L’esito del referendum sulla Giustizia non è rassicurante per contenere la Giustizia ingiusta, che i genitori, soprattutto i padri, sperimentano quotidianamente sulla loro pelle e sulla pelle dei figli nel momento in cui la maggior parte dei giudici decreta la loro nullità genitoriale, con tanta disinvoltura e superficialità. La divisione definitiva delle carriere nella magistratura poteva costituire l’inizio di una profonda riforma di una giustizia gestita in modo obsoleto, settario e talvolta anche in contrasto con lo spirito dei legislatori, che fanno le leggi che, però, non sempre vengono applicate nei tribunali, tanto che in molti, loro malgrado, sono costretti a ritenere che la legge non sia uguale per tutti: si interpreta per gli amici e si applica per gli altri.
Una riforma della giustizia non può avvenire senza il funzionamento di un organismo, super partes, che controlli senza alcuna sudditanza l’operato dei magistrati, li inchiodi alle loro responsabilità civili e penali, bloccando la carriera a chi risulterà responsabile della giustizia ingiustizia e metta mano anche al loro trasferimento e ai loro stipendi. I danni economici provocati dovranno essere pagati dal colpevole e non scaricarli sulla comunità dei cittadini. La magistratura non può sottrarsi alle proprie responsabilità nell’esercizio della ben pagata professione, in nome della falsa interpretazione della sua indipendenza, che viene meno ogni volta che i preconcetti e gli interessi personali vengono prima del diritto da applicare.
C’è da sperare che la vittoria del partito del no, fondamentalmente il partito dei giudici e di coloro che non vogliono cambiamenti sociali, non rafforzi la convinzione che l’Italia continui ad essere governata in modo non trasparente, con l’aiutino della magistratura deviata. C’è anche la preoccupazione secondo cui la giustizia cambierà ulteriormente, ma in peggio, e ogni processo verrà preceduto dal canto di Bella ciao, perché, per i difensori della libertà propria, la vittoria del no è superiore alla vittoria della Resistenza, come qualcuno di loro ha sentenziato. Conoscere la storia non avrebbe permesso questo nefando giudizio, ma, facciamocene una ragione, la cultura si conquista, ma non si mercifica al libero mercato della cialtroneria.
Un serio timore dell’arrivo di una giustizia sempre più ingiusta è quanto mai fondato se la guida dei tribunali non verrà assegnata a persone corrette, conoscitrici del diritto e imparziali nel decidere. Molti sono, comunque, i giudici competenti e rispettosi del codice civile e penale. Se la giustizia continuerà a non funzionare, i cittadini dovranno organizzarsi per pretendere, sempre, i propri diritti e i diritti dei loro figli, creando le premesse per la rimozione di tutti coloro che esercitano “abusivamente” la professione nei tribunali, talvolta anche incuranti del diritto che dovrebbero applicare. Nel variegato mondo dell’affido dei minori, quando i genitori cessano di essere conviventi, c’è posto per far valere i sani principi sanciti nei codici, per chiedere che i tribunali piccoli chiudano, che i giudici vengano periodicamente rimossi per evitare una pericolosa radicalizzazione di un diffuso e mistificato clientelismo, per evitare che la stessa persona giudichi sempre le stesse persone, anche quando la sua nuova sentenza andrebbe contro quelle emesse nei procedimenti precedenti. Aria nuova, in tutti i sensi, nei tribunali e facciamo sì che chi considera la propria professione intoccabile, anche quando si allontana dal codice, venga denunciato, anche pubblicamente, con l’ausilio della politica, del volontariato e con il contributo dei legali che la legge dovrebbero conoscere.
Solo con la legge uguale per tutti si garantisce il futuro dei minori, che oggi, nei tribunali, non vengono sempre tutelati da giudici frettolosi e che, per lavorare di meno, creano, in combutta con i legali, protocolli vari, spacciandoli per legge, come coniano (creano) ruoli genitoriali non previsti dal codice, come è stato per il c.d. affido congiunto con collocazione prevalente, ovviamente sempre alla madre.
La consulta referendaria è stata inficiata da preoccupazioni elettoralistiche per abbattere, fra circa un anno, l’attuale compagine governativa e, così, tematiche specifiche sui fatti attuali, internazionali e nazionali, hanno cercato di offuscare le denunce della diffusa malagiustizia, che, da decenni, finisce per condannare gli innocenti e lasciare liberi chi, invece, dovrebbe occupare la cella.
La giustizia ingiusta nelle separazioni ha fatto tante vittime, alcune delle quali sono stati indotti al suicidio dinnanzi al silenzio della politica, dei servizi sociali e dei magistrati, per i quali il padre è solo un procuratore di assegno di mantenimento e non ha, come pretendono alcune organizzazioni di genere, nessuna possibilità di fare il padre. Siamo ancora in presenza, purtroppo, di un clima patriarcale, ma al rovescio. L’importante è parlarne e lottare contro la giustizia ingiusta, anche quando viene scaltramente mistificata.
Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps)
tl. 347.6504095,




