Valle d'Aosta, un ragazzo tra servizi sociali e "fantapsicologia"

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adolescenteAOSTA. Quella che pubblichiamo oggi è la testimonianza di una madre fortemente preoccupata per il figlio che, pur affidato ai servizi sociali, non sembra essere tutelato come dovrebbe. 

Ci racconti come è iniziata la sua storia.
«Io ed il mio ex marito vivevamo fuori Valle. Lì sono nati i nostri due figli e lì hanno frequentato le scuole. Prima del divorzio il mio ex marito si è trasferito in Valle d'Aosta ed i figli entrambi sono stati affidati in via esclusiva a me, ma due anni dopo, su richiesta del padre - con cui sono in causa penale per il mancato pagamento degli alimenti dei figli - le condizioni di affidamento sono cambiate e ora mio figlio maggiore è stato collocato temporaneamente da lui, ma con affidamento ai servizi sociali».

Perché l'affido ai servizi sociali?
«L'affido ai servizi è stato deciso dal tribunale a seguito di una CTU (consulenza tecnica d'ufficio, ndr) con motivazione "alta conflittualità", terminologia che va molto di moda per non parlare di relazioni disfunzionali e di violenza e non prendere posizione a favore dei soggetti da tutelare. Ad ogni modo nonostante la mia iniziale resistenza confidavo che con l'affido ai servizi mio figlio sarebbe stato comunque tutelato. Ci siamo abituati alla distanza grazie al fatto che abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto e comunque ci vediamo e comunichiamo al telefono molto spesso. Posso dire di essere orgogliosa dei miei figli. Sono sempre stati anni difficili, "minacciata" per anni dal mio ex marito di mandarmi sotto un ponte e con i figli che non avrebbero più voluto saperne di me! Per fortuna così non è stato, ma solo grazie alla mia resilienza ed alla estrema vicinanza oltre che della mia famiglia anche di amici». 

In seguito cosa è successo?
«Terminato l'iter che ha portato al decreto per l'affidamento ai servizi sociali, ho cercato di prendere contatti con loro per conoscere le persone che avrebbero seguito mio figlio. All'inizio sono stati assolutamente molto disponibili all'ascolto anche se non avevano interesse ad incontrarmi e sono stata io ad insistere, soprattutto a seguito di una vicenda che ho reputato molto grave dove dapprima i servizi hanno finto di non sapere e poi hanno minimizzato. Come anche in altre occasioni, purtroppo. Mio figlio si è trovato ad essere lasciato a 15 anni da solo per due settimane in un contesto nuovo e sconosciuto perché il padre era andato in vacanza ed io ero all'oscuro di tutto. Mio figlio poi è rimasto in quel contesto, a pagamento, anche su sua richiesta. Qualche domanda verrebbe spontanea no? Non vive nella famiglia del padre, come stabilito da decreto! E non è l'unica incongruenza! Mio figlio ha bisogno di un supporto psicologico, come evidenziato dalla sua pediatra prima e poi dal CTU. Lo stabilisce anche il decreto, ma nonostante le innumerevoli mail che ho inviato fin da subito non ho mai ottenuto risposte, ma anzi accuse di non essere collaborativa. Ho richiesto da molto tempo una visita specialistica per mio figlio, ma il tempo passa e le sue difficoltà vengono travisate e strumentalizzate esclusivamente per dipingere un padre e una madre quello che non sono. A mio avviso si è completamente perso di vista l'obbiettivo principale ovvero di tutelare un minore. Anche noi genitori dovevamo fare un percorso di psicoterapia e sulla genitorialità, cosa che io ho fatto e che già facevo perché mi sono sempre interessata alle tematiche educative, psicologiche e pedagogiche in ambito genitori /figli. L’avrà fatto anche il padre? Non risulterebbe».

Quale rapporto ha con le istituzioni che seguono suo figlio?
«Mi aspettavo un coinvolgimento collaborativo e tutelante da parte dell'ente e invece è accaduto tutt'altro. La sensazione è che tutto quello che ho segnalato o richiesto negli anni a tutela e supporto di mio figlio non sia stato ascoltato e considerato. A volte non ho neanche ottenuto risposte alle telefonate o alle mail. Altre volte le risposte sono arrivate in ritardo di molto tempo e sono risultate intempestive e ormai superate. Ho atteso mesi prima di riuscire ad avere la prima relazione che era come mi aspettavo, ovvero non oggettiva e lontana dalla realtà».

Lei vorrebbe che il ragazzo tornasse da lei?
«in primis vorrei che mio figlio fosse veramente aiutato e tutelato, che riesca ad affermarsi e che sia felice. Certamente che vorrei tornasse, quale mamma non lo desidererebbe?».

 E suo figlio maggiore vuole tornare da lei?
«Ha avuto parecchi momenti di crisi. Credo fatichi a perdonarsi alcune cose, ricordo con grande dolore il giorno che fu chiamato a parlare con il giudice poiché portato dal padre. È uscito in lacrime, piangeva come un bambino. Io ero sconvolta da tutta la situazione». 

Lei cosa vorrebbe per suo figlio?
«Visto che è abbandonato a sé stesso e vedendolo solo 4 giorni al mese, manteniamo i contatti telefonici con costanza e mi auguro che i valori e l'esempio che ho potuto trasmettergli e che continuo a fare, possano essere un buon bagaglio per la sua crescita. Ormai la maggiore età si avvicina e sinceramente spero arrivi in fretta. Nessuno potrà mai recidere il nostro rapporto anche se, con molta sincerità, in alcuni momenti l'ho temuto perché il padre e la famiglia paterna mi hanno sempre denigrata e continuano a farlo. Mi auguro che il suo percorso scolastico possa essere di successo nonostante tutte le difficoltà. Mio figlio è un ragazzo molto intelligente e molto sveglio, un grande sportivo e vogliono anche limitare questa sua grande passione!».

 Cosa vorrebbe dire ai responsabili dei servizi sociali?
«Vorrei dire che il personale dovrebbe essere altamente qualificato e continuamente formato e che serve un controllo sul loro operato. Ho l'impressione che non ci sia affatto. Viene dato loro un grande potere, ma questo non si traduce spesso in una vera tutela per il minore. Sembrano non sapere cosa sia la violenza psicologica ed economica che spesso è più deleteria di tanti schiaffi. Soprattutto confondono ancora le dinamiche di violenza con la conflittualità. Vorrei anche dire che per entrare in una storia complessa come quella familiare è necessario spogliarsi dei propri pregiudizi e studiare la sua storia fin dall'inizio. È solo così che si tutelano i soggetti deboli. Invece c’è la pessima abitudine di vedere un pezzettino e sulla base di quello costruire un film di fantasia. La “fantapsicologia” accompagnata da grande incompetenza e pregiudizio fanno ancora più danni!».

 

 

Marco Camilli

 

 

 

 

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