Pulz: non arrendersi al pessimismo, alla politica ora servono persone capaci

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 Intervista alla consigliera regionale del gruppo ADU

 

Daria PulzDaria Pulz, consigliera regionale del gruppo ADU. Come siamo arrivati allo scioglimento del Consiglio regionale?
«Tutto parte dal fatto che, con le infiltrazioni della 'ndrangheta, la politica è sfuggita di mano. A tutti, anche ai movimenti autonomisti. Si sono verificati fatti troppo grossi che molti hanno cercato di minimizzare, ma che poi sono esplosi in tutta la loro portata. Questo Consiglio non poteva durare, lo dico dal 23 gennaio. Poi abbiamo avuto le quattro dimissioni ed un percorso difficilissimo. Perché gli autonomisti non siano riusciti a correre ai ripari formando una nuova maggioranza, non lo so. Sono un po' stupita in realtà, pensavo che avrebbero tirato fuori qualche coniglio dal cappello. Probabilmente la linea del presidente Lavevaz (dell'Uv, ndr) si è imposta. Si sono resi conto che dovevano far fronte a questo dramma. Se è vero che la 'ndrangheta è in qualche modo si è infilata nella politica da anni, ora ha colpito la massima istituzione e le cariche più importanti. Non si poteva nascondere più nulla».

A parte l'UV, nella vecchia maggioranza c'è la consapevolezza che i tempi sono cambiati?
«Secondo me una buona maggior parte non se ne è accorta. I discorsi che si sentono ancora adesso tendono a sottovalutare la situazione ed è stato proprio questo l'errore che stanno pagando adesso. Molti erano convinti di riuscire a fare qualche rimpasto e fino all'ultimo giorno hanno cercato tutti i movimenti e i partiti proponendo assessorati e presidenze, come se fosse un mercato delle vacche. Da questo deduco che la maggior parte non si è resa conto assolutamente del fatto che queste infiltrazioni della 'ndrangheta nella massima istituzione politica e gli arresti che ne sono seguiti creano un "prima" e un "dopo". Il 23 gennaio resterà una data chiave: non si può più fare politica allo stesso modo. Invece molti, a leggere alcune dichiarazioni, non si rendono conto che bisogna cambiare percorso e che servono nuove strategie, volti puliti e persone non compromesse».

Movimenti e partiti alle prossime elezioni riusciranno a trovare candidati presentabili o c'è una fuga dalle candidature?
«Sarà molto difficile perché le persone si sono allontanate tantissimo dalle istituzioni e dalla politica. Ci sarà un astensionismo nero. Un'analisi razionale mi vede pessimista però credo anche che non sia questo il momento di cedere al pessimismo. Serve una reazione collettiva e liste senza politici compromessi, servono volti nuovi che garantiscano competenza, passione e che non abbiano obiettivi personali troppo forti. Le prospettive sono difficili, ma spero in una partecipazione collettiva. Deve esserci la consapevolezza della necessità di contrastare il pericolo 'ndrangheta, ma anche la Lega, dell'avanzata della destra e dell'estrema destra. Spero che i valdostani si lancino con fiducia e impegno verso qualcosa di nuovo, altrimenti non ne usciamo».

A proposito della Lega, parliamo dell'apertura di Spelgatti all'UV. Sembrava una professoressa che detta i compiti all'alunno.
«Lei è molto astuta: ha capito che nei partiti autonomisti a partire dall'UV c'è una destra forte e ha fatto appello a quella destra. Io però non ho mai capito come si possa conciliare l'autonomismo con la destra. Mi pare una contraddizione in termini e un qualcosa foriero di guai. Spero che noi dall'altra parte riusciremo a fare un appello agli autonomisti di sinistra, perché ne esistono ancora».  

Qualche tempo fa un nostro sondaggio elettorale indicava il suo movimento in ottima posizione ed un altro sondaggio di questi giorni conferma questa previsione. L'opposizione dura ha pagato?
«Lo spero. Noi abbiamo lavorato con tanta passione e mettendo in campo le competenze di tante persone. Mi sento di fare un appello a tutti quelli che ancora credono in una politica diversa: si facciano sentire e si facciano avanti partecipando alla nostra assemblea pubblica che si svolgerà sabato e magari dandoci la loro disponibilità. Non siamo solo un movimento di opposizione.  Abbiamo fatto anche tante proposte».

I sondaggi elettorali indicano inoltre un'alta frammentazione politica.
«Secondo me questo aspetto non è un problema. Se sono elette persone serie, capaci e desiderose di lavorare veramente per la comunità non è un problema la frammentazione, anzi. Tanti gruppi eletti significa che la società nel suo insieme è rappresentata. Il progetto di riforma istituzionale di Rete Civica non mi convince, perché non ci serve un governo forte: ne abbiamo già avuti di personaggi che si sono imposti per 40 anni e più anni. A noi serve maggiore democrazia, una politica seria e pulita capace di fare il bene della Valle d'Aosta non solo a parole, come invece accade spesso in Consiglio regionale».

 

 

 

Marco Camilli

 

 

 

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