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Filiale Bccv di Fénis, Perron e Linty assolti in Cassazione

Secondo la Corte suprema 'il fatto non sussiste'. Perron: 'ho pagato un prezzo pesantissimo per questa vicenda'

 

Ego PerronAOSTA. L'ex assessore regionale Ego Perron e l'ex presidente della Bcc Valdostana Marco Linty sono stati assolti dalla Corte di Cassazione dalle accuse di induzione indebita a dare o promettere utilità. La vicenda nasce nel 2015 e riguarda la filiale di Fénis dell'istituto di credito.

Secondo gli elementi di accusa raccolti dagli inquirenti gli ex presidenti della Bccv Marco Linty e Martino Cossard avevano stabilito di insediare la filiale di Fénis del loro istituto di credito in alcuni locali di proprietà di Perron. Il contratto di affitto era stato però successivamente annullato. In cambio, sempre secondo le accuse, l'ex assessore regionale alle finanze aveva utilizzato la sua influenza per sostenere la loro candidatura ai vertici della banca in occasione delle elezioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione.

Condanne in primo e secondo grado

In primo grado nel 2017 i tre imputati furono condannati e Perron si dimise dalla carica di assessore regionale al Bilancio. La Corte di appello di Torino nel luglio 2019 confermò le condanne, ma con pene meno severe: un anno e otto mesi per Perron e sei mesi (pena sospesa) per Cossard e Linty.

La Corte suprema, esaminando i ricorsi presentati solo da Perron e Linty, ha invece annullato la sentenza di secondo grado "perché il fatto non sussiste" senza stabilire il rinvio in appello.

Secondo le difese l'assoluzione coinvolge anche Cossard per l'effetto estensivo dell'impugnazione.

Il commento di Ego Perron

Commentando la sentenza, Ego Perron afferma: "La notizia mi riempie di soddisfazione, perché la vicenda oggi si chiude con una totale e indiscutibile assoluzione, dall'altro però rimane il rammarico di essere stato per cinque anni, perché questa vicenda è durata cinque anni, giudiziariamente e mediaticamente esposto a critiche e a condanne feroci".

"È una vicenda che mi ha fatto molto soffrire dal punto di vista personale - continua l'ex assessore -, per la quale ho pagato un prezzo pesantissimo: mi sono dimesso dopo la prima condanna, sono decaduto da consigliere regionale, ho avuto dei problemi con il mio lavoro, ho pagato per una sentenza che poi i giudici della Corte di cassazione hanno giudicato errata".

 

 

Marco Camilli

 

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