Antonio Sonatore: testimone della paternità negata

Il 7 aprile è la ricorrenza della riscossa dei padri sempre più estromessi dalla vita dei propri figli che chiedono una giustizia giusta

Il 7 aprile ricorre il 30° anniversario del gesto di un padre valdostano, il primo in Italia, che, sopraffatto dall’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica, il giorno di Pasqua, dinnanzi all’ennesimo diniego a poter vedere la figlia per un attimo nella importante ricorrenza festiva, si è dato fuoco dinnanzi al Tribunale di Aosta, cioè dinnanzi al tempio della giustizia ingiusta, che, assieme al Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, gli aveva tolto la allora patria potestà (oggi responsabilità genitoriale). Antonio Sonatore, psicologo e insegnante, non ha retto più ai continui dinieghi delle pubbliche istituzioni preposte alla tutela dei minori, con i quali gli si negava il diritto fondamentale alla paternità, nonostante le sue pubbliche proteste, con cartelli, per le vie della città, nei quali spiegava il suo dramma di padre rifiutato e riferiva alcuni dei tanti episodi della giustizia ingiusta subiti.

Non era un pazzo, un esaltato o un provocatore, ma un amato e apprezzato professionista (psicoterapeuta e docente, non lo dimentichiamo) di Aosta, che ben conosceva i diritti di un padre la cui figlia era stata collocata, con la separazione, presso la madre. Certi episodi furono usati - meglio sarebbe dire sfruttati – per dipingerlo come un violento e un testardo, che non rispettava la legge, mentre, in realtà, leggendo, oggi, l’immane materiale di archivio, emerge anche una diversa interpretazione del suo comportamento e del suo gesto finale, che ancora oggi è vivo nella memoria di tanti abitanti di Aosta e di chi lo conosceva bene ed era stato suo alunno/a.

Al funerale parteciparono in tanti, compresi i rappresentanti di associazioni nazionali di padri separati, in prima fila c’erano i tantissimi alunni, con un fiore giallo in mano, e con i volti sofferenti, oltre alla gente comune, che, con la silenziosa presenza, voleva testimoniargli il suo rispetto e la condivisione del suo dramma.

Tante persone che lo avevano conosciuto direttamente, compresi i genitori dei suoi alunni, erano li per testimoniare la bontà di una persona travolta da avvenimenti mal gestiti dai tribunali e dalle forze pubbliche, a cui non era stato dato il dovuto rispetto alle denunce fatte, tante e tutte coerentemente documentate, che cercavano di ottenere giustizia, quella corretta, ma non quella ingiusta, con il rispetto degli inalienabili diritti di un genitore che, al di là di possibili errori, lottava per avere vicino a sé la adorata figlia.

Del suo gesto ne parlò la stampa italiana e, dopo 10 anni, il 7 aprile divenne la giornata, dapprima nazionale e, poi, internazionale, in memoria dei genitori che si sono tolti la vita, non riuscendo a fare i genitori, come loro naturale diritto. Nel mondo, il 7 aprile, giorno in cui Antonio Sonatore si è dato fuoco, è la ricorrenza della riscossa dei padri sempre più estromessi dalla vita dei propri figli, che, a gran voce, chiedono una giustizia giusta, ma non un surrogato di ancestrali pregiudizi che consideravano e considerano, purtroppo ancora oggi, la madre come l’angelo del focolare, a cui deve essere affidata l’educazione dei figli.

Di queste tematiche ci occuperemo nei prossimi mesi, con iniziative che partiranno da Aosta a fine primavera, essendo, quest’anno, la ricorrenza del sette aprile a ridosso delle feste pasquali e, per questo, ci è stato richiesto da più parti di spostare le iniziative a maggio-giugno.
Qualcuno ci accusa di speculare sulla vicenda Antonio Sonatore, da cui sarebbe nata l’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, mentre noi abbiamo conosciuto questa vicenda nel 2008, quando siamo stati contattati da alcuni separati della Valle d’Aosta per costituire una sede regionale della nostra associazione, nazionale, ed abbiamo incontrato alcuni testimoni della vicenda di Antonio Sonatore.

Dall’analisi del materiale che, in questi anni, abbiamo reperito, emerge la forte personalità di questo padre che ha lottato per fare il padre e per poter stare vicino alla figlia, che – stando a quanto lo stesso scriveva nei propri atti – sempre più, al contrario, si allontanava da lui per ingerenze altrui non sempre corrette. Viene fuori – esaminando gli atti di parte del dott. Sonatore – una diversa verità dei fatti e diventa sempre difficile accettare i comportamenti della magistratura aostana e torinese, che, come sottolineato dal Tribunale di Milano, non ha tenuto nella dovuta considerazione i potentati, meglio sarebbe dire le lobby, che potevano stare dietro a chi non prestava la dovuta attenzione alle forti e documentate denunce del padre estromesso dalla vita della figlia.

Non dobbiamo rifare il processo, ma dobbiamo avere il coraggio di mettere in evidenza, documenti alla mano, le dimenticanze (troppe) – evidenziate dai documenti del dott. Sonatore – delle forze dell’ordine, della magistratura, della politica e dell’opinione pubblica, il cui dramma di questo uomo era a tutti ben noto, visto che il prof. Sonatore protestava pubblicamente con chiari ed eloquenti cartelloni.
In giugno organizzeremo ad Aosta una manifestazione nazionale per ricordare Antonio Sonatore e il suo estremo gesto, di cui, in troppi, ancora oggi si vergognano. Chissà perché?

 

Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps)
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