Reati elettorali, riti di affiliazione e omertà nell'avviso di conclusione indagini di Geenna

DDAAOSTA. C'è la conferma dei sospetti dell'esistenza di una "locale" di 'ndrangheta ad Aosta nell'avviso di conclusione delle indagini riguardanti l'operazione Geenna condotta dalla Dda e dai carabinieri del Ros e di Aosta.

Ora che l'inchiesta è chiusa gli indagati sono saliti a 20. Tra loro ci sono quelli che, secondo gli inquirenti, farebbero parte della locale con conseguenti accuse di associazione di tipo mafioso: Marco Fabrizio Di Donato, Roberto Di Donato, Alessandro Giachino, Francesco Mammoliti, Bruno Nirta, il consigliere comunale di Aosta sospeso Nicola Prettico ed il ristoratore Antonio Raso.

Come si legge nell'avviso di conclusione indagine, la locale era "operativa sul territorio di Aosta e zone limitrofe" e operava tramite "una struttura organizzativa e ripartizione degli associati in ruoli di vertice, ruoli subordinate, con regole interne e riti di affiliazione". La presunta associazione mafiosa faceva leva sulla "forza dell'intimidazione del vincolo associativo e della condizioni di assoggettamento e di omertà" per compiere reati di "estorsione, contro il patrimonio - come truffe e riciclaggio - delitti contro la pubblica amministrazione, delitti in materia di stupefacenti, delitti contro la persona". Inoltre si occupava della "acquisizione diretta e indiretta del controllo di attività economiche presenti sul territorio e, in particolare, nel settore dell'edilizia privata, imponendo ai committenti la scelta degli artigiani e delle ditte cui affidare i lavori, nonché gestendo e controllando l'attività di commercio dei venditori ambulanti che dalla Calabria si recano in Valle d'Aosta per svolgere la propria attività".

I "delitti elettorali"
Una parte delle indagini della DDA riguarda reati di tipo elettorale. Gli inquirenti citano il presunto appoggio a favore di Marco Sorbara (che è stato assessore ad Aosta prima dell'elezione in consiglio regionale) e Nicola Prettico (consigliere comunale sospeso) alle elezioni comunali del 2015 e la promessa di voti all'allora candidato sindaco Fulvio Centoz, estraneo all'inchiesta, che rifiutò l'offerta.

Sorbara, recentemente scarcerato dopo sette mesi di detenzione a Biella, secondo la Dda beneficiò di un "appoggio elettorale di Antonio Raso". In cambio avrebbe tenuto "costantemente informato" Raso di quanto accadeva in giunta comunale e "interveniva su richiesta di Raso" per "risolvere problemi di varia natura (in materia di lavoro e di rapporti con l'azione amministrativa del Comune) che gli appartenenti alla comunità calabrese residenti in Valle d'Aosta prospettavano allo stesso Raso". Tra gli episodi citati nell'avviso di conclusione indagini c'è una richiesta di consiglio a Raso per problemi nell'uso di spazi da parte degli artigiani della Calabria che nel 2017 parteciparono alla Fiera di Sant'Orso e poi tensioni nate all'interno della giunta comunale del capoluogo quando Sorbara decise di donare alcuni  mobili al Comune di San Giorgio Morgeto. 

Anche Monica Carcea, ex assessore del Comune di Saint-Pierre, secondo le accuse beneficiò di un "appoggio elettorale", ma da parte di Marco Fabrizio Di Donato. L'ex assessore si sarebbe rivolta a Di Donato, a Raso ed a Prettico per "comporre le tensioni e i contrasti" con altri componenti della giunta di cui faceva parte e li avrebbe informati sull'intenzione dell'amministrazione di non rinnovare un contratto (per il trasporto scolastico) alla ditta di Salvatore Addario, cognato di Raso (e presidente di Cna Valle d'Aosta).

Stupefacenti, estorsioni, lesioni
Negli atti sono ripresi altri ipotesi di reato che vanno dal traffico di cocaina al favoreggiamento, violazione della normativa sulle armi, ricettazione, falso ideologico, lesioni personali ed estorsione. In un caso ci sarebbero state minacce ad un ristoratore di Aosta per indurlo a scegliere una ditta "compiacente" per ristrutturare il suo locale.

 

 

 

 

Marco Camilli

 

 

 

 

 

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