Elezioni di settembre a rischio? Il pasticcio delle leggi regionali che lo Stato potrebbe impugnare

I commenti di Roberto Cognetta, Andrea Manfin, Manuela Nasso e Daria Pulz sul rischio di un commissariamento della Regione autonoma Valle d'Aosta

 

AOSTA. In un momento cosi difficile e delicato per la politica della Valle d'Aosta è difficile distinguere tra maggioranza e opposizione. Con il vorticoso cambio di casacche a malapena riconosciamo i soggetti in campo. Però oggi a seguito di un "esplosivo" articolo pubblicato nella cronaca locale da La Stampa di Torino su alcune note inviate dallo Stato alla Regione per avere chiarimenti sulle ultime leggi approvate, ho interpellato alcuni consiglieri regionali uscenti per avere il loro parere sulle ipotesi di cancellazione delle elezioni a settembre, delle misure economiche per il Covid a rischio e dell'eventualità di un commissariamento della Regione.

Avrei voluto proporre anche il punto di vista di alcuni esponenti della giunta uscente, ma non hanno risposto al mio invito. Mi sarebbe piaciuto inoltre riportare il pensiero del presidente Renzo Testolin, ma come lui stesso ha più volte dichiarato: "Non rispondo alle domande che gli operatori dell'informazione mi pongono. Io le risposte le devo ai Valdostani con i fatti".

Roberto CognettaRoberto Cognetta (Vdalibra) sottolinea che "io e il mio collega Stefano Ferrero lo abbiamo detto in Consiglio regionale: secondo noi ci siamo riuniti in modo sbagliato. Quando si approva una legge, questa è vagliata dallo Stato che valuta se ci sono delle incostituzionalità. Noi abbiamo modificato i contenuti di una legge, la n° 8, quando ancora Roma doveva dire la sua. Abbiamo fatto presente che l'ufficio legislativo non aveva dato alcun indirizzo né al momento della presentazione del testo né sulle successive modifiche, ma è stato ignorato dalla Giunta".

Se Roma impugnasse la legge 8/2020, cosa accadrebbe? "Roma può cassare alcune norme della legge che ritiene incostituzionali. L'articolo de La Stampa cita la questione delle elezioni sulla quale, a naso, direi che non hanno tutti i torti". Lo Stato ha "60 giorni per decidere di impugnare quindi potrebbe farlo anche il giorno prima delle elezioni". In ogni caso però non c'è il tempo per apportare eventuali modifiche ai testi e questa situazione "creerebbe un ingorgo istituzionale terribile". Il commissariamento poi "per la Valle d'Aosta sarebbe una disgrazia ed il sigillo ad un sistema di potere fatto per sistemare gli amici degli amici. La crisi economica sarà tale - e non sarà affrontata con strumenti adeguati - da condurre alla fine economica di centinaia di aziende. E così alla fine nemmeno i sindaci prenderebbero i soldi", dichiara Cognetta.

Secondo l'esponente di Vdalibra tutto è nato dalla "incapacità politica, da Alliance Valdotaine e Union Valdotaine che hanno voluto continuare senza avere i numeri, dal doppiogiochismo di Stella Alpina e del suo referente Marquis e dalle continue spinte esterne di tanti partiti a cominciare dal Mouv' che doveva andare ad elezioni per far tornare Luciano Caveri. E poi la Lega che a tutti i costi doveva tornare al voto, non importa sulla pelle di chi o cosa. Tutto questo ha contribuito a creare questa situazione. Io al posto di Testolin avrei riunito i 35 consiglieri e avrei detto: o troviamo una quadra adesso oppure andiamo a casa e arriva il commissario. Non ci sto a giocare al piccolo Duce quando non ho i numeri per affrontare problemi che non si erano mai verificati prima nel mondo. Dico anche: 125.000 persone che non riescono a mettersi insieme per governare sono destinate a sparire".

