Il tormento di Testolin

La poltrona, solo la poltrona, niente altro che la poltrona

 

Una voce forte dal tribunale di Aosta ha sentenziato che Renzo Testolin non era eleggibile in Giunta in quanto, per una legge regionale, ha raggiunto il limite di mandati per governare. È triste constatare che il Palazzo di Giustizia abbia dovuto impartire una lezione di democrazia a chi, in un altro Palazzo, dovrebbe difendere l'esercizio democratico del popolo valdostano.

Triste, ma non imprevedibile. Testolin, da navigato uomo politico valdostano, in passato aveva già dato decisi segnali di "innamoramento" della poltrona. Nella precedenza legislatura, in prima votazione, non era riuscito ad essere eletto presidente, ma aveva deciso comunque di tirare dritto, supportato dall'UV, e di ripresentarsi candidato. Dopo una strigliata agli alleati e con diverse modalità di voto, con il bene placido dell'allora presidente dell'aula Bertin, era riuscito nel suo intento.

In questa Legislatura, nonostante le voci che gli facevano notare che una legge regionale impedisce alle stesse persone di rimanere per troppo tempo sulla stessa poltrona, Testolin ha di nuovo deciso di tirare dritto. E, sempre supportato dall'UV, ha ottenuto la carica da lui agognata di presidente.

Testolin, sia ben chiaro, non è il solo responsabile di questa imbarazzante vicenda. Responsabili sono tutti i consiglieri della maggioranza che, consapevoli della possibilità di far piombare la Regione in una impasse istituzionale e amministrativa, si sono girati dall'altra parte e hanno eletto l'esponente unionista.

Ora, in seguito alla sentenza del Tribunale, si aprono vari scenari. La parola "fine" probabilmente non è ancora scritta. Per Testolin c'è la possibilità di ricorrere, magari per chiedere di accertare che la legge regionale che limita i (suoi) mandati vìola i diritti costituzionali. Aggiungendo precarietà alla precarietà.

La speranza è che la politica valdostana, specialmente quella delle due "P" (potere e poltrone), agisca per una volta con senso di responsabilità. In fondo l'obiettivo della politica dovrebbe essere di migliorare la vita dei cittadini, e non di sorreggere un singolo e far piombare tutti gli altri nell'incertezza, in un periodo storico che già rende difficile il vivere quotidiano.

 

Marco Camilli

 

 

 

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