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Ferrero, dal M5s a Mouv: "in tempo di emergenza bisogna agire d'emergenza"

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AOSTA. Le elezioni regionali si avvicinano e partiti e movimenti stanno completando la formazione delle liste e dei programmi. Tra volti "vecchi" e volti "nuovi" che si apprestano a partecipare alla corsa elettorale abbiamo sentito Stefano Ferrero. Il consigliere regionale uscente ha recentemente fatto parlare di sé per il turbolento divorzio dal movimento di Beppe Grillo deciso insieme al collega Cognetta. Un passo a sorpesa per alcuni e una decisione da tempo annunciata per altri e che ha portato incertezze sulla sua intenzione di ricandidarsi.

Stefano Ferrero, alle elezioni regionali cosa farai?
«Ormai sembra quasi deciso: mi collocherò nell'area denominata Mouv, nata come movimento d'opinione che adesso diventa un partito politico. La motivazione è molto semplice: intorno a questa forza si stanno riunendo persone che nella legislatura che sta finendo hanno sempre assunto posizioni molto critiche nei confronti della maggioranza regionale e dei partiti che hanno cambiato in corso d'opera programmi ed obiettivi iniziali. In Mouv ci sono quindi persone che, come me, ritengo abbiano privilegiato i principi e la coerenza agli interessi di bottega delle forze politiche che a volte fanno ragionamenti che esulano dall'interesse della gente».

Ricordo anni fa uno Stefano Ferrero che gridava contro il sistema e le persone che in quel momento occupavano il potere. Alcune di queste persone oggi sono in Mouv.
«Ci sono delle questioni che mi sono riservato di valutare nel senso che il mio appoggio al movimento è come indipendente ed è legato all'avere le mani libere per poter sempre dire quello che c'è da dire. Per quanto riguarda alcune persone presenti oggi in Mouv, attualmente la Valle d'Aosta è precipitata nel buio e cerco di vedere degli elementi di speranza. E'  vero, ci sono persone che da anni (forse froppi) fanno politica, ma è anche vero che in questo momento ci vuole un patrimonio di esperienza e di professionalità che le nuove forze candidate alle elezioni regionali non hanno. Nell'emergenza bisogna agire di emergenza e adesso c'è bisogno di raccogliere tutte le forze, tutte le energie e tutto il meglio che c'è. E' inoltre importante che in ciò che mi è stato prospettato finora (la lista è in corso di composizione)  non ci siano persone con pendenze con la Corte dei Conti o coinvolte nelle ultime vicende giudiziarie».

Questa emergenza di cui hai parlato come si svilupperà dopo le elezioni di maggio? Cosa potrà accadere?
«Dipende dal risultato. Auspicando un esito positivo per il movimento in cui sarò candidato, ovviamente ci sarà un cambio completo di direzione che andrà nel senso di legalità, di concretezza, di non raccontare frottole o fare promesse. La situazione debitoria della Regione è pesante e c'è quindi una situazione da recuperare e ricostruire. Inutile pensare ai sogni, servirà mettersi a lavorare seriamente facendo dei programmi e fissando delle scadenze per portarli a termine».

Alle elezioni politiche abbiamo assistito ai buoni risultati del Movimento 5 stelle e della Lega ed alla "deriva" dei movimenti autonomisti. Non c'è il pericolo che le specificità della Regione autonoma possano venir meno? Il M5s non è paladino dell'autonomia e la Lega nemmeno...
«Vedo un futuro confuso perché politicamente chi si propone come nuovo non ha idee in proposito. L'idea che ho sempre avuto e che avrò sempre è che l'autonomia debba essere tutelata e finanziata. bisogna cioè avere le risorse per renderla operativa. Ciò è essenziale per la Valle d'Aosta perché, senza autonomia, la nostra regione nel giro di poco tempo diventerebbe come le peggiori regioni malmesse del Sud. Oggi c'è tutto un sistema che si regge su regole ed incentivi: l'autonomia non si può toccare».

Allarghiamo il discorso a livello nazionale. Hanno chiesto i danni a Berlusconi per aver leso l'immagine dell'Italia all'estero. Se Ferrero dovesse fare altrettanto, a chi o a quale partito chiederebbe i danni per aver rovinato l'immagine della nostra regione?
«L'elenco sarebbe lunghissimo. Le inchieste giudiziarie, ma non solo quelle, hanno comportato per la nostra immagine una negatività che penso si sia ripercossa anche sul dirottamente dello risorse finanziarie. Lo Stato ci chiede soldi indietro perché ci vede come inefficenti e alle volte incompetenti e di conseguenza la nostra capacità contrattuale quando andiamo a Roma viene meno».

C'è consapevolezza della situazione legata alle vicende giudiziarie?
«Sono convinto che la maggioranza sia determinata a considerare questa cosa come una persecuzione e non, come effettivamente è, una questione di giustizia. Io rimango fiducioso e penso che i valdostani stiano maturando lentamente convinzioni diverse dal passato».

 

Marco Camilli

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