Per un bambino il problema non è solo quello della scuola
Secondo lo psichiatra e sociologo Crepet, intervenuto nuovamente nel dibattito sulla famiglia nel bosco, il vero problema dei bambini coinvolti dai provvedimenti del tribunale per i minorenni de L’Aquila è quello di aver sottovalutato totalmente il ruolo fondamentale della scuola per la loro crescita. Si chiede, criticamente, lo psichiatra: "perché in questa vicenda non si è mai parlato della scuola? Il tema è stato quasi sempre ignorato come se andare da un insegnante ad imparare a leggere e a scrivere fosse una cosa di secondo piano". Continua ancora la sua riflessione ponendosi l’interrogativo "e tutto il lavoro che hanno fatto la Montessori, Don Bosco e Don Milani per aiutare i più deboli ad imparare?”, a cui va aggiunta la vasta e approfondita esperienza del maestro Mario Lodi.
Per Crepet, un bambino deve andare a scuola e deve frequentarla "non solo per l’istruzione, ma perché un bambino insieme agli altri bambini cresce, vede le diversità, si accorge del proprio carattere, viene a conoscenza delle regole e dei limiti sociali che, per un bambino che vive nella condizione di “isolamento naturalistico”, vengono meno nella costruzione della propria personalità. “È in questa rete di relazioni – conclude Ctrepet – che un bambino può crescere davvero, sviluppando la propria personalità e autonomia”.
Indubbiamente le considerazioni dell’attento psichiatra e sociologo sono attinenti al caso della famiglia nel bosco, ma la scuola non è tutto. La scuola non può essere l’alternativa a teorie culturali, pienamente legittime, che ritengono fondamentale, per i minori, l’ascolto dei messaggi che la natura ci invia e che sono sopraffatti dalla civiltà del benessere e del dio quattrino. La scuola, per essere reale e unica alternativa alla cultura dei genitori che si sono rifiutati di mandare a scuola i figli per aiutarli a scoprire, vivendo nel bosco, i valori di autenticità che solo il rifiuto della nostra civiltà può far scoprire loro, deve essere reinventata e deve far proprio le teorie dei pedagogisti e sociologi del passato, inglobati, invece, nel processo consumistico che tutto tritura, compreso l’uomo.
Certo le aspirazioni dei genitori dei tre bambini che chiedono una diversa umanità e una società attenta alla persona e non alle sue conquiste economiche devono essere testate poiché, da sole, non possono essere una valida alternativa all’imperante pressapochismo che ha finito per annientare l’autonomia delle persone. Questi genitori non possono rifiutare il confronto con la società in cui vivono purchè il confronto avvenga nel rispetto della diversità culturale ed etica. La scuola, però, oggi non è in grado di garantire tale confronto perché essa stessa è espressione della cultura della sopraffazione e del consumismo. La scuola per essere luogo di confronto, quello vero e non solo farisaico, deve avere il coraggio di rifondarsi nei valori da praticare per rendere la persona libera e autodeterminante nelle sue scelte, altrimenti anche la scuola non è altro che l’espressione del contestato consumismo.
Il richiamo alla scuola può andare bene purchè questa struttura non si ritenga detentrice di tutti i valori, anche di quelli che la negano, e non pretenda di trasmettere una cultura non da tutti accettata per le sue insormontabili contraddizioni. Scuola sì, ma purchè critica anche con sé stessa, proprio sull’esempio di Montessori, don Bosco e don Milani, oggi poco attuali come sono inattuali anche il pensiero pedagogico di grandi filosofi del passato che esaltavano i valori della natura.
Nella formazione dei minori, la scuola è importante ma non è l’unica agenzia formativa a cui possono accedere liberamente genitori e figli. I genitori sono insostituibili nel processo educativo e formativo dei figli e volerli privare, di fatto, del loro autonomo ruolo di educatori è un pessimo servizio che si fa alla cultura e alla filosofia del confronto. I provvedimenti del Tribunale dei minori de L’Aquila ne è un eloquente esempio.
Non sarebbe fuori luogo sottolineare che la formazione dei minori, in una società dove la famiglia ancora non ha riscoperto una propria identità, passa inevitabilmente attraverso una giustizia ingiusta che, a seguito di alcune forzate ingerenze istituzionali, non garantisce le pari opportunità genitoriali che comportano tutela della bigenitorialità e della cogenitorialità.
I figli non appartengono allo Stato, rappresentato da tanti personaggi poco credibili perché scarsamente professionali e preparati a svolgere mansioni fondamentali per la tutela dei minori. I genitori hanno un ruolo insostituibile nella crescita dei figli, anche quando non sono più conviventi, che non può essere annientato dalle ripicche di sapientelle assistenti sociali o di giudici, anche non togati, che con decreti fuori luogo cercano di imporre una loro autorità non più ritenuta dalla società attuale come salvaguardia degli interessi dei minori.
Tanti sono i fattori culturali e morali che contribuiscono alla crescita dei minori e alla loro formazione di cui la scuola è una delle tante agenzie educative e non l’unica, come sembra reclamare il dott. Crepet, perché la prima agenzia formativa dei figli resta sempre la famiglia con la propria cultura e competenza esistenziale.
Il genitore è insostituibile e le sue teorie, quando non violentano la psiche dei figli, vanno sempre rispettate e tutelate dal tentativo istituzionale di annientarle. Il confronto tra i minori è importante ma da solo non è risolutivo del radicato malessere dei figli che, con la fine della convivenza dei genitori, non si sentono più tutelati dalle istituzioni. I figli della famiglia nel bosco, comunque, non erano reclusi ma solo parte di una diversa visione dell’educazione e della società che le istituzioni hanno voluto criminalizzare.
Aver tolto i genitori a questi tre bambini è una violenza inaccettabile e ogni genitore, soprattutto se ha sperimentato la giustizia ingiusta nell’affido dei figli dopo la fine della convivenza, deve attivarsi per pretendere il rispetto della dignità genitoriale e dei diritti dei tre minori, organizzando una struttura permanente per combattere la presunzione degli operatori sociali e la superficialità di un tribunale che ragiona, ancora, secondo schemi medioevali.
Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095,



