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Arresto pm Aosta, il gip: "indizi colpevolezza rafforzati da interrogatorio di garanzia"

 

L'ex procuratore capo e l'imprenditore Cuomo sono ancora ai domiciliari. Dalle carte spunta il nome di Accornero del Forte di Bard

AOSTA. Il gip di Milano ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per l'ex procuratore capo facente funzione di Aosta Pasquale Longarini e per l'imprenditore Gerardo Cuomo perché "la gravità degli indizi di colpevolezza" si è "ulteriormente rafforzata all'esito degli interrogatori di garanzia".

"Sia Longarini che Cuomo - scrive il gip - hanno ammesso che effettivamente il primo si è reso disponibile nei confronti del secondo in plurime occasioni e, specificatamente, in quelle menzionate nell'ordinanza cautelare emessa, al fine di agevolarlo nella risoluzione di problematiche personali o lavorative". I diversi episodi sono stati "sostanzialmente ammessi da Longarini sia pure riconducendoli non alla volontà di favorire qualcuno ma ad una scelta di apertura e disponibilità all'utenza condivisa con la dirigenza dell'ufficio giudiziario".

Longarini è accusato di aver convinto un albergatore da lui indagato per reati fiscali, Sergio Barathier titolare del Royal & Golf di Courmayeur, a firmare un accordo con il Caseificio Valdostano di Cuomo per forniture del valore di 70-100.000 euro. E nelle carte dell'inchiesta spunta anche il nome di Gabriele Accornero, presidente del Forte di Bard nonché dirigente di Finaosta: Cuomo, nell'interrogatorio, avrebbe spiegato di essersi recato da Barathier con lui per proporgli il contratto di fornitura. Contratto che Barathier non ha voluto firmare perchè giudicato troppo caro, almeno fino ad una telefonata di Longarini arrivata il giorno dopo secondo la ricostruzione degli inquirenti. L'ex pm al gip avrebbe confermato di aver telefonato al direttore dell'albergo di Barathier senza sapere chi fosse il proprietario dell'hotel.

Gli episodi su cui si è concentrata l'indagine riguardano anche dei bonifici da 55mila euro a favore di Longarini fatti da un imprenditore per rimborsare dei lavori al tetto dell'immobile in cui abita l'ex pm, ma la cui motivazione non convince gli inquirenti, ed una vancaza in Marocco pagata da Cuomo all'ex sostituto procuratore definita  "una leggerezza" dallo stesso Longarini.


redazione

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