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La Thuile, il Consiglio di Stato dispone la demolizione di 3 villette

Le abitazioni erano state costruite con una concessione non valida. I proprietari potranno agire nei confronti del Comune

 

Frazione MoulinLA THUILE. Tre villette di frazione Moulin costruite sulla base di una concessione edilizia rilasciata dal Comune di La Thuile e giudicata non valida dovranno essere demolite. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato intervenendo, con sentenza pubblicata nei giorni scorsi, su una querelle iniziata dieci anni fa.

Gli immobili in questione sono la prima e unica abitazione di famiglie che risiedono in paese. Erano stati costruiti sulla base di una concessione edilizia rilasciata dal Comune nel 2010 che nel 2018 è stata annullata. Il permesso di costruire aveva "plurimi vizi sostanziali" come "la mancanza di un piano urbanistico di dettaglio", inoltre mancava la strada di accesso alle abitazioni costruite e non è stata rispettata la distanza minima tra fabbricati con un vicino condomino (che ha poi presentato il ricorso amministrativo).

"Risultano del tutto irrilevanti - scrivono i giudici del Consiglio di Stato - sia gli atti d'obbligo eventualmente sottoscritti dai titolari delle licenze edilizie rilasciate nel 1974, sia le iniziative recentemente assunte dal Comune di La Thuile per realizzare ovvero implementare le infrastrutture viarie e i parcheggi dell'area di cui trattasi. Tali circostanze non sono grado di elidere i plurimi vizi sostanziali del permesso di costruire n. 15 del 2010".

Sulla circostanza che le tre villette sono abitazioni principali, il Tar ha escluso la possibilità di sanare l'abuso con il pagamento di una sanzione. "Le violazioni accertate dal giudicato sono insuscettibili di essere fiscalizzate", si legge nella sentenza. I residenti però possono "agire nei confronti del Comune per aver fatto incolpevole affidamento nella legittimità dell'azione amministrativa".

Entro 60 giorni le tre villette con i relativi box dovranno essere quindi demolite. Se non sarà fatto, l'amministrazione avrà 120 giorni per procedere in danno dei proprietari. Il prefetto di Aosta o un suo delegato è già stato nominato Commissario ad acta "nel caso in cui l'inottemperanza si protragga oltre tale termine". I giudici aggiungono che è "fatta salva la possibilità del raggiungimento di eventuali accordi transattivi, anche su impulso e sotto la supervisione del Commissario ad acta".

 


Clara Rossi

 

 

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