Votare per abbattere la Giustizia Ingiusta

I genitori separati sperimentano sulla propria pelle, ogni giorno e da sempre, la Giustizia Ingiusta, praticata in troppi tribunali italiani, a volte anche impunemente, da molti giudici. Purtroppo e di conseguenza, i loro figli subiscono le conseguenze di una giustizia prevenuta nei confronti di uno dei loro genitori, che, sistematicamente, viene discriminato, arrivando a situazioni intollerabili che sconfessano l’ostentata scritta, posta al centro di ogni aula del tribunale, che, ironicamente, recita: “la legge è uguale per tutti”. Le principali vittime di questa giustizia superficiale, talvolta ideologicamente deviata, sono i minori, che, con la fine della convivenza dei genitori, vengono affidati-collocati presso un genitore, nel 94% dei casi, sottraendoli, di fatto, al genitore non collocatario, spesso ridotto in miseria. Il funzionamento della giustizia familiare e minorile è noto a tutti e se ne parla molto poco.

Le cause vanno ricercate nella scarsa conoscenza della psicologia minorile e relazionale da parte dei giudici, tematiche, queste, estremamente delicate poiché condizionano soprattutto la società del domani e le cui sentenze rasentano il pressapochismo socio-culturale di una società ancora succube di stereotipi culturali, che privilegiano la sopraffazione di un genitore al confronto. I servizi sociali, a cui, talvolta, i giudici delegano, addirittura, la gestione dei minori, che, invece, è di stratta pertinenza del giudice, ma non di assistenti sociali superficiali e boriosi, che sono la emanazione di specifiche forze politiche e delle lobby che affiancano e condizionano, anche pesantemente, il loro operato, non tutelano affatto i minori e tantomeno ambedue i genitori ma si rivelano veri e propri nemici sia dei minori stessi che del padre, sempre da loro perseguitato. Nessuna regolamentazione del loro operato viene prevista dal magistrato, che conferisce loro l’incarico di riferire sia sui minori che sui loro genitori, per poi emettere provvedimenti di affido e regolamentazione del diritto di visita con il genitore non collocatario.

Nessuno valuta l’operato dell’assistente sociale, nemmeno i responsabili dell’ente da cui dipendono, come, invece, prevede la legge 241/90, e nessuno si pone la domanda e, quindi, di verificare se le loro relazioni siano valide per emettere provvedimenti di affido dei minori e, in particolare, nessun giudice si prende la briga di trasmettere all’ordine degli assistenti sociali gli atti di quegli operatori che sono evidentemente schierati solo con un genitore e, guarda caso, sempre con la sola madre. Di fatto, purtroppo, alcuni giudici e assistenti sociali si spalleggiano e si proteggono reciprocamente con la classica prassi dello scarica barile.

Se un genitore osa appellarsi contro le sentenze di primo grado, rischia di vedersi rigettato l’appello, anche quando è motivato, e viene anche condannato al pagamento delle spese; la stessa cosa accade se fa ricorso per la loro modifica una volta constata la inapplicabilità per l’opposizione dell’altro genitore, il ricorso difficilmente viene accolto soprattutto quando ad analizzarlo è lo stesso giudice che aveva emesso i contestati provvedimenti. La fonte del disagio dei minori e la conflittualità genitoriale hanno origine da provvedimenti iniqui, che, di fatto, non rispettano nemmeno i citati diritti che scaturiscono dalla bigenitorialità e dalla cogenitorialità. Le baby gang annoverano, tra i loro adepti, tantissimi figli di separati, che vivono, di fatto, sulla strada, nell’indifferenza di tutti.

Per cambiare questa situazione – a nostro parere, drammatica – occorre riformare la giustizia e pretendere che il diritto di famiglia venga rispettato da tutti, siano essi genitori, giudici e assistenti sociali e occorre, soprattutto, che la legge per essere uguale per tutti, sia applicata senza sconti e senza privilegi vari. La legge, come ci ricordano i molti giudici corretti e coerenti, non si interpreta per gli amici (molti) e si applica per tutti gli altri (pochi). Dinnanzi alla legge siamo tutti uguali e, se ciò non avviene, dobbiamo pretenderlo, iniziando a combattere i potentati, interni ed esterni ai tribunali, che fanno essere Ingiusta la Giustizia.

Siamo chiamati al voto, nel referendum del 22 e 23 marzo, sui sei quesiti di riforma approvata dal Parlamento e andare al voto diventa un imperativo (non diciamo se per il “si” o per il “no”), se vogliamo provare ad iniziare a cambiare una giustizia che non funziona, che è in mano alle lobby più diverse e che, nelle separazioni, è quasi sempre schierata verso un genitore, intoccabile anche quando è nella parte del torto e quando dovrebbe essere perseguito. Per cambiare il funzionamento dei tribunali, occorre togliere la protezione a chi la legge non l’applica e cerca di mistificare la realtà dei fatti per una pericolosa guerra di genere, che vorrebbe portare la società a ritenere l’uomo, il padre, sempre più marginale nell’educazione e nella crescita dei figli. Si dovrà, necessariamente, rifondare i tribunali per garantire, comunque e sempre, la terzietà del giudice, che, forse, verrà scelto e giudicato nel suo operato da organismi sgancianti dalle correnti (politiche) e dalle lobby misteriose, ma non tanto.

Votare per una giustizia giusta vuol dire incominciare a combattere radicati potentati che, come avviene nelle separazioni, tutelano solo se stessi, ma non i minori e ambedue i genitori.

Se le cose rimarranno come sono oggi, sprofonderemo ulteriormente nella voragine dell’ingiustizia che tutto distrugge. Chi vuol tutelare i minori, i figli in genere, non può restare indifferente al cambiamento, soprattutto quando ha sperimentato sulla propria carne viva la giustizia ingiusta.
Ribadiamo che non suggeriamo se votare per il “si” o per il “no”, poiché chi si è separato ha sperimentato il funzionamento di una giustizia arcaica e discriminante del padre, chiediamo agli aventi diritto al voto di esaminare (cioè, di studiare) con molt(issim)a attenzione la questione, ovviamente prima di esprimere la propria preferenza nel segreto dell’urna.

 

Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps)
tl. 347.6504095, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.genitoriseparati.it

 

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