Una società che non difende i minori non ha futuro

Queste parole sono state rilasciate in una intervista ad un giornale abruzzese da un magistrato locale, profondamente convinto dell’urgenza della tutela dei minori da parte dello Stato e, quindi, della Giustizia. Dopo alcuni decenni, è ancora valida questa preoccupazione di un giudice attento alle problematiche sociali e consapevole della necessità di un cambio di rotta nella tutela di tutti i minori, ma, in particolare, diciamo noi, dei tanti minori che assistono, spesso indifesi, alle trasformazioni familiari, scarsamente comprensibili, e da loro non accettate, per la scomparsa in concreto di un genitore nelle separazioni, e per il susseguirsi di figure supplenti, che considerano i minori non una risorsa, ma un impiccio ed ostacolo ai diritti dell’adulto.

“Una società che non sa difendere i suoi cuccioli non ha futuro”, sosteneva il magistrato, e, forse, già stiamo sperimentando la deriva sociale e politica, che non sembrano preoccuparsi di minori destinati ad una emarginazione sociale, che, con valori effimeri, vuole costruirsi un futuro che sarà incerto e violento, quasi autodistruttivo.

Dopo oltre quarant’anni dall’entrata in vigore della legge sul divorzio, ancora si procede, nell’affido dei figli e dei minori, in modo confuso, di stampo matriarcale, con strategie che, contrariamente a quanto vorrebbero far credere, non tutelano affatto il superiore interesse dei minori, ma solo gli interessi degli adulti, che non sono affatto incentrati sulla tutela della bigenitorialità e della cogenitorialità. La responsabilità è chiara e riconducibile, senza dubbio, alla magistratura, ai servizi sociali e agli assurdi ed inquieti silenzi della politica, che, di fatto, ignora l’emergenza minori, sia con genitori conviventi sia quelli che si trovano confusi dalla fine della convivenza dei genitori.

La cultura dei minori e della moderna famiglia, con le sue varie articolazioni, deve ritornare al centro di un interesse socio-politico operativo che ci coinvolga tutti e che divenga la preoccupazione sia delle istituzioni che della politica, che, purtroppo, sembra essere scarsamente attenta alle vere esigenze dei minori e della società in genere. La tutela dei minori diviene una urgenza a cui occorre dare risposte credibili e condividibili da parte di chi ha il dovere di abbattere le discriminazioni e il pressapochismo che anima troppe istituzioni fondamentali per l’evoluzione di una società che oggi appare disorientata e abbandonata a se stessa.

La società che non tutela, in concreto e non solo a parole, i minori, cioè coloro che, un domani, saranno chiamati a gestirla, non ha futuro. Di questa urgenza, però, occorre averne coscienza e avere pure la volontà di tutelarla seriamente e senza compromessi suicida.

Nelson Mandela era solito affermare che l’attenzione che la società riserva ai suoi bambini è il riflesso più evidente della sua anima e dei suoi valori, perché una società che ignora la sofferenza infantile, la povertà educativa o la violenza, perde la propria umanità. La difesa dei cuccioli presuppone a creazione di un ambiente sano, sicuro e stimolante, che permetta loro di crescere sani, istruiti e liberi. Una mancata loro protezione avrà costi sociali ed economici nel lungo periodo, poiché i bambini sono il presente e non solo il futuro della nostra società. Proteggerli significa salvaguardare la società da cicli di traumi e disuguaglianze.

La negazione dell’emergenza minori, pertanto, è il segnale più evidente di un sistema che sta sacrificando la propria esistenza futura. La protezione dei minori è un dovere inalienabile, poichè non esiste, altrimenti, continuità generazionale e progresso.

Una società che non protegge i più piccoli, non è una società sana, è una società che ha perso l’orientamento e che ha confuso la crescita con il profitto, la sicurezza con il controllo, che non tiene conto che l’autentico benessere si misura nel benessere di chi non ha voce e che non c’è futuro dove i bambini non ridono.

La latitanza del potere politico su queste delicate ma fondamentali tutele dei minori e dinnanzi alle arroganti discriminazioni dei servizi sociali e delle prevenute (quasi sempre favorevoli alla madre) sentenze dei giudici nell’affido dei minori, impongono al genitore quasi sempre estromesso dall’educazione dei figli, essendo riconosciuto allo stesso il solo dovere di mantenere i figli, come se l’art. 30 della Costituzione non dica che ambedue i genitori – quindi anche il genitore collocatario – di provvedere al mantenimento della prole. Il genitore emarginato deve pretendere, con la massima urgenza e sollecitudine, un intervento pubblico per garantire, nell’affido dei minori, le pari opportunità genitoriali e la pari dignità dei genitori, arrivando a “licenziare” anche il difensore quando non tutela il genitore non collocatario (94% sempre il padre), da lui assistito.
Sul futuro dei nostri minori e sulla vera tutela dei loro diritti, occorre mobilitarsi e pretendere sostegno dai politici, che, spesso in modo inaccettabile, ignorano o fanno finta di ignorare la giustizia ingiusta nell’affido dei minori.

 

Ubaldo Valentini,
pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.genitoriseparati.it 

 

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