Il capogruppo della Lega: «il Fentanyl è già arrivato in Valle d'Aosta, il primo passo è porre l'attenzione su come viene custodito»

È recente la discussione in ambito politico sulla situazione della diffusione del Fentany in Valle d'Aosta. A destare preoccupazione sono due situazioni riportate in Consiglio Valle da Andrea Manfrin, capogruppo della Lega VdA, che riguardano due medici. Uno di loro si è sentito male mentre si trovava sul luogo di lavoro, un secondo è stato trovato senza vita a casa, si presume per overdose.
L'argomento è arrivato in Consiglio Valle ma la parte della discussione collegata alle vicende dei due medici è stata secretata.
Abbiamo sentito a tal proposito Andrea Manfrin. Il capogruppo evidenzia «la tragicità di quanto è successo» e spiega: «in tutta questa vicenda quello che trovo più grave è che, alla mia prima iniziativa ispettiva sul medico che si è sentito male in servizio, da parte dell'assessore alla Sanità Marzi c'è stata la secretazione della seduta per non far conoscere la verità ai valdostani e a chi sta fuori dall'aula. Quello che è accaduto è oggettivo: ho dati precisi, conosco l'identità, che giustamente non riveliamo, e trovo gravissimo che si sia voluto evitare che i valdostani lo sapessero. Tutto è stato affidato ad una discussione prima sugli organi d'informazione e poi a quello che abbiamo dichiarato io e l'assessore sempre sui mezzi di informazione. Nulla però è stato riportato del confronto in aula che ovviamente, essendo secretato, non posso riportare».
Quello che invece è stato discusso pubblicamente in aula è il problema degli ammanchi di Fentanyl.
«Questi furti alle scorte, sui quali l'assessore non poteva secretare la seduta, sono un ulteriore campanello di allarme - riprende Manfrin -. La presidenza del Consiglio dei ministri si era particolarmente allarmata dopo il furto all'ospedale Israelitico di Roma da cui si potrebbe ricavare, pari, fino a 20mila dosi da vendere sul mercato della droga. Da una parte ci era stato segnalato in modo rassicurante che era tutto a posto, invece ci sono stati degli ammanchi, denunciati alle forze di polizia, e questo non ci fa dormire sonni tranquilli. Tutto questo credo contribuisca a creare un quadro molto preoccupante della nostra sanità».
Davanti a fatti come questi, si crea un problema di fiducia tra il cittadino che si affida ai servizi sanitari e al personale sanitario?
«Non mi permetto di ipotizzare che ci sia un largo consumo di Fentanyl tra il personale sanitario. Mi permetto però di dire che questi segnali, queste due unità di personale che sono entrate in contatto con la sostanza e hanno avuto effetti, ci dicono che c'è sicuramente un problema di custodia. Se la custodia è attenta, il Fentanyl non scompare. Se invece la custodia è meno precisa, siamo in presenza di un problema. Bisogna capire chi può entrare in possesso di quel farmaco e vigilare sul giusto metodo di conservazione e custodia».
Riguardo agli ammanchi, l'assessore Marzi ha parlato di incongruenza dei numeri: si conosce l'entità?
«No, non lo ha detto. Ma parlare di "incongruenza di numeri" è un sistema molto edulcorato per dire che il materiale è stato rubato».
Alla luce di tutto questo, potrebbe essere utile un test antidroga per il personale sanitario?
«Sul test antidroga sono favorevole, ma comincerei prima con la politica. Ricordo anni fa un servizio che fece scandalo de Le Iene fuori dal parlamento: secondo i loro dati, quasi il 30% dei parlamentari avevano fatto uso di sostanze anche molto pesanti. Inizierei quindi con la politica e, a seguire, con chi ha incarichi pubblici. Per professioni che richiedono particolare attenzione o che permettono di venire a contatto con certe sostanze i test potrebbero essere utili».
Quali sviluppi futuri sono possibili?
«Intanto voglio conoscere la dimensione degli ammanchi: un conto è una fiala, un altro sono cento fiale. C'è da chiarire numeri e modalità. Per esempio il Fentanyl è presente nelle ambulanze per i casi di politrauma. Bisogna comprendere in che modo la sostanza è custodita e gestita. Una volta capito questo, si fa il passo successivo. Si è detto che gli ammanchi risultano da tre anni anni: bisogna capire a che punto sono arrivate le indagini. La cosa più urgente al momento è mettere un freno. Il Fentanyl è già arrivato in Valle d'Aosta e in un'interpellanza precedente la collega Baccini veniva detto che c'era già una persona in cura al Serd per questa sostanza. Non è diffusissima ovviamente, ma c'è. Bisogna evitare che si diffonda un maniera capillare e mettere l'attenzione sulla custodia di questo farmaco credo sia il primo passo».
Marco Camilli



