Occorre cambiare la cultura sulla persona e sulla comunità in cui la persona vive e si dovrebbe realizzare.
Le notizie quotidiane sui femminicidi incominciano a lasciarci indifferenti, perché li avvertiamo come una calamità inevitabile, simili a quelle atmosferiche, che non ci riguarda in prima persona e, con una fugace disapprovazione, giustifichiamo una nascente indifferenza verso tutto ciò che ci circonda. Le notizie vengono ampliate da una informazione molto attenta ai particolari (inutili a livello informativo) del singolo caso, ma scarsamente propensa ad aprire un vero e proprio dibattito sulle cause dell’insensato gesto e senza soffermarsi sui possibili rimedi.
Il femminicidio riguarda tutti coloro che vorrebbero una società diversa, più attenta alla persona e alla giustizia, che, come in passato, non affronta il fenomeno del disagio sociale, della mancanza delle pari opportunità esistenziali e della giustizia ingiusta. La ripugnante prassi della violenza fisica di una persona (quasi sempre di genere maschile) sull’altra non può essere giustificata con la fine di una convivenza, con un atto di follia o quant’altro. Resta, sempre, una tragica conseguenza di un malessere della persona, ma anche della società, per il quale non viene fatto nulla per prevenirlo in modo serio e continuato.
I propositi, anche se buoni, non risolvono i profondi problemi esistenziali dell’individuo e della società, occorre cambiare la cultura sulla persona e sulla comunità in cui la persona vive e si dovrebbe realizzare. L’informazione potrebbe dare un vitale contributo, ma si limita a suscitare emozioni fugaci e a soddisfare la momentanea curiosità dei suoi utenti, senza aprire un franco confronto sulle responsabilità sociali su questo devastante fenomeno sociale.
I femminicidi, generalmente, non avvengono a caso da parte di un uomo, che si sente escluso dalla vita dell’altro partner, e, a volte, nemmeno sono la conseguenza inevitabile di uno stato psichico alterato, non puntualmente diagnosticato, dell’assassino. La società non può chiamarsi fuori e addebitare la responsabilità di questi assurdi gesti all’indifferenza ai valori umani da parte di chi si rende artefice della soppressione della vita della ex compagna e/o moglie.
Occorre porre rimedio alle diffuse disattenzioni di una società consumistica e instabile nel difendere i valori legati alla persona, alla famiglia e alla società stessa e lo si fa rimettendo in discussione un modo di agire che si basa principalmente non sull’essere della persona, ma sul manifestarsi (anche a livello economico) del singolo individuo. Per il cambiamento di rotta non è sufficiente la riconversione della famiglia, della scuola e delle istituzioni sociali, cioè delle classiche agenzie educative, ma deve scendere in campo l’agenzia dell’informazione, che, se non corretta o ben guidata, può radicalizzare l’emarginazione dell’individuo, che viene inconsapevolmente indirizzato verso forme di aggressività indotte.
La stampa è una agenzia informativa vitale per riscoprire i valori inalienabili della persona, il ruolo sociale della famiglia e delle istituzioni politiche, l’imprescindibile ruolo della scuola nella formazione delle singole individualità.
La famiglia, oggi al centro dei cambiamenti sociali, ha un ruolo primario nell’educazione e formazione dei minori, che non può essere sostituito dalla scuola e dal buon senso sociale. La sua responsabilità educativa va salvaguardata anche con il manifestarsi di svariate forme di aggregazione familiare avendo cura di mettere al centro sempre i minori con le loro esigenze e i loro diritti. La genitorialità non è un optional, ma un dovere inalienabile. I diritti dei figli vengono prima di quelli del genitore, persona adulta, e comunque deve essere garantita una sana convivenza tra genitori e figli. Oggi, la stragrande maggioranza dei genitori non sono più conviventi e la tutela dei minori passa ai tribunali, che, nell’affido dei minori, devono garantire i diritti dei minori con provvedimenti vincolanti volti a garantire le parti opportunità genitoriali, la cogenitorialità e la bigenitorialità, attraverso un affido paritario, obbligando i genitori a restare nell’area frequentata dai loro figli, anche quando ciò contrasta con i desiderata del genitore che vuole allontanarsi ad ogni costo con presupposti di debole consistenza. Nel funzionamento delle famiglie non più conviventi, il tribunale non sempre esercita la dovuta terzietà e si rende responsabile, se vogliamo essere oggettivi, di tanti conflitti genitoriali, che, spesso, sono anche causa di femminicidi.
La scuola che, da sola, non può assolvere alle carenze genitoriali, deve porsi seriamente il problema della formazione della personalità dei suoi studenti, ristrutturando i propri progetti educativi e i programmi culturali, tenendo presente che deve operare proprie scelte per garantire un supporto fondamentale per la crescita umana e culturale dei minori che la frequentano, distinguendo il ruolo che devono avere certe discipline, quali ex-educazione civica e religione, che oggi sono pure e semplici passeggiate educative, talvolta pure stravaganti. Gli stessi ruoli dei docenti di sostegno devono essere programmati per non rendere vacuo il tempo che trascorrono con studenti problematici. La scuola deve avere anche il coraggio di disapprovare tutte quelle iniziative che dovrebbero essere svolte dalla scuola a scapito della vera e propria formazione culturale e professionale degli alunni. La scuola deve collaborare ad un progetto educativo vasto e articolato che deve essere portato avanti, però, dalle tante agenzie formative e informative del territorio. La scuola ha una finalità ben precisa, che mal si concilia con i progetti socio-politici che la vorrebbero supplente dei loro doveri istituzionali.
La società che non contrasta con determinazioni le devianze sociali presenti al suo interno è responsabile, anch’essa, degli assurdi femminicidi, che, nella maggior parte dei casi, potrebbero essere evitati. Per farlo, è necessario che ogni ente socio-sanitario rispetti alla lettera i propri doveri per cui costituisce un costo economico per la società e, se non lo fa, occorre che venga estromesso dal contesto socio-politico-sanitario del quale, spesso, ne condiziona gli sviluppi. Le istituzioni, rese farlocche dalla loro cattiva gestione e dalla mancanza di dovuti controlli pubblici, mantengono in vita troppe strutture che alimento il disagio spesso responsabile di femminicidi.
Il femminicidio è una disastrosa realtà, che va fermata e condannata senza riserva alcuna dalle istituzioni e dal singolo cittadino. La vita è sacra per tutti.
Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095,



