La seduta dell'assemblea oggi è iniziata con un intenso dibattito sulla richiesta di dichiarare incostituzionale una legge regionale presentata dalla difesa di Testolin nel ricorso sulla sua possibile ineleggibilità

Inizia con un fuoco di fila dai gruppi di minoranza sul presidente della Regione, sulla Giunta e sull'Union Valdôtaine la seduta del Consiglio Valle sulla questione del ricorso di AVS sull'eventuale ineleggibilità del presidente Renzo Testolin, secondo la legge regionale 21/2007.
Proprio oggi i giudici sono chiamati a esaminare il ricorso di AVS e gli atti depositati dai legali di Testolin. Legali che, tra le richieste sottoposte ai giudici, propone in subordine di ricorre alla Corte Costituzionale per valutare la legittimità della legge regionale 21/2007.
La linea di difesa scelta dal presidente della Regione ha senso in quanto «permette di guadagnare due o tre anni», ma «politicamente è una scelta vergognosa», ha commentato Corrado Bellora (Lega VdA), sollevando grossi dubbi sul fatto che Testolin, in qualità di cliente, fosse all'oscuro della richiesta di valutare l'incostituzionale di una legge votata dal Consiglio Valle.
«Un partito che si definisce autonomista - ha aggiunto Bellora rivolgendosi all'Union Valdôtaine - non può, per salvare se stesso o qualcuno dei suoi uomini, abdicare al ruolo di difensore dell'autonomia che si è auto attribuito. Questo significa prostituire l'autonomia».
«Come può una istituzione, nata per esercitare il potere legislativo in nome dell'autonomia, chiedere alla Corte costituzionale di dichiarare incostituzionale una propria legge, pur di tutelare un singolo interesse di parte?», ha chiesto nel suo intervento di Clotilde Forcellati. Secondo la esponente del Pd-Fp questo è un «atto di auto-delegittimazione» che promuove la «liquidità del diritto, che è l'opposto di quella solidità che i Padri costituenti valdostani cercarono di costruire nel 1949».
Di «atto gravissimo» e «un precedente pericoloso» hanno parlato più consiglieri regionali, come Forcellati, Marco Carrel (Autonomisti di Centro) e il capogruppo della Lega Andrea Manfrin. «Non si chiede alla Corte di fare il "lavoro sporco", altrimenti si svuota di significato l'autonomia legislativa proprio nel momento in cui si discutere di chiedere più spazi di autonomia a Roma», ha affermato ancora Manfrin. Il capogruppo ha anche (ironicamente) condiviso le perplessità espresse dal capogruppo UV Aurelio Marguerettaz sulle implicazioni di una tale linea di difesa.
Andrea Campotaro di AVS ha segnalato l'effetto di «degradazione del ruolo del Consiglio».
Nel mirino delle critiche è finita anche la posizione dell'ufficio di presidenza del Consiglio Valle, sollecitata a esprimersi con una lettera del gruppo FdI, considerata da alcuni troppo morbida.
Il presidente del Consiglio Stefano Aggravi, in risposta alla richiesta di FdI, ha espresso «sul piano personale e politico, una marcata riserva rispetto al fatto che una questione di tale natura venga evocata nell'ambito della memoria difensiva con cui la Regione si è costituita in giudizio».
La situazione, ha aggiunto Aggravi, genera «comprensibili preoccupazioni, anche in quanto rischia di porre un tema di coerenza istituzionale rispetto al ruolo esercitato, a suo tempo, dal legislatore regionale nell'approvazione della legge elettorale, nonché rispetto alla posizione che oggi compete rispettivamente alla Regione e al Consiglio Valle». E ancora, «una vicenda di questa natura richiama l'esigenza che, su questioni così sensibili per gli equilibri istituzionali e per il significato stesso dell'Autonomia speciale, i contributi e i suggerimenti di carattere tecnico siano sempre valutati non soltanto nella loro sostenibilità giuridica, ma anche nei loro riflessi politici e ordinamentali».
Secondo il presidente dell'assemblea regionale inoltre «talune argomentazioni contenute nel ricorso possono prestarsi, sul piano politico-istituzionale, a letture problematiche, nella misura in cui sembrano postulare un avvicinamento della legislazione e della prassi regionale a quella statale, con possibili riflessi sulla piena valorizzazione della specificità del nostro ordinamento regionale, dell'Autonomia speciale e delle potestà legislative riconosciute al Consiglio Valle».
L'intervento del vice presidente della Regione, Luigi Bertschy, ha concluso il dibattito sull'argomento. «Ci riserviamo di entrare in futuro in questo dibattito e abbiamo scelto come gruppo, come linea di maggioranza, di rispettare l'autorità giudiziaria. Non schiviamo la discussione e mai ci sogneremo di mettere in difficoltà in Consiglio regionale».
Elena Giovinazzo

