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La triste politica della Regione Autonoma Valle d'Aosta

Il potere e le poltrone prima di tutto

 

La triste politica della Regione Autonoma Valle d'Aosta

AOSTA. Mentre il nostro amato presidente Erik Lavevaz scrive al ministro Speranza ogni settimana per chiedergli di farci diventare prima arancioni e poi gialli, nell'aula consigliare del nostro palazzo regionale - nostro in quanto non è dei 35 consiglieri regionali bensì dei valdostani - si è consumato l'ennesimo sacrificio umano al Dio del potere.

La cosiddetta sinistra ha immolato quel poco di credibilità che aveva nei confronti degli ex elettori votando quasi compatta per una risoluzione sull'ospedale Parini che non rispecchia gli impegni elettorali presi. Solo le due consigliere del Progetto Civico Progressista, con uno scatto finale di orgoglio, hanno votato contro finendo col dimettersi dagli incarichi che avevano: Chiara Minelli da assessore ai trasporti, all'ambiente e alla mobilità sostenibile e Erika Guichardaz da presidente della V commissione consiliare.

Le loro dimissioni non sono figlie solo del voto sull'ospedale bensì dei tanti, troppi, rospi mandati giù per salvare questo governo, ma soprattutto le comode e utili poltrone di assessori e presidenti per le quali "val bene turarsi il naso le orecchie e gli occhi".

Non sto a riportare i tanti commenti di delusione e rabbia di chi aveva creduto a persone che ora rinnegano quanto promesso in campagna elettorale. Ma cosa potremmo mai aspettarci da questa classe politica che riesce a mostrare solo il peggio di se stessa? Tutti a casa? No, anche perché all'appuntamento con le urne si ripresenterebbero sempre gli stessi. Mancano persone oneste, preparate e coraggiose disposte a mettersi in gioco per far tornare la Valle d'Aosta l'isola felice che era una volta, o almeno qualcosa di simile.

Nel frattempo il nostro caro presidente Erik Lavevaz scrive ogni settimana al ministro Speranza. Chi di Speranza vive, disperato muore.

 

 

Marco Camilli

 

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