REGIONALI   SPECIALE ELEZIONI  COMUNALI

Il Consiglio Valle chiede l'azzeramento dei vertici della Casinò

 

La Torre: "non i possono dare soldi pubblici senza un adeguato management"

AOSTA. Assieme alla legge per la ristrutturazione aziendale, ieri il Consiglio regionale ha chiesto di azzerare i vertici attuali della Casinò de la Vallée Spa. All'unanimità è stato infatti approvato un ordine del giorno che impegna il governo regionale a rivedere radicalmente l'organizzazione della Casinò spa (Amministratore unico, Collegio sindacale, i quadri con funzioni di responsabilità nei settori del personale, gioco, marketing, relazioni sindacali) e a verificare la reale situazione gestionale.

«Vogliamo affermare un principio fondamentale e cioè che non si possono dare dei soldi pubblici senza un adeguato piano di ristrutturazione, senza un adeguato management» ha dichiarato Leonardo La Torre, presidente di quella II Commissione consiliare che ha preparato e proposto la legge del piano di ristrutturazione alternativa al ddl del governo con il finanziamento di 43 milioni.

«La politica deve stare fuori dall'azienda, ma dobbiamo trovare il manager e il progetto giusti, seguendoli con coerenza ma avendo la capacità di fare in modo che queste professionalità possano gestire questa difficilissima fase, senza avere paura di traghettare l'azienda verso la privatizzazione» ha dichiarato nel corso degli interventi il capogruppo dell'Uvp Luigi Bertschy.

«Oggi - ha detto il capogruppo di Stella Alpina Luigi Marquis -, diciamo anche che la dirigenza va azzerata, perché la gestione è stata deficitaria e occorre mettere nelle giuste mani la Casa da gioco. Il piano industriale richiesto è serio e richiederà un approccio nuovo, che andrà monitorato, perché la legge Madia prevede che entro tre anni bisognerà ripianare la società».

Anche i gruppi della minoranza hanno confermato il sostegno all'ordine del giorno sull'azzeramento dei vertici. Elso Gerandin, del gruppo Misto, ha parlato degli «degli investimenti privi di copertura e del silenzio che per anni ha avvolto la reale situazione della Casa da gioca. Alla base di questo disastro ci sono quindi bugie e una finanza creativa. Ci sono anche grandi responsabilità politiche. Ora è finito il tempo di raccontare favole, bisogna compiere una scelta che tenga conto del salvataggio dell'azienda, nel rispetto della normativa vigente».

 

Marco Camilli

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