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Il reddito minimo garantito è legge in Valle d'Aosta

 

Sussidi fino a 4.400 euro. Il testo approvato a maggioranza. La Torre (UV: "escludere gli extracomunitari"

Consiglio-regionale1AOSTA. Il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che istituisce il reddito minimo garantito per le persone in difficoltà economica per la perdita dell'impiego o per difficoltà sul lavoro nel caso di lavoratori autonomi. Al termine di un lungo dibattito, il testo è stato approvato con 21 voti a favore della maggioranza, 12 astensioni (Uvp e Alpe) e il M5s che non ha partecipato al voto.

Nei suoi 13 articoli la legge stanzia 1,4 milioni di euro per il sostegno al reddito prevedendo l'erogazione fino a 4.400 euro lordi suddivisi in importi mensili fino a 550 Euro per cinque mesi, eventualmente prorogabili di ulteriori tre. Per aver accesso al contributo è necessario avere almeno 30 anni compiuti, risiedere in Valle d'Aosta da almeno 26 mesi, possedere un Isee non superiore ai 6.000 Euro, dare la disponibilità al lavoro e aver lavorato per almeno 365 giorni negli ultimi 5 anni. Nei casi di cittadini extracomunitari è necessario avere il permesso di soggiorno in regola.

La relatrice Carmela Fontana (Pd-Svda) presentando il testo ha sottolineato che «nel 2014 l'incidenza della povertà riferita alle famiglie della nostra regione è aumentata in modo preoccupante e anche il dato della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile, è allarmante. In un simile contesto, quello che viene proposto con questa legge - che non sarà una misura perfetta e potrà essere migliorata così come non potrà accontentare tutti - mette intanto un primo punto fermo e dimostra come, volendo, anche la politica può dimostrare di vivere vicino alla gente, capirla e cercare di aiutarla. Le misure che proponiamo - ha aggiunto - non rappresentano un intervento economico generalizzato, ma una misura specifica che si cala nella nostra realtà regionale».

La legge approvata è un'evoluzione di quella presentata un anno fa dall'opposizione, di cui faceva parte allora anche il Pd-Svda. Con il passaggio degli ex alleati in maggioranza, il testo è stato modificato in Commissione e i tre gruppi di minoranza rimanenti hanno ritirato le firme.

Per Patrizia Morelli (Alpe), «invece di fare uno sforzo per varare delle politiche attive, ci si sia accontentati di una misura ulteriore meramente assistenzialistica. Siamo consci delle difficoltà delle famiglie valdostane e non metteremo i bastoni fra le ruote a questa legge, ma dobbiamo constatare che, ancora una volta, il ruolo del Consiglio è stato mortificato e svenduto nelle compravendite politiche».

Critico anche l'Uvp. «Questa legge - ha detto il consigliere Nello Fabbri - ha avuto un iter travagliato, pur essendo nata con grandi speranze di poter incidere sulla povertà. Ciò che ci ha convinto a ritirare la nostra firma è l'accelerazione che ha in parte snaturato la nostra volontà di utilizzare strumenti efficaci sull'inclusione attiva. Se avessimo avuto il tempo di discutere su nuovi modelli, avremmo forse potuto trovare soluzioni efficaci per l'inserimento effettivo di chi vive il dramma della disoccupazione».

Le perplessità non sono arrivate soltanto dall'opposizione. A storcere il naso è stato anche l'unionista Leonardo La Torre, presidente della II Commissione, sulla questione extracomunitari: «Questa legge corre il rischio di non raggiungere gli obiettivi. In Trentino gli aiuti sono andati per i due terzi agli extracomunitari che già sono aiutati in maniera corposa. Dovremmo avere il coraggio di dare un segnale: la Valle d'Aosta difenda la sua autonomia e i suoi cittadini».

«Mi sembra che questa proposta di legge sia una sorta di regalo alla tenacia della Consigliera Fontana. Con questa norma non risolviamo i problemi, diamo una mancia quando invece avremmo potuto attuare interventi ben più incisivi. Dispiace dover constatare che assumiamo l'ennesimo provvedimento senza effetti concreti» ha sostenuto per il M5s Roberto Cognetta.

Jean-Pierre Guichardaz, capogruppo del Pd-Svda, è intervenuto affermando che «questa legge non è frutto di un patto politico. Questa legge non è frutto di un patto politico, ma contiene misure a sostegno di persone che non percepiscono alcun tipo di aiuto economico».

Per il capogruppo di Sa, Pierluigi Marquis, la legge «riveste un carattere di originalità rispetto alle iniziative messe in atto da altre Regioni. Auspico che sia una misura strutturante, ma questo dipenderà da come saremo capaci di affiancare a questo sussidio una serie di percorsi che possano migliorare l'occupabilità dei disoccupati».

Nel lungo dibattito è intervenuto anche il presidente della Regione Augusto Rollandin sottolineando che «questa legge non è la soluzione al problema, ma si può immaginare che sia una misura che faccia da ponte se ci saranno le condizioni per favorire lo sviluppo. Dopo un anno di discussioni, abbiamo un progetto di legge che dà una risposta ragionata ad una esigenza che non è solo sociale e non è solo occupazionale. Se ci accorgeremo che ci sono delle possibilità operative migliori, introdurremo delle modifiche».

 

Elena Giovinazzo

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