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Inaugurata ad Aosta la mostra Carabinieri nel cinema

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La figura del Carabinieri raccontata attraverso il grande schermo, dall'epoca del muto ai giorni nostri

 

"Carabinieri nel cinema" è il titolo della mostra inaugurata ad Aosta in vista delle celebrazioni per il 208° anniversario di fondazione dell'Arma. Attraverso immagini, locandine, fotografie e oggetti, l'esposizione proposta nella sala espositiva dei portici di via Xavier de Maistre racconta il Carabiniere e la figura dell'Arma nell'immaginario collettivo: una istituzione che si fa persona per soccorrere il cittadino.

Il grande schermo nei decenni è stato capace di trasmettere i valori dell'Arma e lo spirito di servizio a tutela della legge e a difesa dei cittadini, quasi un moderno ordine cavalleresco capace di rassicurare il popolo italiano. La mostra, che sarà visitabile sino a martedì 7 giugno, traccia dunque il percorso dei Carabinieri sul grande schermo e non solo. 

La lunga saga cinematografica è costellata da decine di film girati fin dall'epoca del muto, esportati con successo perfino in Inghilterra e negli Stati Uniti. Quando la televisione non era ancora oggetto di massa la stampa quotidiana e quella periodica illustrano l'epopea della Benemerita con reportage e articoli corredati dalle splendide tavole di artisti del calibro di Beltrame, Pisani e Molino, sulla Domenica del Corriere o sulla Tribuna illustrata, il crudo episodio di cronaca diventa icona, impresa, fino a trascendere al mito. Una presenza peraltro già radicata in letteratura, dove i carabinieri si erano conquistati un posto in prima fila nel Pinocchio di Collodi, un classico dell'infanzia.

L'avvento del sonoro in Italia coincide con l'ascesa del fascismo, il ruolo delle fiammate divise rossoblù però sembra declinare, troppo fedeli alla monarchia e al popolo italiano, ma non è un caso che in età repubblicana, l'eroe di riferimento dell'Arma diventi Salvo D'Acquisto, martire vero dell'occupazione tedesca ne "La fiamma che non si spegne" (1949), e nel successivo e omonimo "Salvo D'Acquisto" - interpretato nel 1975 da un giovanissimo Massimo Ranieri diretto da Romolo Guerrieri, su soggetto di Giuseppe Berto - dove un giovane sottufficiale dei carabinieri offre la sua vita per salvare 22 suoi concittadini dalla feroce rappresaglia nazista.

La cinematografia parte da "In nome della legge" (1949) di Pietro Germi; passando per "Pane, amore e fantasia" (1953) e "Pane, amore e gelosia" (1954), diretti da Luigi Comencini, con un simpatico, galante e disinvolto Vittorio De Sica nei panni del Maresciallo Carotenuto accanto ad un'avvenente Gina Lollobrigida destinata alla celebrità internazionale, "Ladro lui, ladra lei" (1958) di Luigi Zampa con l’irresistibile Alberto Sordi, ladruncolo della periferia romana travestito da carabiniere al grottesco "I due marescialli" (1961) di Sergio Corbucci, in cui si cimenta l’immancabile Totò, qui ladro da strapazzo, fino al "Il giorno della civetta" (1968) di Damiano Damiani, con Franco Nero, tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia.

Negli anni Settanta, in clima di contestazione, tensioni sociali e austerity, non mancano film «politici» come "Il caso Mattei" (1972) di Francesco Rosi, in cui gli uomini dell'Arma hanno un ruolo importante nelle indagini sulla morte del presidente dell'Eni per poi tornare una pellicola densa di umanità e valori civili in stile semiserio con Carlo Verdone che dirige e interpreta, accanto a Enrico Montesano, "I due carabinieri" (1984). Nel 1992 è l'anno de "Il ladro di bambini" di Gianni Amelio, con Enrico Lo Verso, storia di un carabiniere alle prese con una coppia di bambini, senza parenti e disadattati, che nessuno sembra volere, film che segna il ritorno a un cinema intimista in cui l'uomo in divisa si trova a fare i conti con un'umanità dolente, dimostrando un eroismo moderno che poco si discosta da quello ottocentesco.

La lotta contro il brigantaggio ha ceduto il posto a quella contro l'emarginazione e i dissidi sociali. L'impegno dei carabinieri è rimasto immutato ed osservando al cinema i carabinieri in azione, o seguendo in televisione le gesta del compianto Gigi Proietti nei panni del maresciallo Rocca, a dispetto della criminalità crescente nel nostro Paese, dell'arroganza dei poteri forti, e della palude della giustizia, l'Arma continua a suscitare stima e rispetto, ad essere depositaria degli ideali di ordine e sicurezza, talvolta al prezzo della vita stessa dei suoi uomini. E anche questa, in fondo, è una conquista orgogliosa e sofferta della democrazia e della libertà. Senza poi dimenticare tra le altre la meravigliosa serie televisiva "Don Matteo" di cui è appena terminata la 13ma serie.

 

 

redazione

 

 

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