La casa per il genitore separato: un dovere istituzionale, per tutti!

La discussione politica sul progetto di legge regionale una casa per il papà separato, presentato all’assemblea regionale dal capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, sta entrando nel vivo nelle audizioni della Va Commissione permanente, evidenziando, inevitabilmente, le insormontabili indifferenze di quei gruppi regionali che dei bisogni dei cittadini se ne fregano altamente o, cosa ancora più grave, potrebbero non essere nemmeno in grado di rilevarli. Queste ipotesi renderebbero inutile la loro stessa presenza in una struttura, a cui spetterebbe l’amministrazione della vita dei cittadini della Valle d’Aosta, cioè di una struttura, autonoma, altamente costosa per tutti gli italiani, che spende e spande le risorse economiche regionali e nazionali per finalità che non sempre potrebbero rivelarsi “nobili”, a seguito di una imparziale e seria indagine.

Il diritto ad una casa per tutti i cittadini è fuori dubbio un diritto a cui, con sollecitudine, il potere politico locale deve garantire, con procedimenti legislativi pronti ed efficaci, che vadano oltre le strategie (dicasi convenienze) dei consiglieri regionali (tanti in VdA: uno ogni 3.400 abitanti, mentre, in Lombardia, sono uno ogni 131.250 abitanti, 35 in VdA e 80 in Lombardia!) pagati con i soldi di tutti, compresi coloro che, in questa piccolissima regione, non sono mai passati, nemmeno per una breve vacanza!

Il progetto di una Casa dei papà è un’idea valida, che, però, va meglio rapportata alla realtà valdostana, dove i padri allontanati dal nucleo familiare per l’intervenuta fine della convivenza dei genitori sono la maggior parte dei separati costretti a mantenere, di conseguenza, due nuclei familiari, che, di fatto, gravitano quasi sempre sulle spalle del genitore non collocatario (94%), poiché il collocatario, quando va bene, dichiara solo un ridotto e talvolta sottopagato part-time.

La casa, poi, non può essere, per il papà, una momentanea risposta ad un problema che riguarda centinaia e centinaia (stando alle nostre conoscenze) di padri, non più conviventi, ma condannati a pagare assegni di mantenimento per i figli – e, talvolta, anche per la ex partner – e spese straordinarie, che, per l’assurda volontà dei giudici e dei legali del foro di Aosta, viene regolata da un protocollo indicativo, ma non impositivo, come, invece, fanno i giudici valdostani. Il padre deve rimborsarne il 50%, anche quando non può permetterselo, perché sostenute dalla madre, senza il dovere di consultarlo preventivamente, e, assai frequente, deve pagare il mutuo sulla casa, assegnata alla madre dei suoi figli, e dove la stessa vi abita con il nuovo compagno. Lo stesso, inoltre, spesso, non ha più nemmeno i soldi per vivere, per ospitare i propri figli quando sono con lui in una degna abitazione e per pagarsi la locazione (sempre di un appartamento ammobiliato, perché i mobili sono andati alla ex convivente e/o moglie), i cui costi sono altissimi e insopportabili.

E’ inevitabile che la Casa del papà sarà una opportunità momentanea e per pochi “fortunati”, che dovrà essere affiancata, in contemporanea, da una profonda trasformazione dei regolamenti per l’accesso alla graduatoria dell’edilizia popolare, oggi a solo appannaggio della ex convivente, presso cui, in modo acritico e consuetudinario, vengono sempre collocati i minori, senza la pur minima preoccupazione di verificare le sue dichiarazioni economiche e le occupazioni, visto che, anche quando non denunciate e nascoste in modo sommario, devono essere riportati anche gli assegni di mantenimento, l’assegno unico universale e tutti i contributi, pubblici e privati, l’eventuale patrocinio a spese dello Stato e l’ammontare delle agevolazioni fiscali, beneficiate proprio perché collocatarie o affidatarie di minori.

