«Mio figlio con disabilità escluso dalla mensa scolastica»

Riceviamo e pubblichiamo

 

Mio figlio si chiama G. ha 10 anni ed è ADHD e dop da quando aveva 5 anni ed a livello scolastico ha sia figura di educatrice sia figura di sostegno.

Frequenta la scuola ad Emarese e vive per settimane alterne tra Saint Vincent (casa mia) e Issogne (casa del papà). Due anni fa in terza elementare abbiamo scelto di cambiare scuola perché ci sembrava più corretta la pluriclasse del comune di Emarese perché G. potesse confrontarsi con bambini di tutte le età e perché come sappiamo il comune è immerso nel verde e ha un parco giochi ben strutturato di fronte alla scuola dove ci hanno assicurato che avrebbe potuto svolgere attività didattiche.

È iniziato tutto nel mese di novembre 2025 quando le maestre ci comunicano che G. ha reazioni davvero aggressive ed esagerate verso insegnanti e compagni nel pomeriggio , contattiamo subito l'npi che lo segue e ci comunica che sarebbe opportuno alzare la dose di Risperidone, farmaco che prende da un anno e mezzo quasi, mettiamo il giorno stesso in atto la nuova terapia essendone già in possesso.

Nel mese di dicembre, più precisamente il 23 dicembre, mi convocano in comune alla presenza del sindaco e un assessore (che non è l'assessore alle politiche sociali, ci tengo a precisarlo, ed è la mamma di un bambino che mio figlio non aveva trattato bene durante una delle sue crisi) per comunicarmi che la situazione mensa era grave e l'insegnante che segue G. in mensa (anche lì ha una figura esclusivamente per lui) non era in grado di gestirlo da sola. Mi comunicano che bisogna trovare una soluzione entro il 7 gennaio, (giorno di rientro dalle vacanze scolastiche) liquidandomi in venti minuti scarsi.

Contatto immediatamente assistente sociale con cui ho OTTIMI rapporti, che il giorno stesso contatta il comune senza risposta, poi l'assistente è andata in ferie per il periodo natalizio il 24 dicembre ed è tornata il 9 gennaio.

Il 31 dicembre (per chiudere bene l'anno ironicamente direi) mi arriva comunicazione dal comune che G. dal giorno 7 gennaio non avrebbe più potuto frequentare la mensa.

Preoccupatissimi noi come genitori iniziamo a pensare a tutte le soluzioni possibili senza trovarne neanche una e quindi dal 7 gennaio ad oggi purtroppo mio figlio sta frequentando mezza giornata a scuola andando noi adulti di riferimento a prenderlo alle ore 12.00 ad Emarese.

Purtroppo sia per la salute psicologica del bambino (fare 6 volte avanti e indietro ogni singola giornata con 500 mt di dislivello) sia per una questione pratica è davvero infattibile andare a prendere G. alle ore 12.00, arrivare a Saint Vincent per pranzare alle 12.20 ed essere di nuovo ad Emarese alle 13.20.

Il 19 gennaio viene finalmente fissata la riunione GLO (riunione per alunni con disabilità dove sono presenti insegnanti, equipe sanitaria, psicologa privata di mio figlio, preside, genitori e l'assessore del comune) dove mi chiedono di dare un farmaco, il medikinet, a mio figlio per farlo stare meglio nel contesto scolastico. Assecondiamo immediatamente ritenendo anche noi come famiglia utile il farmaco per il reintegro sia in mensa sia alle lezioni pomeridiane. La pediatra di mio figlio prima di prescrivere il farmaco però voleva fargli fare una serie di esami per capire se il fisico riuscisse a sopportare bene la terapia. Esami su esami riusciamo finalmente ad avere l'approvazione della pediatra e dal giorno 09 marzo, ieri, avrebbe dovuto iniziare la nuova terapia.

La scorsa settimana comunico alla scuola che dal giorno 9 marzo G. avrebbe iniziato la terapia e sarebbe tornato a scuola a tempo pieno. Mi chiedono giustamente di comunicarlo anche al comune e all'assessore, cosa che faccio immediatamente.

