Un anno di iniziative in onore di Antonio Sonatore

 

Fiori gialli per ricordare SonatoreIl sette aprile un gruppo di cittadini valdostani ha voluto ricordare il sacrificio di Antonio Sonatore, avvenuto il giorno di Pasqua del 1996 davanti al tribunale di Aosta, e testimoniare, con un fiore giallo in mano, che il ricordo dell’insegnate e psicologo è ancora vivo nella vallata, nonostante l’ostruzionismo di alcune persone interessate, forse, solo ad offuscarne la memoria, che non esitano a rivolgersi alla Giustizia per boicottare qualsiasi iniziativa fatta in nome di questo cittadino valdostano, che si è dato fuoco (il primo padre in Italia) perché la Giustizia (o giustizia ingiusta, come la definiva nei suoi cartelloni di protesta) non tutelava il diritto suo e di tutti i padri a stare con i propri figli.

Il 7 aprile di ogni anno, dal 2006, viene celebrata la giornata mondiale dei padri separati, che si sono tolti la vita perché estromessi d’autorità dalla vita dei propri figli. Il prof. Sonatore voleva fare il padre di una bambina che, negli ultimi anni – stando a quanto scrive lui stesso nei suoi atti giudiziali (acquisiti in esercizio del diritto di difesa, a seguito della querela sporta dalla ex moglie e dalla figlia nei confronti del Presidente della nostra associazione) – gli era stata messa contro da un contesto sociale che incarnava acriticamente le ragioni di un genitore, non tenendo presente il complesso mondo in cui vivevano e non valutando, come faceva osservare la Corte d’Appello di Milano, il potere socio-politico regionale dell’altro genitore.

Esaminando la vasta documentazione (integrale) disponibile in molti archivi di uffici giudiziari italiani, comprese le puntuali e approfondite difese di parte, nei numerosi processi giudiziari, scritte (alcune delle quali sono autografe) direttamente dal dott. Sonatore, si ha la sensazione che si potesse prevenire questa morte, azionando, come lui chiedeva, il principio delle pari-opportunità genitoriali o, meglio, come oggi si è soliti chiamare, l’applicazione del diritto alla bigenitorialità (diritto dei figli e dei genitori) e il diritto alla cogenitorialità nella gestione della figlia.

Con troppa leggerezza si è sottovalutato il fatto che, con le denunce all’autorità giudiziaria, questo padre voleva fare il padre di sua figlia e, forse, vanamente, cercava di spiegare le ragioni per cui aveva ammesso, per strategia difensiva, di aver usato violenza all’interno della casa nei confronti della moglie, così come la stessa aveva denunciato – secondo lui falsamente – per il timore che, altrimenti, come prassi per certe denunce anche se prive di riscontri oggettivi, rischiava una condanna drastica, con la sanzione accessoria del divieto di esercitare attività come dipendente pubblico, che avrebbe significato la decadenza dal diritto all’insegnamento, a cui teneva in modo particolare, e che svolgeva con passione e innovazione culturale e pedagogica.

Un volume, a lui dedicato, ripercorrerà le tappe dolorose di un padre privato della propria responsabilità genitoriale, perché era fuggito in Francia con la figlia per una breve vacanza, e per il quale la moglie aveva chiesto l’emissione di misure cautelari personali all’autorità competente, che ha, poi, disposto l’arresto, avendo riconosciuto, in una conversazione telefonica figlia-madre, il luogo dove si trovasse. Strappata la figlia e riportata in Italia dalla madre, venne arrestato, fece alcuni mesi di carcere in Francia e, poi, concessagli l’estradizione (dalla Francia all’Italia), nessuno si preoccupava di inoltrare la richiesta alle autorità francesi, che sollecitavano il suo rientro in Italia. Anche questo è uno dei tanti misteri su cui sarebbe opportuno fare luce per una imparziale verità e per contenere le facili accuse di parte, denigratorie verso questo padre che pretendeva di fare il padre.

Sonatore, nella sua lunga battaglia contro la giustizia ingiusta, si è trovato solo contro un potere che, vuoi per un arcaico principio culturale e vuoi per comodità, considera la donna sempre credibile e la concezione dell’uomo non era quella del padre di famiglia, ma di un violento verso la donna. L’autorità giudiziaria, di fatto, ha filtrato le sue denunce per mancato rispetto dei provvedimenti da parte della moglie, delegando la competenza di indagine a persone denunciate dal sig. Sonatore per non avere riferito, all’autorità competente, le risultanze dell’indagine. Della vicenda “Antonio Sonatore” si è dovuta occupare, come sopra anticipato, anche la Corte di Appello di Milano, per competenza, essendo i denunciati tutti operanti ad Aosta, che ha sì assolto gli imputati, compreso il presidente del tribunale, ma ha espresso una pesante osservazione sul loro operato, poiché la moglie del condannato aveva, allora – stando a quanto scriveva il prof. Sonatore nei suoi atti – un potere politico per il ruolo che svolgeva all’interno della Regione Valle d’Aosta, ignorato nei documenti inviati ai magistrati assegnatari di vari procedimenti.

