Nell’affido dei figli, dopo la fine della convivenza dei genitori, è importante riportare la correttezza nelle determinazioni economiche, quali l’assegno di mantenimento per i figli, specificando quali spese vanno considerate come straordinarie, da rimborsare al collocatario nella misura del 50%. Ciò è un dovere a cui non possono sottrarsi i magistrati chiamati a deliberare sull’affido dei minori e, in particolare, chiamati a quantificare l’entità dell’assegno di mantenimento, che il non collocatario dovrà versare all’altro, e determinare quali spese straordinarie dovranno essere ritenute rimborsabili. Temi, questi, che sono alla base della conflittualità genitoriale e la cui equità va garantita sempre, proprio per ridurre i motivi di contrasto tra i genitori, che finiscono, di fatto, per compromettere la stessa crescita dei figli, sia per eventuali abusi del genitore più forte, quello collocatario – che, forte della collocazione dei figli presso di lui (circa il 94%), per sbarazzarsi della presenza paterna (che è anche un fastidioso controllo), può animarsi per metterli contro l’altro genitore, provocandone il rifiuto – sia per palesi ingiustizie nelle condizioni di affido, che si risolvono, in concreto, con l’effettiva estromissione di un genitore dalla vita dei figli, con tutte le nefande conseguenze che tutti conosciamo e sperimentiamo nella quotidianità.
Un iniquo affido, conflittuale e discriminatorio, incrementa l’abbandono dei minori a sé stessi, senza alcun controllo da parte di ambedue i genitori, e non fornisce ai figli l’opportunità del confronto con l’adulto. Viene meno, nella quasi totalità dei casi, la fiducia nel genitore, che può aiutare, concretamente, i figli nei momenti gioiosi, ma, soprattutto, difficili, cioè, viene a mancare un fondamentale punto di riferimento proprio nel momento in cui questa presenza diventa indispensabile e la cui privazione lascerà dei segni indelebili nella personalità dei minori coinvolti. C’è da chiedersi se la società si sia mai chiesta, senza scusanti, perché oggi c’è tanta violenza nei minorenni adultizzati dalla strada e perché proliferano, con tacito silenzio dei genitori, numerose e pericolose baby-gang, che rendono instabile la stessa vita sociale.
La questione economica e la sua retta gestione non può essere demandata ad informazioni sommarie dei genitori che si separano e tanto meno a documentazioni palesemente non veritiere, che nascondono, nella maggior parte dei casi, un fiorente lavoro non dichiarato, soprattutto nel settore delle baby-sitter, badanti e colf, il cui utilizzo in regione è elevatissimo e nessuno ha mai sottoposto a ferrea indagine per quantificare l’ammontare dell’evasione fiscale che danneggia lo Stato, ma anche i genitori obbligati a mantenere i figli, pena anche, a volte, il carcere. Durante il procedimento di affido dei figli non vengono quasi mai prese in considerazione le segnalazioni del genitore obbligato al mantenimento dei figli, che versa somme alla madre senza il pur minimo riscontro sull’utilizzo che ne viene fatto e se effettivamente sono impiegate per i figli. Quasi mai vengono disposte richieste di controlli sulle attività lavorative del genitore beneficiario del mantenimento dell’atro genitore, che, quando predisposte, queste indagini documentano anche la non veridicità delle dichiarazioni prodotte.
Il mancato controllo legalizza l’evasione fiscale, il lavoro a nero in genere, soprattutto sulle attività esercitate prevalentemente dalle donne e, essendo lavoro a ore, facilmente conciliabile con l’attività di madre, ma anche facilmente occultabile. L’evasione fiscale è una piaga italiana, soprattutto in regioni che, permettendo l’esercizio del lavoro non dichiarato, recano continue aggressioni alle casse dello Stato e avallano la politica economica dei soliti furbetti, che finiscono anche per beneficiare di agevolazioni fiscali, contributi per vivere (dichiarandosi senza lavoro e in miseria), possono contare sul patrocinio a spese dello Stato per pagarsi legali, psicologi, Ctu, visite specialistiche e possono pretendere dall’altro genitore un assegno di mantenimento più elevato e una casa a spese dell’ente locale. Tutti conoscono questo fenomeno, ma, poi, non si ha il coraggio indagare e punire, senza sconti, questi evasori e sfruttatori delle casse pubbliche, alimentate da chi le tasse le paga. Il genitore non collocatario (94% i padri) deve pagare e viene ridotto in miseria ed alcuni arrivano a togliersi la vita a seguito delle continue umiliazioni come padre e come cittadino.
I legislatori devono rimettere mano alla legge per togliere le troppe – e volute – ambiguità e scappatoie per il genitore collocatario, mai chiamato a rispondere, seriamente, ai suoi doveri genitoriali, ricordandosi che i genitori sono due ed ambedue devono mantenere i figli e il giudice deve prevedere, anche per il collocatario, l’entità delle somme che deve riservare, mensilmente, per il mantenimento dei figli, altrimenti l’assegno dell’altro genitore diventa un indebito assegno di mantenimento al genitore collocatario. Inoltre, tutte le somme percepite da ciascun genitore per i figli o per sé, quale convivente assieme ai figli, sia da parte delle istituzioni pubbliche che di quelle gestite da privati (ma i soldi sono pubblici o quasi), vanno ripartite al 50% nella componente spettante ai figli.
L’evasione fiscale va combattuta, perché danneggia e offende lo Stato e chi le tasse le paga, ma, soprattutto, nell’affido dei figli, portano il giudice all’inganno, avendo, i documenti prodotti, contenuto almeno parzialmente non corrispondente al vero. L’assegno di mantenimento viene determinato in base ai redditi dichiarati e prodotti in giudizio, secondo il principio della proporzionalità (articolo 337-ter del codice civile), cioè è stabilito che il contributo economico per i figli deve essere diviso tra i genitori in base alle loro reali capacità economiche, ai redditi attuali e al tempo che ciascuno passa con i figli. Altro equivoco è quello del tempo che ciascun genitore trascorre con i figli, che, per evitare ambiguità e ingiustizie, potrebbe essere risolto con l’affido condiviso paritario la conseguente revoca (abolizione) dell’assegno di mantenimento.
La questione economica nei provvedimenti di affido ha un ruolo molto importante per garantire una equità economica tra le spese per i figli e i redditi a cui ambedue i genitori dovrebbero essere chiamati a sostenere. Le stesse spese straordinarie vanno determinate in base ai redditi reali, percepiti da ambedue i genitori, perché il genitore non sempre può permettersi il lusso di pagare iniziative ai figli, come spese straordinarie, quando gli manca anche la casa dove stare e, spesso, è costretto ad andare a mangiare alle mense pubbliche.
E’ giustizia questa? Sicuramente no. Il conflitto genitoriale nasce soprattutto dalle decisioni economiche, imparziali e discriminanti, a causa del mancato controllo sui redditi. Allora, perché non esigere sempre una indagine finanziaria sui redditi dei genitori (soprattutto di quello collocatario), ancora prima di emettere provvedimenti discriminanti che offendono sempre il genitore non collocatario? La scusa della (eventuale) carenza di personale presso le istituzioni preposte – riferita a voce dai magistrati durante le udienze e/o dalle istituzioni preposte – ad eseguire i controlli è un problema politico, ma non giudiziario e, quindi, non spetta ai giudici e/o ai cittadini – utenti risolverlo o fare sacrifici, rinunciando alla indagine.
Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095,




