Ddl Editoria, Camera: via libera definitivo con 275 sì

 

Tetto di 240mila euro a stipendi Rai, fondo per il pluralismo e l'innovazione e delega al governo per ridefinire la disciplina dei contributi pubblici

Via libera della Camera al ddl Editoria. Il provvedimento è stato approvato con 275 sì, 80 no e 32 astenuti, e diventa legge. Tra i punti principali del testo, il tetto agli stipendi Rai, che è stato fissato a 240mila euro all’anno, e l'istituzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione. Inoltre, viene attribuita al governo la delega per ridefinire la disciplina dei contributi pubblici, le norme sui prepensionamenti dei giornalisti e sulla composizione del Consiglio dell'Ordine. Il Fondo per il pluralismo e l'innovazione e' destinato alle radio e tv locali e alle imprese editoriali costituite da cooperative e istituti no profit e sara' alimentato anche dalle eventuali maggiori entrate dal canone Rai in bolletta. Per quanto riguarda il tetto agli stipendi Rai, il limite massimo di 240mila euro all'anno si applica agli amministratori, ai dipendenti e ai consulenti "del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale". Diventano 60, invece, i componenti del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e viene garantita la rappresentanza alle minoranze linguistiche.

Il provvedimento delega anche il governo ad adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge criteri piu' stringenti per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e a rivedere l'attuale procedura sugli stati di crisi.  All'esecutivo viene anche assegnata la delega per la ridefinizione della disciplina sui contributi pubblici. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, dovra' ridefinire la platea dei beneficiari. Tra questi, oltre alle tv locali, ci sono le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, i quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche, le imprese e gli enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti, le associazioni di consumatori, le imprese editrici di quotidiani e i periodici diffusi all'estero. Saranno esclusi invece i giornali di partito e le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da societa' quotate. Ulteriore requisito richiesto sara' l'edizione della testata in formato digitale, anche in parallelo con la carta. L'ammontare del contributo pubblico dipendera' dal numero di copie annue vendute e dagli utenti unici raggiunti, oltre che dal numero di giornalisti assunti. Sono previsti infine dei criteri 'premiali' per le imprese che assumono a tempo indeterminato gli under 35.

 

Clara Rossi

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