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Idroelettrico, Legambiente VdA: il rispetto del deflusso minimo vitale è una chimera

Lettera aperta del circolo valdostano all'assessore Marzi dopo le dichiarazioni in consiglio regionale


Il torrente Saint Barthélémy in una foto dell'aprile 2021Il torrente Saint Barthélémy in una foto dell'aprile 2021

«Nella realtà dei fatti il rispetto del deflusso minimo vitale è per la Valle d'Aosta una chimera». Lo scrive Legambiente VdA in una lettera aperta rivolta all'assessore regionale al territorio, Carlo Marzi, in cui l'associazione ambientalista torna a segnalare possibili violazioni dei limiti sulla quantità di acqua che deve essere rilasciata nei torrenti a valle delle opere di derivazione.

Riprendendo le dichiarazioni fatte in consiglio regionale dall'assessore Marzi la scorsa settimana, Legambiente porta come esempio la situazione del torrente Saint Barthélémy. «Per anni abbiamo fotografato e segnalato in ogni stagione il torrente in secca nel tratto di attraversamento della Statale a Nus». Sul corso d'acqua «già super utilizzato a scopo irriguo, negli ultimi anni si sono aggiunte ben 4 nuove centrali (oltre a quelle già presenti)». La «cronica carenza di acqua», prosegue l'associazione, «ora si camuffa dietro la parola "sperimentazione"».

Le sperimentazioni, aveva dichiarato la scorsa settimana l'assessore Marzi, sono attive in 85 impianti del territorio e servono a «raffinare ulteriormente la determinazione dei rilasci da garantire a valle delle derivazioni». Secondo Legambiente invece «sperimentazione è la parola magica che permette di non dover mai rendere conto di quello che si fa». 

Prosegue Legambiente VdA: il torrente di Nus soffre «uno sfruttamento eccessivo, che è stato risolto con un facile intervento: "permettere ai concessionari di non rispettare il DMV", cioè legalizzare l'illegalità e permettere che il torrente, che risulta nel PTA ricco di acque e a vocazione salmonicola, sia prosciugato per la maggior parte dell'anno e ormai privo di qualsiasi forma di vita».

Parlando ancora del Saint Barthélémy, l'associazione afferma che «una buona metà delle acque viene sottratta al torrente per servire, tramite una condotta in galleria, il comprensorio di Verrayes e viene utilizzata, nello specifico, dalla centralina di Joux Energie la cui titolarità risale all'imprenditore Alberto Arditi». Le sanzioni emanate dalla Regione e rimaste in sospeso «a noi risultano da documenti ufficiali essere 163 al 2014» e «fra queste, quella sanzione da 20 euro che l'ing. Arditi (sempre lui) si è rifiutato di pagare, preferendo installare una telecamera non per garantire un costante DMV ma per riprendere (e poi denunciare) il personale della Forestale addetto ai controlli».

Infine, richiamando ancora le dichiarazioni dell'assessore in Consiglio regionale, Legambiente nella lettera chiede: «Vorremmo sapere come si fa, in questa situazione, a dire che "non vi è la necessità di predisporre un provvedimento normativo" e come si fa a minimizzare e a permettere che un numero sempre maggiore di torrenti sia destinato a fare la fine del Saint Barthélémy».

 

 

redazione

 

 

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