Anna De Santis: io innocente, sto pagando le colpe degli altri

 

AOSTA. Ieri c'è stata una prima sentenza sull'incidente in cui sette anni fa a Villeneuve rimase gravemente ferito un automobilista di 41 anni, Michel Chabod, colpito da un masso franato sulla strada. Il giudice di pace ha riconosciuto colpevoli, infliggendo una multa e un risarcimento, il proprietario del terreno Gabriele Gianni e l'affittuaria Anna De Santis. Quest'ultima, che ha annunciato appello, nei mesi scorsi era stata assolta nell'udienza civile. L'abbiamo intervistata.

Qual è stata la tua sensazione quando è stata emessa la sentenza?
«Ho dovuto pensare a come si fa fisicamente a stare in piedi. Stavo crollando».

Tu sei l'affittuaria del terreno da cui è caduto il masso e gestivi la vigna. Secondo il giudice di pace la tua colpa è di aver contribuito all'incuria che ha permesso al masso di cadere.
«Ho fatto un corso all'Agricole dove mi hanno insegnato tutto ciò che riguarda il lavoro della vigna. E la mia vigna era perfetta. Sono stata accusata di tenerla in uno stato di degrado, ma non è così. Ho foto e testimoni. Io non sono una geologa, non devo controllare le strade se sono sicure, e non lavoro nei boschi. Non sono tenuta a guardare il bosco. Quella strada e quel muro non sono stati fatti da me e non ne sono io la responsabile, questa è una cosa molto più grande di me. Mi sento un peso addosso tre miliardi di volte più grosso di quel masso che è caduto, con tutto il rispetto per questo povero ragazzo (Michel Chabod, l'ingegnere rimasto invalido dopo l'incidente, ndr). Mi sono sempre interessata della sua situazione, ma non ho colpe per quello che è caduto».

In questi sette anni come si sono comportate le istituzioni?
«Dal 16 marzo (il giorno dell'incidente, ndr) mi sono successe tante cose a catena che hanno fatto sì che la mia azienda non potesse più produrre. Il soldo e il lavoro sono collegati. Questo fatto ha avuto conseguenze economiche, psicologiche, morali. Quell'anno avrei dovuto partecipare a cantine aperte, ma mi sono rifiutata malgrado gli inviti a ripensarci. Non intendevo esaltarmi e gioire per la mia passione mentre il povero Michel era in ospedale. E non perché mi sono sentita in colpa, ma per una forma di rispetto per chi soffre. Sono altruista, per questo sto ancora più male. Mi hanno staccato la corrente, il riscaldamento, ho dovuto menttere via l'uva, non ho più il mio prodotto. Sono ripartita nel 2016, ora arranco e cerco di sopravvivere».

Subito dopo l'incidente, la strada è stata messa in sicurezza?
«La strada è stata bloccata e chiusa e ci hanno intimato di fare dei lavori. Gianni Gabriele (il proprietario del terreno, ndr) ha speso una cifra enorme per disboscare il bosco e togliere tutti gli alberi. Le radici tengono il terreno fermo, invece il sindaco di allora ci ha detto di disboscare. Abbiamo lavorato noi per alcuni mesi nel bosco e quando abbiamo finito il disboscamento, che secondo me non andava fatto, loro hanno messo le reti di protezione. Perché non le hanno messe prima? Non lo so. E in quei mesi in cui la strada era chiusa i ciclisti continuavano a passare. Noi abbiamo controllato che i sassi piccolini che cadevano durante gli interventi non li colpissero. Le autorità avrebbe dovuto controllare la chiusura della strada e non soltanto mettere delle sbarre invece abbiamo noi dovuto fare attenzione».

Domani (oggi per chi legge) c'è un'altra udienza al tribunale civile di Torino, poi ci sarà un procedimento in Tribunale ad Aosta in cui sono coinvolti anche il sindaco, l'ex presidente della Regione Rollandin ed il progettista dei lavori effettuati sulla strada dove cadde il masso. Cosa ti aspetti?
«Non so cosa aspettarmi. Sono stanca mentalmente e confusa. Ho iniziato questo lavoro per passione e mi stanno rovinando la vita, anzi me l'hanno già rovinata. Ora sono in emergenza abitativa, ho l'avvocato col gratuito patrocinio, dormo per terra. Non mi riprenderò mai più mentalmente da questa cosa».

La legge è uguale per tutti?
«La legge è uguale per chi ha i soldi».


Marco Camilli

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