La contestazione riguarda dipendenti dell'Usl della Valle d'Aosta e la loro gestione contabile dell'attività libero-professionale intramuraria tra il 2019 e il 2021

Sono venticinque le persone citate a giudizio dalla procura della Corte dei conti della Valle d'Aosta per un presunto danno erariale di oltre 1,4 milioni di Euro. Si tratta di dipendenti attuali o passati dell'Usl valdostana che il prossimo 23 settembre saranno coinvolti nell'udienza di discussione davanti alla Sezione giurisdizionale.
Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza, riguardano le tariffe per l'attività libero-professionale intramuraria (o Alpi), ovvero l'attività svolta dal personale medico al di fuori dell'orario di lavoro utilizzando le strutture dell'Usl. L'obiettivo dell'Alpi è ridurre le liste di attesa senza però oneri aggiuntivi per il Servizio Sanitario Nazionale.
"Disavanzo sistematico"
Nel 2022 la gestione dell'Alpi era finita sotto la lente di ingrandimento della Guardia di finanza aostana per il mancato adeguamento tariffario da parte dell'Ausl. Nonostante un aumento dei costi, le tariffe non sarebbero state modificate di pari passo per evitare di andare in perdita. Dagli accertamenti sarebbe però emerso che i bilanci relativi all'attività libero-professionale intramuraria, che richiede una contabilità separata, tra il 2019 e il 2021 presentavano "sistematicamente un disavanzo", per un totale di oltre 1,4 milioni di euro, "in violazione di numerose disposizioni normative".
Costi coperti da risorse pubbliche
L'indagine contesta anche la violazione dei principi di trasparenza e veridicità contabile a causa della "mancata previsione dei costi", le cui voci "sono comparse solo nei consuntivi".
Le perdite, segnala la Guardia di finanza, sarebbero state coperte "da risorse pubbliche che, anziché destinarle al finanziamento dell’attività di tipo privatistico svolta dal proprio personale medico presso i locali AUSL, avrebbero potuto essere destinate a garanzia dei servizi alla collettività svolti in regime ordinario".
Chi è coinvolto
Tra le numerose persone convenute a giudizio figurano gli ex direttori generali dell'azienda sanitaria Massimo Uberti ed Angelo Pescarmona, l'ex direttore amministrativo Marco Ottonello, i componenti del Nucleo di monitoraggio dell'attività libero-professionale intramuraria (tra i quali Roberto Barmasse, ex assessore regionale alla Sanità, e Flavio Peinetti, ex consigliere regionale). Sono coinvolti anche i componenti del Collegio sindacale e il dirigente responsabile della Struttura Programmazione, bilancio e controllo di gestione dell'Ausl.
Quali responsabilità sono contestate
Secondo gli accertamenti della Guardia di finanza "il management dell’ASL (direttore generale e direttore amministrativo) ha approvato e riversato, sul bilancio aziendale prima e su quello regionale poi, una contabilità nella quale le tariffe ALPI sono rimaste per diversi anni ferme e non adeguate all’andamento incrementale dei costi delle prestazioni".
Questo mancato adeguamento sarebbe stato "avallato dal comportamento inerte tanto del collegio sindacale dell’ASL, quanto del direttore della Struttura complessa aziendale" della Programmazione, Bilancio e controllo di gestione. Ugualmente avrebbero "omesso e trascurato i propri doveri di impulso e controllo all’obbligatorio procedimento di revisione delle tariffe i componenti dell’apposito nucleo di monitoraggio dell’ASL, previsto dal regolamento ALPI approvato dall’azienda.
"Le condotte poste in essere - sostengono le Fiamme Gialle - hanno avuto tutte natura omissiva essendo state tralasciate quelle doverose attività di monitoraggio e controllo dell’andamento della contabilità separata LPI che avrebbero dovuto condurre ad avviare il procedimento di revisione delle tariffe, anche questo normato in maniera puntuale dalla legislazione statale e regionale, dagli atti aziendali e dal regolamento ALPI".
Marco Camilli