Dal comune mi viene risposto che avrebbero voluto osservare per un periodo di una settimana il comportamento del bambino anche nelle lezioni del pomeriggio prima di reintegrarlo in mensa (nonostante l'npi abbia comunicato più volte gli effetti positivi del farmaco, soprattutto che è un farmaco che fa subito effetto e svanisce entro l'arco della giornata, che serve proprio a livello scolastico per aiutare questi bambini) e che avrebbe potuto però frequentare le lezioni del pomeriggio.

Io onestamente basita da questa e-mail perché non erano questi gli accordi contatto la mia assistente sociale anche arrabbiata perché saremmo di nuovo stati punto e a capo, per la salute psicologica del bambino non gli avrei mai fatto fare 6 volte avanti e indietro per fargli frequentare il pomeriggio, al che pur di pensare al benessere di mio figlio trovo una soluzione che prima condivido con la mia assistente sociale e poi condivido con la scuola e il comune.

Propongo che io stessa rimanessi nella pausa pranzo insieme al bambino, ai compagni e alle altre assistenti così in caso di difficoltà sarei intervenuta, e sarei poi rientrata a casa al suono della campanella pomeridiana delle ore 13.30.

Dal comune mi viene immediatamente negato questo permesso per delle leggi sulla sicurezza e mi propongono di mangiare insieme a mio figlio separatamente dagli altri compagni (preciso che ad Emarese c'è un solo ristorante che è un open space di 70 mq e mio figlio avrebbe dovuto rimanere in disparte con me e vedere invece i suoi compagni tutti insieme) e per di più non avrebbe neanche potuto avere contatti con i compagni per tutta la pausa pranzo (di solito i bambini dopo mangiato vanno a giocare in quell'unico parco giochi presente) quindi sostanzialmente avrebbe dovuto rimanere in macchina di fronte alla scuola a vedere i compagni giocare e ad aspettare di entrare perché non ci sono altri spazi ludici dover poter rimanere.

Hanno poi precisato che non è sicuro che il bambino rientrerà definitivamente in mensa neanche dopo il periodo di osservazione.

Da quel momento la mia assistente sociale sta provando a contattare il comune perché non è d'accordo su questa scelta loro e riteneva che la mia proposta della pausa pranzo riuscisse ad agevolare tutti, il mio avvocato si sta informando, il padre di mio figlio ha contattato un assessore e avvocato del comune di Issogne, io sono in contatto con l'assessore alle politiche sociali di Saint Vincent.

Sinceramente crediamo fermamente che questa da parte del comune sia una presa di posizione che non voglia assolutamente includere G., ma bensì escluderlo ancora di più.

Mio figlio sapeva che dal giorno 9 marzo avrebbe iniziato a prendere il farmaco e sarebbe tornato in mensa, era contentissimo, e ieri mattina la prima cosa che mi ha detto è stata "Allora oggi vado in mensa finalmente quando prendo il farmaco nuovo?" E spiegare ad un bambino di 10 anni che non può tornare in mensa perché ci sono dei problemi burocratici vi assicuro che non è stato affatto semplice e da ieri è molto triste. Una situazione del genere non dovrebbe accadere a nessun bambino perché ci sono dei diritti che devono essere rispettati nella nostra Nazione.

Concludo dicendo che fortunatamente ( spero ancora per tantissimi anni ) viviamo in una città in cui c'è la possibilità di giocare liberamente e mio figlio quotidianamente si reca all'oratorio insieme ai suoi compagni, va al cinema, va a mangiare e dormire a casa degli amichetti senza bisogno dell'adulto di riferimento e tutti questi momenti di difficoltà che manifesta a scuola fuori dal contesto NON si sono MAI verificati. Ho centinaia di persone che conoscono mio figlio e possono testimoniare che è un bambino sveglio, che non ti manda a dire le cose (un po' come la mamma) ed è educatissimo. Non sono cose che dico io, ma che dicono le persone del nostro paese. Frequenta in autunno e primavera il corso di calcio e primavera estate il corso di bici, quindi si relaziona con tanti bambini e non si sono MAI verificati problemi.

Concludiamo chiedendo cortesemente che questa situazione non venga lasciata nel dimenticatoio, ma che venga esposta a tutta la nostra popolazione della Valle d'Aosta ed anche nazionale perché tutti i bambini speciali meritano di vivere la scuola nella maniera più serena possibile.

 

 

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