Dossier M5s sull'idroelettrico: "autorizzazioni violate e nessun controllo"

 

Giro di 30-70 milioni € - I consiglieri regionali diffondo dati della Regione che attestano l'eccessivo sfruttamento dei corsi d'acqua

 

AOSTA. Sfruttamento eccessivo dei corsi d'acqua, controlli insufficienti o del tutto assenti da parte della Regione, scarsa trasparenza nel rilascio delle concessioni a imprese legate a persone riconoducibili a determinate forze politiche.

Cognetta-ferrerox400 Il Movimento 5 stelle della Valle d'Aosta torna a puntare i riflettori sugli affari che ruotano attorno agli impianti idroelettrici in Valle d'Aosta e lo fa attraverso i consiglieri regionali Stefano Ferrero e Roberto Cognetta che dal 2011 si occupano della questione.

«Sui 270/300 impianti esistenti in Valle, almeno il 40%» avrebbe commesso violazioni, hanno affermato i consiglieri regionali presentando in conferenza stampa un dossier. La conferma arriverebbe dai dati trasmessi loro da una fonte decisamente particolare, gli uffici dell'assessorato regionale alle Opere pubbliche, e presentati oggi ai giornalisti che riguardano in particolare una centralina «di cui diremo il nome in Consiglio» hanno spiegato Ferrero e Cognetta. Questi dati (immagine in basso) della Regione attestano dal 2002 al 2014 uno sfruttamento continuato delle acque nettamente superiore alle quantità previste nelle autorizzazioni.

 

Nel dossier il M5s parla di «reiterati abusi», di quantità di acqua turbinate anche 4 volte superiori al consentito con ripercussioni sugli ecosistemi nutriti dai corsi d'acqua e un conseguente aumento dei guadagni delle società. Queste ultime da una parte rivendono sul mercato l'energia prodotta in eccesso sfruttando le fasce orarie più redditizie e dall'altra beneficiano di accordi molto favorevoli con la Regione, alla quale devono pagare tasse molto basse (lo 0,83% nel caso presentato in conferenza stampa).

grafico-centralix400Secondo le stime di Ferrero e Cognetta, questo eccessivo sfruttamento si tradurrebbe in un fatturato per le società tra i 30 e i 70 milioni di euro superiore ai ricavi ottenibili rispettando le autorizzazioni. A fronte di ciò, «la Regione incassa 2 milioni di euro all'anno da tutti gli impianti».

I problemi, hanno spiegato Ferrero e Cognetta, esistono già a monte, con il rilascio delle autorizzazioni. Queste vengono richieste per impianti di piccole dimensioni, che non necessitano di autorizzazioni particolari per essere realizzati (come la Valutazione di Impatto Ambientale), e che invece vengono costruiti già sovradimensionati. In questo modo, dopo alcuni anni, è possibile chiederne il potenziamento senza bisogno di lavori o particolari procedure.

I consiglieri regionali si sono concentrati anche sui controlli spiegando che le autodichiarazioni sui ricavi presentate dalle società potrebbero essere verificate ad esempio tramite i contatori Deval.

«Occorre intervenire immediatamente, la Regione ha l'obbligo di sanzionare» hanno evidenziato in conferenza stampa proponendo un aumento dei canoni di concessione, l'eventuale revoca delle autorizzazioni nei casi di irregolarità e la richiesta di un indennizzo che consentirebbe di «mettere a disposizione di tutta la popolazione valdostana decine di milioni di euro». Gli impianti, hanno aggiunto Ferrero e Cognetta, potrebbero essere gestiti dai Comuni come avviene in Trentino: «I problemi finanziari e del Patto di stabilità verrebbero risolti in un lampo».

 

Elena Giovinazzo

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