Testolin decaduto, le reazioni politiche alla sentenza d'Appello

Il PD: «Valle d'Aosta nell'incertezza in un momento delicato». L'assessore Baccega: «dispiaciuto» 

 

Sono numerosi i commenti alla sentenza della Corte di Appello di Torino che, rigettando il ricorso presentato da Renzo Testolin, ha confermato l'ineleggibilità dell'esponente unionista ad una carica nella Giunta regionale per aver raggiunto il limite di mandati.

Il Partito Democratico in una nota ripercorre alcuni passaggi: "nel novembre 2025, a fronte di un chiaro parere negativo degli uffici del Consiglio Regionale, la maggioranza ha scelto la strada più comoda: eleggere il presidente, lasciando ai tribunali ciò che spettava decidere al Consiglio. I nostri consiglieri lo avevano segnalato in aula. Oggi la Valle d'Aosta paga il prezzo di quella scelta, con quasi un anno di incertezza istituzionale alle spalle".

Ancora il PD: questa incertezza "arriva in un momento delicato per la regione, vista l'imminente approvazione del bilancio, per gli enti locali e la sanità valdostana".

Ora il Consiglio Valle dovrà formare un nuovo governo entro 60 giorni. Il PD "affronterà questa fase con serietà e senza pregiudizi: se verranno aperte le consultazioni, le ascolteremo, ma non ci interessano gli organigrammi e non basterà sostituire un nome - prosegue la nota -. Serviranno un programma chiaro, una maggioranza all'altezza e una vera discontinuità rispetto a un anno di immobilismo, in un momento già delicato per le famiglie e le imprese anche a causa della situazione internazionale".

Mauro Baccega, assessore regionale al Bilancio, spiega ad Aostaoggi.it di essere "dispiaciuto. È stato un anno di lavoro proficuo e tutto dalla parte della collettività della Valle d'Aosta.

Raimondo Donzel, di Area Democratica, parla di un fatto "di estrema gravità istituzionale e politica. Siccome anche l'assessore Bertschy risulterebbe soggetto al medesimo limite, le conseguenze non riguardano soltanto la presidenza, ma l'intera Giunta regionale". In questo contesto "non può bastare, per l'Union Valdotaine, inventare un piano B o un piano C" in quanto "la questione è più profonda: non è una partitella a scacchi di un dopolavoro, ma è in gioco il funzionamento dell'istituzione principale della nostra Autonomia che non ha mai conosciuto una simile crisi politico-istituzionale, dove pur di salvare una posizione di potere si è messa in discussione proprio la possibilità del Consiglio regionale di autogovernarsi con le proprie regole". Secondo Donzel per Testolin e Bertschy si pone anche la questione delle dimissioni da consiglieri regionali, perché la situazione rende "difficile proseguire serenamente una legislatura".

Donzel aggiunge: "è infine amaro constatare che (l'ex, ndr) presidente del Consiglio regionale, Alberto Bertin, non abbia contribuito adeguatamente a chiarire, prima del voto, la portata della normativa sui limiti dei mandati, prevenendo una situazione che oggi trova riscontro nelle pronunce del Tribunale e della Corte d'Appello".

A titolo personale, Adriana Viérin (AVS) parla di "legge del karma" che "opera molto rapidamente. Una legge "ad personam" del 2019 si è rivoltata come un boomerang verso chi l'aveva voluta e votata. Spero vivamente che non si intenda ricorrere alla Corte Costituzionale, come si era adombrato, perché risulterebbe un ulteriore colpo inflitto all'Autonomia" valdostana. Ora la Valle d'Aosta "si merita un governo, in tempi brevissimi, composto da persone che abbiano concretamente a cuore il bene comune".

Da parte della Lega, la situazione politica post sentenza sarà discussa internamente e con gli alleati. Il capogruppo in Consiglio Valle Andrea Manfrin afferma: "prendiamo atto della sentenza e attendiamo di leggerne il contenuto e le conseguenti evoluzioni politiche".

 


redazione

 

 

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