Cervinia, la stagione sciistica inizia con le polemiche

 

code a Cervinia (foto dal web)

VALTOURNENCHE. Non è facile scrivere di quanto sta accadendo in questo mondo cambiato, violentato dal Coronavirus. Paura, inadeguatezza amministrativa, povertà, dolore e morte. Tutto questo e tanto altro attraversa i nostri pensieri.

Ieri a Napoli e a Milano ci sono state proteste contro il coprifuoco per la paura di un nuovo colpo all'economia, magari fatale. Invece oggi in Valle d'Aosta, nonostante il parere contrario dei sanitari, Cervinia ha aperto i suoi impianti di risalita. Le immagini rimbalzate velocemente sui social hanno bisogno di poche spiegazioni: centinaia di persone ammassate in coda con gli sci in mano in attesa di raggiungere le piste bianche. Chi deve acquistare lo skipass in biglietteria e chi lo ha acquistato on line ma lo deve convalidare, tutti sono in fila uno vicino all'altro. L'obbligo di indossare la mascherina sembra rispettato, però il distanziamento fisico minimo non c'è e il divieto di assembramento di conseguenza è solo un ricordo.

Dalla diffusione di queste immagini in poco tempo è motata la polemica che subito dopo si è trasformata in rabbia. E che ha scatenato una reazione altrettanto arrabbiata degli operatori che lavorano grazie allo sci.

Un'operatrice, parlando con Aostaoggi.it, commenta senza mezzi termini: "Il sensazionalismo spinto mi fa schifo. Io non incasso dell'8 marzo e ci infangate pure". Prosegue sugli assembramenti davanti alle biglietterie: "E allora i mezzi qui a Milano? E allora gli aerei? Ma ci lasciate lavorare o no?". E conclude: "la situazione è già tragica così, non facciamola diventare peggiore con le balle".

L'assessore regionale competente per gli impianti di risalita, Luigi Bertschy, dice: "La coda è stata all’esterno perché ad ogni sciatore è stata misurata la febbre".

La situazione è complessa e delicata. Da una parte l'impennata dei contagi in una piccola realtà come quella valdostana, dall'altra un'economia che cerca di ripartire per non finire schiacciata sotto il peso delle restrizioni.

Pochi giorni fa l'ex presidente della Regione Renzo Testolin ha messo in quarantena tre Comuni per una festa dei coscritti. Se a Valtournenche, dopo le scene di oggi, dovesse scattare la zona rossa (magari tra una settimana, magari tra un mese) quali conclusioni si dovrebbero trarre? Cosa dovremmo scrivere?

Certo è che se lo Stato - o la Regione - chiede sacrifici ai cittadini e agli imprenditori deve poter offrire a tutti strumenti concreti per vivere. Non bastano parole come "Non vi preoccupate, andrà tutto bene, tra pochi giorni troverete 25.000 Euro sul vostro conto corrente". Servono azioni concrete e servono subito, prima che il vuoto lasciato dalle domande senza risposta venga colmato dal conflitto sociale.




Marco Camilli
(foto da internet)

 

 

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