Il Consiglio Valle approvata la risoluzione contro le dichiarazioni di Lucianaz sul Covid

Momenti di tensione durante la discussione dell'iniziativa in aula. Lucianaz: «non sono un negazionista». Lavevaz: «I morti per questa pandemia meritano silenzio»

 

Albert Chatrian


Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta approva con 20 voti a favore la risoluzione con primo firmatario Albert Chatrian per prendere le distanze dalle dichiarazioni del consigliere Diego Lucianaz al momento del suo insediamento in aula a proposito di Covid-19 e vaccini. Il gruppo Lega di cui Lucianaz fa parte come indipendente non ha partecipato al voto così come l'altro gruppo di centrodestra, Forza Italia. Il gruppo Pour l'Autonomie si è astenuto mentre il Pcp ha votato con la maggioranza.

Il voto è stato preceduto da momenti di scontro verbale. 

Secondo il presidente della Regione le affermazioni del consigliere leghista rappresentano «un altro passaggio vergognoso dal punto di vista umano e personale. Le parole dette in politica hanno un peso diverso. Si può discutere su quasi tutto, ma non su certi aspetti della vita. I deceduti per questa pandemia spesso morti in solitudine meritano silenzio o una preghiera per chi crede in Dio, ma non questa verbosità».

Una linea simile è stata espressa da Chiara Minelli (Pcp) e dall'assessore Carlo Marzi (Stella Alpina). «In un ruolo istituzionale quando si parla per sé si parla anche per gli altri - ha affermato Marzi -. Nel momento in cui trattiamo temi così delicati bisogna allontanarsi il più possibile da sentimenti di rabbia e paura. Nessuno di noi può portare a un certo livello la discussione su determinati temi».

Da parte di Paolo Sammaritani (Lega) la difesa (definita d'ufficio della maggioranza) di quanto affermato da Lucianaz. «Dire che la gestione della pandemia è stata una pagliacciata non è altro che una forte critica e non una dichiarazione choc come strumentalmente titolato da alcuni giornali con morboso interesse verso posizioni diverse dal conformismo imperante». Ancora il consigliere leghista Sammaritani: «Qui si parla di opinioni e del diritto di esprimerle».

La discussione sulla risoluzione si è presto allargata alle affermazioni fatte ieri sempre da Diego Lucianaz nei confronti del presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin. Andrea Padovani (Fp-Pd) ha definito «offensive» le frasi sul Covid e accusato il consigliere della Lega di abilismo per comportamenti che prendono di mira le disabilità. Dall'altra parte dell'aula le forti proteste del capogruppo leghista Andrea Manfrin che si è poi rivolto al presidente Bertin chiedendo di far rientrare la discussione sul tema della risoluzione.

Mauro Baccega, assessore alla Sanità durante le fasi più difficili della pandemia, ha annunciato che il gruppo Forza Italia non avrebbe partecipato al voto. «Le affermazioni di Lucianaz sono assolutamente personali e forti. Non le condividiamo, ma per non fare un torto a questo Consiglio non parteciperemo al voto».

Renzo Testolin (UV), presidente della Regione quando la pandemia esplose, è intervenuto subito dopo Baccega: «è giusto dare la possibilità di espressione a tutti, ma poi bisogna scegliere da che parte stare. All'interno di quest'aula e per governare bisogna avere un certo tipo di equilibrio».

Per Claudio Restano (gruppo misto) «dobbiamo chiederci dove finisce la critica e dove inizia l'insulto».

In chiusura è intervenuto il diretto interessato dalla risoluzione parlando anche delle cure ricevute quando era stato contagiato e del padre deceduto durante la pandemia. «Non ho offeso nessuno nella mia dichiarazione, ho solo detto che la grande mascarade dell'affaire Covid sta per terminare. Ho parlato di "affaire Covid", non di Covid - ha detto Lucianaz -. Non sono un negazionista e non nego lo sforzo di sanitari e volontari. Ho parlato di 4,5 miliardi di dosi di vaccino acquistate dalla comunità europea per 450 milioni di abitanti, e di 71 miliardi di euro, ma di questo nessuno ne ha preso atto. Ho parlato di come non sia stato gestito bene il Covid. Questa è la pagliacciata che ho condannato».

 

 

Clara Rossi

 

 

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