I minori: quando la follia diventa realtà

 

 

Tutti parlano – e, talvolta, lo fanno anche senza ritegno - della tutela dei minori per accreditare l’immagine di una società attenta al proprio futuro, intervenendo sui minori, oggi nuovamente al centro dei soliloqui politici e sociali. Nessuno, però, va oltre le strampalate ipotesi di interventi che lasciano, di fatto e purtroppo, le cose immutate e nessuno dà credito nemmeno a quello che, da anni, la società, nelle variegate ipotesi, sta ipotizzando per salvaguardare una cultura a misura della persona, cioè nessuno opera – ma fa finta di farlo - per realizzare le proprie progettualità sociali, belle a dirsi, ma che restano lettera morta.

I minori continuano ad essere lasciati in balìa di se stessi; la scuola è assente, manca di programmazioni credibili da parte dei suoi stessi utenti, non riesce più a proporre un insegnamento efficace e partecipato che prepari i giovani alla vita e alla professione; manca di incisività pure la politica locale, che finisce per essere una vaga istituzione regionale che, anche quando vorrebbe far credere di parlare di famiglia e di assistenza, continua a sfornare progetti che, poi, non ha il coraggio di attuare nella gestione della cosa pubblica, perché dimentica il proprio passato, fatto da decenni di inattività sociale e disconosce la propria incapacità a dare risposte serie e fattibili nella quotidianità di ciascuno di noi.

Il servizio sociale, che avrebbe dovuto essere l’anima di una rinnovata progettualità “pubblica”, si è lasciato dominare dalle lobby che lo sopprimono, poiché i rispettivi interessi non coincidono con il bene pubblico. Anch’essi sono uno strumento clientelare in mano ad organizzazioni socio-politiche che, nella concreta quotidianità, si dimenticano dei minori, il cui interesse dovrebbe essere tutelato, sempre, anche quando tocca le tasche di ciascuno di noi.

Dovremmo prometterci, con fretta e con forza, l’impegno di cambiare radicalmente la cultura di una società malata e corrotta, accantonando parole vuote e, se confrontate con i fatti, anche senza alcun credibile senso.

Se i minori e i giovani sono una preoccupazione sia per la famiglia, una scatola vuota, che per i gestori di una società, di conseguenza vuota anch’essa, non si comprende come si possa continuare a parlare di rinnovamento sociale, di tutela delle classi più deboli e dei giovani, senza mai mettere mano alla rimozione dei c.d. rami secchi, che vanificano qualsivoglia tentativo di cambiamento sociale, perché sono senza vera progettualità, e manca loro la riscoperta di valori che non si annullino con lo svuotamento della etica sociale e individuale. La scuola e tutte le realtà culturali e professionali vanno rifondate su tematiche di fondo insostituibili, anche quando tutto si basa, troppo spesso, sulla improvvisazione e sul carpe diem, cioè sul principio di godere ogni giorno dei beni offerti dalla vita, dato che il futuro non è prevedibile. Non si programma più un futuro impegnativo, basato su valori che la modernità non snatura, ma che, al contrario, rafforza, ritenendoli fondamentali per una società a misura d’uomo e rispettosa di tutte le individualità. Un futuro certo si garantisce quando le nostre scelte e le progettualità sociali si basano non su parole vuote, di circostanza, ma sulla fattibilità di iniziative che vanno ben oltre la convenienza dell’attimo fuggente e che non esitano ad eliminare i troppi pericolosi rami secchi che costituiscono, quasi sempre, un intralcio per realizzare progetti esistenziali forti e duraturi nel tempo.

Prima di tutto, occorre distruggere ciò che, di fatto, è un impedimento per la realizzazione di nuovi modelli esistenziali per una società equa e solidale, quindi giusta. Ciò significa radicale trasformazione dei servizi sociali, che devono operare vincolati da un monitorato regolamento, poichè, senza la dovuta regolamentazione, non possono nemmeno individuare le emergenze sociali e nemmeno possono proporre soluzioni alle problematiche riscontrate. Servizi sociali sì, ma con regole precise e con controlli severi da parte dell’ente locale da cui dipendono e da cui sono saporitamente pagati.

La scuola deve porsi, seriamente, il quesito su come può aiutare i giovani a formarsi e come possa prepararli a gestire la società del futuro, con interventi educativi degni di questo nome e con programmi agili sì, ma tosti e veramente formativi anche della personalità dei suoi allievi, aiutando tutti, ma senza nulla regalare per evitare impegno e scelte comportamentali. Una scuola aperta, ma costruttiva e collaborativa con le famiglie e con la società, per una formazione solida dei minori e per assolvere a ruoli propri e specifici, che non rientrano nella faciloneria di un bonismo sociale che non giova a nessuno e non pone un drastico freno alla diffusa e sofisticata degenerazione giovanile.

Nel mondo delle separazioni, un ruolo particolare lo ricopre la giustizia, che non riesce, perché non lo vuole, a gestire i minori con genitori non più conviventi con l’applicazione dell’affido condiviso paritetico (i minori stanno lo stesso tempo con ciascun genitore, ponendo fine ad un affido di fatto matriarcale, che non ha nulla di condiviso e, in concreto, annulla la presenza della figura paterna, anche quando, con una buona dose di ipocrisia, continua a parlare di bigenitorialità e di cogenitorialità, quando, invece, i figli minori non sono un fine, ma un mezzo, per permettere al genitore collocatario le più nefande strategie.

Di affido paritetico e di tutto ciò che esso comporta, ne parleremo nel convegno che si terrà ad Aosta il 26 settembre, con esperti nazionali provenienti dal mondo giudiziario (magistrati e avvocati) e psichiatrico infantile, che, da decenni, sia nell’esercizio della professione che nelle pubblicazioni scientifiche, parlano di passare all’affido condiviso paritetico per garantire la vera bigenitorialità ai minori, ma anche la cogenitorialità (poter intervenire nelle scelte dei figli) ad ambedue i genitori. Parlare di tutto ciò vuol dire anche ricordare degnamente il prof. Antonio Sonatore, maestro e psicologo, che, nel lontano 1996, si è dato fuoco dinnanzi al Tribunale di Aosta, nel giorno di Pasqua, per protestare contro la giustizia ingiusta di cui era vittima.

Il programma del Convegno del 26 c.m. si può visionare nelle pagine di questo sito di Aostaoggi.

 

A cura dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps)
tl. 347 650 4095, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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