Detto questo, il premier ha precisato che «da qui al Consiglio europeo cercheremo di portare a casa dei risultati», anche perché «il piano da 24mila posti per noi è insufficiente».

Dopo l'annuncio che l'Italia ha superato la soglia dei 50 mila migranti sbarcati da inizio anno, Maroni aveva reagito annunciando anche una lettera ai prefetti lombardi per diffidarli dal dare il via libera al trasferimento di nuovi clandestini in Lombardia. Una mossa sulla quale l'esponente della Lega e presidente della giunta lombarda cercherà nei prossimi giorni convergenze con i governatori del Veneto e della Liguria, Luca Zaia e Giovanni Toti.

Da Maroni però si sono subito smarcati il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e il presidente dell'Anci, Piero Fassino. E anche il Viminale si è detto pronto a una reazione «durissima» contro Maroni. Querelle riaperta oggi da Maroni, che a margine dell'assemblea di Confcommercio si è detto «stupito dalle reazioni: ho posto un problema dicendo le stesse cose affermate qualche tempo fa da Debora Serracchiani, evidentemente ci sono due pesi e due misure».

Il governatore della Lombardia ha ribadito la propria linea: «Prima che nuovi immigrati vengano assegnati alla Lombardia vediamo come ripartire il peso sul territorio. La Lombardia ha già il 9 per cento di immigrati, è la terza regione dopo Sicilia e Lazio». Soprattutto, per il presidente della Regione Lombardia, occorre bloccare flussi e partenze: «La cosa più importante è fermare gli sbarchi. Io lo feci».

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano invece ha controreplicato esortando «chi è stato ministro dell'Interno a conservare il senso dell'azione istituzionale svolta». Alfano ha assicurato comunque che «l'Europa non lascia sola l'Italia».

 

Clara Rossi

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