Il sindacato segnala sette aggressioni in 24 ore a Ivrea: «minacce e violenze non siano una condizione normale del turno di lavoro»
"Chiediamo alla Regione di convocare aziende sanitarie, Ordini professionali, sindacati, associazioni di categoria e autorità competenti per definire responsabilità, tempi e misure verificabili. La sicurezza di chi cura e assiste è una condizione necessaria per garantire assistenza ai cittadini". Così il Nursing Up di Piemonte e Valle d'Aosta dopo l'aggressione subite da sette operatori nell'arco di 24 ore all'ospedale di Ivrea.
I fatti, spiega il sindacato infermieri in una nota, hanno coinvolto infermieri, un medico e operatori socio-sanitari del Servizio psichiatrico di diagnosi e del pronto soccorso.
"Non possiamo continuare a trattare ogni aggressione come un caso isolato", afferma il segretario Claudio Delli Carri. "Alcuni ospedali e alcuni servizi sono più esposti, ma il rischio riguarda chiunque lavori nella sanità. Infermieri, medici, altri professionisti sanitari e OSS devono poter svolgere il proprio lavoro senza considerare minacce e violenze una condizione normale del turno".
Secondo il Nursing Up servono presidi delle forze dell'ordine negli ospedali dotati di pronto soccorso. La vigilanza già attivata in alcuni presidi è considerata "un punto di partenza, ma deve inserirsi in un sistema che comprenda procedure di intervento, organici adeguati, formazione e supporto a chi subisce un’aggressione. La valutazione del rischio deve riguardare anche i reparti e i servizi territoriali più esposti".
Marco Camilli
