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Def, il governo taglia la crescita all’1,2%. Aumenta il deficit

Via libera al documento economico finanziario - Smentita ipotesi manovra correttiva

padoan-piercarlo1La crescita nel 2016 ci sarà, ma non al ritmo che era stato stimato qualche mese fa. Cala anche il debito ma meno del previsto. E' quanto prevede il Def, il documento economico finanziario del governo, varato ieri dal Consiglio dei ministri, nel quale sono tracciate le linee della politica economica del governo che sfoceranno in autunno nella Legge di stabilità. Governo che conferma le previsioni circolate negli ultimi giorni: l'Italia crescerà nel 2016 dell'1,2 per cento. Si tratta di un aumento del Pil maggiore di quello registrato nel 2015, ma più basso delle precedenti stime governative.

PADOAN - Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, a questo proposito, ricorda che il quadro internazionale è peggiorato rispetto a sei mesi fa e rivendica a tal ragione l'effetto positivo delle misure varate dal governo: «L'economia italiana cresce, anzi accelera rispetto al 2015 che è un anno di crescita positiva dopo tre anni di recessione – sottolinea il titolare del ministero di via XX Settembre -. La crescita è in buona parte trainata dall'effetto delle misure del governo in termini di riforme e investimenti. Questa crescita si accompagna con un continuo miglioramento delle finanze pubbliche, sia in termini di saldo deficit/Pil, sia in termini di debito che scende a cominciare dal 2016». «Viene confermato il principio ispiratore del governo sulla politica di sostegno alla crescita e all'occupazione» e al «rafforzamento della finanza pubblica», ribadisce Padoan precisando che «la politica economica del governo produce risultati tangibili» e «non è vero che lo sforzo riformatore del governo si sta indebolendo come talvolta si sente dire». Più basse anche le previsioni di crescita per i due anni successivi: 1,4 per cento nel 2017 e 1,5 nel 2018.

RENZI - Numeri che il premier Matteo Renzi definisce prudenti, quasi a voler esorcizzare il fatto che negli ultimi anni questo tipo di stime si sono spesso rivelate sbagliate per troppo ottimismo. Ma finanze comunque in ordine e che fanno dire a Renzi che non ci sarà «nessuna manovra correttiva», una parola, ha ammesso, «che appartiene al passato». Migliorano, ma anche in questo caso in modo meno marcato del previsto, altri indicatori di bilancio come il debito, sempre rapportato al Pil, al 132,4 per cento quest'anno, e il rapporto tra deficit e Pil confermato al 2,6 per cento per l'anno scorso, quest'anno scende al 2,3 e scenderà all'1,8 nel 2017.

FLESSIBILITA' - Numeri lontani dal 1,1 per cento stimato in precedenza, il che vuol dire che il governo chiederà a Bruxelles ulteriore flessibilità oltre a quella già richiesta per quest'anno e su cui la Ue si esprimerà a maggio. La stima deficit-pil del nel 2017, infatti, non desta preoccupazioni nei confronti dell'Europa perché spiega Padoan «incorpora pienamente la flessibilità, in linea con le norme» Ue e con le «circostanze eccezionali che riguardano il deterioramento del mercato internazionale» legato a una crescita globale più bassa delle attese e una inflazione più bassa». Tutti aspetti, ha concluso, «che ci fanno ritenere tranquillamente che l'1,8% sia compatibile con il quadro europeo». Sulle clausole di flessibilità, ha poi chiarito il ministro, le azioni intraprese dal governo e le riforme «permettono di utilizzare le clausole di flessibilità previste e che l'Italia utilizza come gli altri Paesi che hanno le finanze in ordine».

 

Clara Rossi

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