Il 7 aprile, come riportato dalla stampa locale, una insegnante aostana che conosceva bene l’insegnante, venuta a conoscenza dalla stampa della manifestazione, ha portato una propria rosa gialla, da posare sul luogo dove questo padre, maestro di suo figlio, si è dato fuoco. Un altro evidente segno che Antonio Sonatore era amato dai genitori dei suoi allievi e da tutti coloro che erano ricorsi al suo competente aiuto psicologico. I commenti sui social network e/o su altre fonti sul web, che tutti (o, quasi) possono leggere, sottolineano l’ingiustificato silenzio (fatta eccezione della Lega valdostana e del suo capogruppo Andrea Manfrin, delle istituzioni per boicottare qualsiasi iniziativa pubblica per ricordare un padre-psicologo e maestro, che ha dato tutto sé stesso per far cambiare la giustizia valdostana e per tutelare tutti i padri estromessi dalla vita dei propri figli e da nessuno aiutati nelle loro dure battaglie sociali.

La morte di Antonio Sonatore non è una vergogna per i suoi familiari, né per quelli che, compatti tra loro, lo accusavano e denunciavano con molta facilità, né per quelli (i familiari di Sonatore) che, forse condividendo le pressanti richieste e pretese di coloro che si vergognano del suo gesto suicida, vorrebbero far passare il suo gesto come un atto di un pazzo per nascondere eventuali concause al suicidio con il fuoco. Non si comprende come si possa far circolare l’idea che Sonatore era pazzo e, per questo, si è dato fuoco, rinunciando al dovere di ricercare la verità.

Una giornata di studio, con professionisti a livello nazionale, verrà tenuta ad Aosta nei prossimi mesi per riflettere e confrontarsi sulla tematica della giustizia minorile, ponendosi l’interrogativo: “Con l’attuale cultura sulle separazioni, dove andrà la giustizia?”. Legato a questa fondamentale tematica, in questo anno del 30°anniversario del suicidio del dott. Sonatore, si svolgeranno conferenze monotematiche e pubblici dibattiti per sollevare la questione dell’affido condiviso paritario e la drastica regolamentazione dell’operato degli assistenti sociali, oggi al centro di pesanti e profonde polemiche sia in Abruzzo, ma anche a Caprese Michelangelo (Ar), e in tanti tribunali dove la certezza della verità, troppo spesso, è sacrificata al clientelismo politico e al potere delle lobby che determinano l’attività dei servizi sociali e lo fanno per convenienza economica e sociale, ma, sicuramente, non per tutelare il superiore interessi dei minori.

Sonatore, comunque, è il simbolo del padre che vuole fare il padre e che lotta per il rispetto dei diritti dei figli ad avere un padre e, come tale, va rispettato e difeso, sia dai congiunti che dai concittadini. Un libro cercherà di testimoniare la vita di un padre che, se fosse stato violento, probabilmente, avrebbe rivolto la sua rabbia verso l’altro genitore. Non lo ha fatto perché aveva un alto concetto della famiglia e un profondo rispetto della figlia; non lo ha fatto perché, per indole, non era un violento, come avrebbero potuto confermare le indagini su di lui, se condotte con la massima professionalità e senza preconcetti.

Anche noi, leggendo gli atti d’archivio, ci chiediamo: ma i congiunti di questo uomo dove sono finiti? Anche loro si vergognano di lui e non accettano il suo discutibile gesto?

Dopo trent’anni, non è possibile, ancora, un gesto di perdono e di riconciliazione fra le due famiglie, poiché, per farlo, occorre una maturità che, ancora oggi, non si riscontra nemmeno nei politici regionali, che continuano, per non dispiacere, forse, agli stretti congiunti di Sonatore artefici della sua esclusione genitoriale, o, senza alcuna ragione, a vietare l’installazione di una piccola stele nel giardino dinnanzi al tribunale per ricordare il tragico evento e/o la dedica di una via o di una piazza nel capoluogo che lo vide protagonista di una battaglia di civiltà e di una seria e puntuale presenza di maestro e psicologo.

Tutti coloro che hanno un ricordo di Antonio Sonatore o materiale fotografico e di vario genere possono contattarci, come stanno facendo in molti garantendo loro l’anonimato, poiché stiamo preparando un volume su questo padre che si è dato fuoco per protestare contro chi gli aveva negato il diritto ad essere padre.

 

Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
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