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Flash mob ad Aosta, intervista al musicista Philippe Milleret

'Era un flash mob per la libertà. Non mi prendo la responsabilità se qualcuno non ha messo la mascherina'

 

Philippe Milleret Philippe Milleret, cosa è successo lo scorso 1° Maggio nel centro di Aosta?
"È stato organizzato un flash mob con una trentina di musicisti. Abbiamo suonato la canzone "Danser encore" che viene cantata in tutte le piazze d'Europa. È un inno alla gioia, alla musica e alla libertà, cioè quello che ad oggi manca a tutti. È stato fatto il 1° maggio perché poi saremmo tornati in zona rossa senza nemmeno la possibilità di uscire di casa".

Le autorità erano state avvisate? Avevate un permesso?
"No, è stata una cosa spontanea. Non è stata una manifestazione bensì un flash mob. Sono stato contattato da amici musicisti per suonare questa canzone e ho accettato volentieri. Ahimè però è passato il messaggio di una manifestazione organizzata in piazza il 1° Maggio. Tra chi si è fermato ad ascoltarci qualcuno non aveva le mascherine, ha cantato, ha ballato e non ha tenuto il distanziamento. Sono molto rammaricato perché con quattro pattuglie della polizia presenti forse questa situazione si poteva evitare".

Lei intende dire che la polizia doveva intervenire per invitare le persone a mettere le mascherine?
"A scuola ho imparato il detto ognuno è artefice del proprio destino. Se io da musicista voglio fare una cosa, la faccio perché ci credo e voglio condividere un momento a distanza (perché noi musicisti eravano tutti a distanza). Chi ci ascolta è libero di stare distanziato o meno. Non capisco l'accanimento verso il sottoscritto e il Trouveur Valdotèn accusati di organizzare una festa del 1° Maggio abusiva in piazza con le forze dell'ordine che guardano. Noi stavamo suonando, ma non abbiamo invitato nessuno a fare una manifestazione di piazza. Se ci sono le forze dell'ordine, perché dobbiamo essere additati noi come quelli che hanno creato un assembramento?".

Voi musicisti non avete pensato di invitare chi vi ascoltava ad indossare la mascherina?
"Bisogna avere rispetto reciproco e buonsenso. Se una persona decide di assistere ad un flash mob e si mette da parte con la mascherina, ascolta e canta va bene. Ma se arriva senza mascherina, balla, fa assembramento e se ne frega perché nella sua testa è un "no vax" o contro il sistema o contro altro, cosa possono dire io musicista? Restate distanzati altrimenti ce ne andiamo? Il messaggio che passa è che per colpa nostra che abbiamo suonato si è creato un assembramento. Allora io da domani non suono più. Con tutte le porcherie che avete pubblicato sui giornali ci sono stati tanti commenti sui social: vergogna, ammazzatevi, figli di...  Ma io ho tre figlie in dad, l'attività di mia madre è chiusa da un anno senza ristori, mio cugino è quasi morto. Ci hanno accusato di non pensare alla gente che lavora, ma non è vero. Se i Trouveur Valdotèn il mattino del 1° Maggio sono a suonare per il Savt va bene, ma il flash mob non va bene? Sia chiaro che io non giustifico nessuno. Ci sono delle leggi? Vanno rispettate. Ma non mi prendo io la responsabilità se qualcuno non ha messo la mascherina".

Assembramenti come quelli visti in piazza Chanoux rispecchiano quanto accade nelle valle laterali. Manca il controllo sul territorio. Se lei avesse davanti il presidente della Regione Erik Lavevaz cosa chiederebbe?
"Gli direi di applicare una zona franca sperimentale, cosa che a noi spetta di diritto da più di 70 anni, e di iniziare a governarci autonomamente. Non possiamo rimanere schiavi di uno Stato italiano che continua a paragonare il comune di Bionaz a quello di Milano. La Valle d'Aosta ha il potenziale per gestirsi autonomamente con i suoi più di 70 Comuni, i suoi sindaci, le sue vallate laterali. Invece per tutta la Valle d'Aosta il sistema è uguale allo Stato e questi sono i risultati: le persone sono stufe, se ne fregano e sfidano il potere. Come? Assebrandosi. Ma io dico: cosa ne hai di più se sfidi non indossando una mascherina? Adesso siamo additati come quelli che faranno riempire gli ospedali di contagiati. Hanno scritto a mia figlia "tuo papà è un co...". Ma io sono andato in piazza con tutt'altro spirito, nel rispetto delle regole e mantenendo la distanza. Alcuni giornali hanno fatto nomi e cognomi dei presenti e lo sa come sono i social: basta scrivere qualcosa e tutti vanno dietro ad accusare. Io ho postato un video e ho detto: se volete telefonarmi fatelo. Io giro a testa alta. Quando abbiamo creato un movimento indipendentista è perché quando credo una cosa la faccio. So che è un sistema anticostituzionale, ma servono soluzioni propositive. Tutto questo non ha nulla a che vedere con quello che è successo sabato, cioè semplicemente suonare e cantare una canzone. Il messaggio da far passare era tutt'altro. Dovevate dire che era stato organizzato un flash mob, un inno alla gioia, un inno alla libertà senza bandiere politiche. Invece è passato il messaggio del maxi assembramento. Mi spiace che le persone ci abbiano insultato, non doveva andare così. E mi spiace per chi ha percepito male questo messaggio che ahimè, alla luce dei fatti, è la verità: mascherine non ce n'erano".

 

 

Marco Camilli

 

 

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