In regime di affido congiunto, le somme percepite o di cui si beneficia devono essere ripartite al 50% e, comunque, costituiscono reddito che il giudice non può non considerare e la beneficiaria non può nascondere al padre. Soldi, questi, che non compaiono mai nelle dichiarazioni del genitore evasivo e piglia tutto. Se i redditi dichiarati dalla collocataria, dopo la dovuta indagine, sono veritieri, non si comprende come la stessa possa avere la collocazione dei figli presso di lei, che non ha propri redditi e, ancora più grave, nulla fa per avere un lavoro a tempo pieno e a tempo indeterminato, che, viste le richieste locali, sarebbe immediatamente possibile.

Il genitore non collocatario, mazzolato economicamente e moralmente, è ridotto in miseria dalle istituzioni pubbliche, che nulla fanno per essere trasparenti ed egualitari nel concedere sussidi e agevolazioni fiscali ai genitori non più conviventi, attraverso l’istituzione di un unico Registro regionale dei contributi e delle agevolazioni fiscali, percepite o beneficiate da ciascun genitore collocatario, evitando di istituzionalizzare l’ingiustizia, anche economica, tra i genitori non più conviventi.

La casa, comunque, rimane una inaccettabile discriminante che umilia in padre, rimasto, per fare il padre, come gli impongono i tribunali, senza un becco di quattrino, spesso senza lavoro e costretto ad elemosinare un posto letto – molto spesso anche un pasto – tra i vecchi genitori, i parenti ed amici o tra le istituzioni caritevoli che operano nel territorio. La locazione delle abitazioni, anche piccole, costa e tanto, oltre ad essere difficile trovarle, perché il mercato valdostano specula sul turismo e non le rende possibili ai separati.

Da qui la necessità di una diversa politica della casa da parte degli enti locali, tesa a ridare dignità ai padri umiliati dagli iniqui provvedimenti del tribunale e dalla arroganza di istituzioni/associazioni che considerano il padre, cioè l’uomo, come un emarginato e incapace ad educare i propri figli, cioè a crescere i figli.

Resta indispensabile ripensare l’accesso alla graduatoria dell’edilizia popolare, tenendo presente che il padre viene quasi sempre estromesso, perché non viene detratto, dal suo reddito, quanto passa alla madre dei suoi figli e perché la stessa cifra non viene accreditata alla madre beneficiaria. Regolamentazione nuova anche per la concessione dei contributi pubblici e delle esenzioni, che costituiscono, di fatto, un introito per chi gioca sulla collocazione prevalente dei figli e su un ancestrale privilegio matriarcale.

La Casa del papà, senza l’attuazione delle altre indispensabili iniziative abitative diffuse sul territorio, per non creare i possibili ghetti, comunque, sarebbe solo una cura palliativa per celare la profonda e mancata responsabilità politica sulla tutela dei minori e del loro genitore non più convivente con loro.

In attesa dell’attuazione di un progetto a vasto respiro sul diritto alla casa da parte del genitore non collocatario, vista l’alta percentuale dei cittadini coinvolti, l’assemblea regionale potrebbe, almeno, predisporre una diversa regolamentazione dei contributi per le locazioni, riportandole, tutte, in un apposito registro regionale, a cui possono accedere i diretti interessati e i servizi sociali, spesso artefici delle ingiustizie verso il genitore non collocatario.

Un passo, questo, che potrebbe essere attuato da subito (risparmiando sui costi dei troppi consiglieri regionali, assurdi per una regione che ha le dimensioni di una parrocchia media di una città italiana), sempre che ne esista la volontà e che i consiglieri, tutti, si ricordino dei cittadini non solo in vista delle elezioni.

Il cittadino non può essere solo monetizzato in funzione della politica e nemmeno può essere dimenticato da quelle forze politiche che erano nate per tutelare i cittadini più fragili e più deboli e che ora, invece, puntano prevalentemente ai propri interessi economici, contrastando anche chi, invece, vorrebbe la centralità del cittadino, sempre ed ovunque.

Ai genitori coinvolti chiediamo di farci conoscere il loro parere.

 

Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.genitoriseparati.it  

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