Contestata la «colpa di organizzazione»: amministratore e dirigenti non avrebbero agito per evitare che il Casinò diventasse «un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali»

Il Casinò di Saint-Vincent è sotto amministrazione giudiziaria su ordine del Tribunale di Torino ai sensi del Codice Antimafia. Il provvedimento emesso dalla Sezione Misure di prevenzione è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Aosta e prevede un "tutoraggio" da parte di due due amministrazione giudiziari per "un periodo iniziale di un anno".
Questa è la prima applicazione dello strumento di amministrazione giudiziaria nei confronti di una casa da gioco "individuata dagli inquirenti quale contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa", spiegano i Finanzieri.
Per gli inquirenti, mettere il Casinò di Saint-Vincent sotto amministrazione giudiziaria è la sola misura "idonea a rimuovere quelle “situazioni tossiche” che avrebbero creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali".
Il decreto è collegato alle indagini per riciclaggio seguite dalla Procura di Aosta che coinvolge più di trenta indagati e, lo scorso dicembre, aveva portato al sequestro di conti correnti e disponibilità finanziarie per circa 5 milioni di Euro. Le ipotesi di reato sono associazione a delinquere, riciclaggio, ricettazione, corruzione di incaricato di pubblico servizio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, con due dipendenti del Casinò coinvolti.
Secondo le ipotesi delle indagini, "tali condotte delittuose, poste in essere all’interno della Casa da Gioco, avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti, tale che si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti".
In particolare, spiegano le Fiamme Gialle, "sarebbero emerse le lacune organizzative dell’ente, nonché l’atteggiamento passivo e agevolatorio dello stesso che ha, di fatto, consentito, dapprima, il diffondersi e, successivamente, il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolar modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo. Infatti, i soggetti apicali del casinò, non direttamente coinvolti nei reati contestati - si legge -, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio".
Il Casinò di Saint-Vincent è finito sotto amministrazione giudiziaria dunque per "colpa di organizzazione in quanto l’azienda sebbene si fosse dotata, almeno sulla carta, di procedure volte ad impedire il verificarsi di fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari".
Marco Camilli
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