 

Andrea ManfrinIl capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, sottolinea quanto accaduto durante l'iter di esame della legge n° 8 che "non è passata al vaglio dell'ufficio legislativo della Regione. Il motivo? Sarebbe da chiedere al presidente della Giunta. Il dirigente dell'Ufficio lo ha dichiarato in Commissione e lo ha ribadito in un parere rilasciato sul ddl 61. Noi tra l'altro lo abbiamo saputo a posteriori".

L'ipotesi estrema ma non impossibile del commissariamento della Regione "sarebbe una sconfitta epocale - dice Manfrin - . È difficile capire quali sarebbero gli effetti, però è certo che, se una tale evenienza dovesse verificarsi, Testolin e i suoi fantastici amici avrebbero distrutto la nostra regione".

Secondo il consigliere del gruppo leghista questa situazione non si sarebbe verificata se la legislatura fosse terminata quando l'allora Governo Spelgatti fu sfiduciato, a dicembre 2018. "Abbiamo chiesto immediatamente le elezioni, invece si è voluto andare avanti nonostante gli arresti e le decadenze, nonosante siano stati evidenziati i connubi tra politica e malavita organizzata e nonostante le storture evidenziate in aula. Si è voluto proseguire ed è questo il punto: se fossimo andati al voto a dicembre 2018, avremmo avuto in questi mesi un governo in grado di affontare la crisi con pieni poteri. Ora mi auguro che le elezioni si facciano e chi vince governi, facendoci uscire da questo baratro".

 

Manuela NassoPer il Movimento 5 stelle, Manuela Nasso ritiene sia necessario che "Testolin faccia chiarezza verso questo Consiglio, anche se sciolto, e verso la popolazione a proposito delle note arrivate dallo Stato. Effettivamente sull'applicazione della legge n° 8 ad oggi si è capito poco e durante la riunione della II Commissione abbiamo saputo che alcune strutture - l'ufficio legislativo - erano state tenute fuori" dall'iter della legge.

Come è possibile vista la delicatezza della legge? "Non sono in grado di rispondere. È fisiologico che un impianto di norma passi al vaglio dei tecnici, ma noi abbiamo appreso che così non è stato. C'è davvero bisogno di chiarezza". 

Il possibile commissariamento secondo Nasso sarebbe "una pessima figura per la Regione e l'istituzione, ma se è quello che serve per riportare chiarezza e trasparenza non ho nulla da ridire. Ma attenzione: il commissariamento non è colpa dello Stato cattivo, bensì della malapolitica degli ultimi 20, 30, 40 anni. Ed a rimetterci saranno i cittadini".

 

  Daria PulzSecondo Daria Pulz, di Adu Vda, "le elezioni andavano fissate, inevitabilmente in una data successiva a quella prevista dalla legge di 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio. È ora oggetto di un'attenzione morbosa e un po' sospetta la questione se il Presidente della Regione potesse agire da solo (sulla base di quale norma statutaria non è dato sapere) o sulla base di un quadro di riferimento fissato dal Consiglio, inevitabilmente con legge ordinaria, visto che l'emergenza e i tempi non erano compatibili con la legge rinforzata". Pulz esprime scetticismo: è "un mistero quale interesse possa avere lo Stato per impugnare la legge, creando problemi sullo svolgimento delle prossime elezioni. Il mio sospetto è che si tratti di una diatriba tutta locale, testimonianza dell'implosione di un sistema politico che non riesce più a gestire nulla, nemmeno le voci interne, trasformando anche la dialettica tecnica in guerriglia. Vedremo se davvero ci saranno contestazioni da parte dello Stato".

Prosegue Pulz: "a noi di Adu VdA interessa molto di più la questione della parità di genere, perché lì davvero sono stati violati principi molto importanti. Su questo tema, a differenza del presidente della Regione che si dichiara tranquillo, teniamo che i ricorsi arriveranno dai cittadini. Adu aveva preparato in proposito un ordine del giorno che, purtroppo, la maggioranza dei capigruppo ha deciso di non ammettere alla discussione, insieme ad altri molto importanti".

 

Marco Camilli

 

 

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