Ferrero (M5s): "Rollandin tiri fuori carta vincente o per la Valle d'Aosta sarà default"

 

Intervista al capogruppo su bilancio, politica e autonomia. "Potremmo diventare un quartiere periferico di Torino"

Ferrero-stefanox300Ieri si è concluso il congresso dell'Uv. Il più importante messaggio che ne è emerso è che Rollandin ha riconosciuto errori anche da parte sua e ha teso la mano ai "cugini" che sono andati via dal movimento (Alpe e Uvp). Cosa sta succedendo?

«Succede che la situazione economico-finanziaria della Regione sta precipitando e qualcuno a questo punto vuole trovare convergenze per condividere le responsabilità delle scelte che dovranno essere prese. Il problema è che non c'è la reale volontà di cambiare il metodo di amministrare rispetto al passato. Faccio alcuni esempi: sono di poche settimane fa assunzioni fatte in Cva e altre società partecipate regionali (la Monterosa ad esempio) in cui viene utilizzato il solito metodo clientelare. E' di pochi giorni fa la notizia che bisogna di fatto ricapitalizzare di nuovo la Monterosa e dare altri due 2 milioni di euro perché non riesce a far fronte alle spese di rinnovo degli impianti. Cosa vuol dire? Che al di là della gestione "politica" della questione, non c'è la reale volontà di cambiare le cose secondo noi».

L'Union si identifica di fatto nella crescita e nello sviluppo della Valle d'Aosta. Una regione che poteva essere una bomboniera delle Alpi e in cui invece si continua a parlare di ricapitalizzazioni mantenendo in vita carrozzoni che bruciano quantità di denaro incredibili. Quali sono i "macigni" che in questo momento balzano agli occhi e che hanno affondato la nostra regione?
«Il macigno è costituito dalle oltre 51 partecipate regionali con una gestione nella maggior parte dei casi sconsiderata, con persone strapagate senza titoli di studio per ricoprire gli incarichi che sono stati loro affidati, su cui c'è uno spreco che in questo momento è insostenibile. Bisognerebbe mettere mano alle partecipate, al tipo di gestione, ma finora non c'è nessun segnale. All'interno della Regione anche ci sono tantissimi sprechi relativi all'affitto di locali non utilizzati o ad automezzi da rottamare sottoposti a riparazione che costano migliaia di euro. Non c'è volontà di uscire dal clientelismo utilizzato per avere consenso. Se non si capisce che la festa è finita, che i soldi non ci sono più, che serve amministrare veramente e non solo spendere, andremo verso un fallimento della Regione».

Parliamo del Casinò. Su un quotidiano è apparsa un'inchiesta interessante su Saint-Vincent che negli ultimi anni ha perso 500 posti letto e 50 aziende mentre la casa da gioco perde milioni di euro. Cosa si potrebbe fare per togliere questo "dente marcio"?
«Apparte la scelta sbagliata della megaristrutturazione che ci è costata 100 milioni di euro nella parte alberghiera, il Casinò, preso come struttura di gioco, ha comunque un margine operativo lordo positivo. Ci sarebbe da ragionare sul rilancio, ma anche in questo caso la prima mossa della Regione è stata di nominare un nuovo amministratore e va bene, a 50mila euro più le spese, e nominare un nuovo direttore generale, figura che non c'era, a 180mila euro più 60-70mila di benefit, con un costo aziendale di molto superiore a quello che c'era prima. Si è andati a gonfiare le spese, tra l'altro con persone che dovranno dimostrare di essere all'altezza perché a livello di esperienze professionali e di titoli, insomma, erano al pari o leggermente inferiori a molte altre persone sul mercato. Non buttiamo il Casinò, ma vediamo di rilanciarlo perché può essere una risorsa, portare occupazione e beneficio a tutta l'area di Saint-Vincent e Châtillon».

Secondo alcuni sondaggi, a livello nazionale il Movimento 5 stelle sarebbe il secondo partito se si dovesse andare a votare. Il PD, che è il primo partito, non disdegna alleanze con personaggi un po' difficili da presentare (vediamo Verdini per quanto riguarda l'ultima performance al Senato) e stesso discorso accade localmente, con l'accordo per il sindaco di Aosta. Come vede lo scenario nelle nuove elezioni a livello locale o nazionale? Ha ragione Renzi nel dire che le alleanze, qualunque esse siano, rappresentino la strada migliore per arrivare alle riforme?

Quando si cambia non sempre lo si fa in meglio ed è ciò che sta accadendo con quelle che vengono chiamate riforme, ma che sostanzialmente sono il massacro della Costituzione secondo noi. Peraltro sono fiducioso: penso che più Renzi andrà avanti con le sue false promesse, più il M5s incrementerà i consensi. Se andremo avanti un annetto sono convinto che alle prossime politiche il M5s avrà i numeri per governare. Nel frattempo c'è un'Italia che soffre, che nuota contro corrente: vediamo cosa sopravviverà di questa Italia. Anche a livello locale prevalgono le questioni che si intrecciano con gli accordi nazionali e dunque vediamo strane maggioranze che si formano, che si rifonzano. Lo sappiamo bene: nel futuro Senato che non sarà elettivo, ma parzialmente elettivo, avere un sindaco di Aosta del PD che si va ad unire agli altri rapresentanti della Valle d'Aosta, in un momento in cui i numeri sono così importanti, è ovviamente un baratto importante per avere una maggioranza giù a Roma. Ancora una votla ha prevalso la politica dello scambio, delle poltrone, dei consensi a scapito della politca della buona e seria amministrazione.

Prima di iniziare l'intervista ha detto che se Rollandin non andrà a Roma e troverà 70 milioni, per la Regione sarà il default e non si riuscirà nemmeno a pagare gli stipendi...

«Siamo arrivati veramente al capolinea. Questa volta o c'è una carta segreta vincente da parte di Rollandin - e non sarebbe la prima volta che la tira fuori - oppure, tenuto conto che deve ancora essere approvata la Legge di stabilità che magari ci chiederà altri sacrifici, per la Valle d'Aosta non ce n'è più. C'è anche un'altra questione: ormai l'autonomia ce la siamo giocata. Abbiamo sentito in audizione il nostro senatore Lanièce quando ha parlato della macroregione "Limonte" (Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria). Già 10 anni fa parlarne sarebbe stata una bestemmia, ora se ne inizia a parlare e secondo noi si sta andando verso una compressione, se non una sparizione, delle autonomie locali ancora oggi inimmaginabile».

Diventeremo una provincia di Torino?

«Probabilmente sì o addirittura quartiere periferico di Torino. Diventeremo Le Vallette di Torino».

 

Marco Camilli

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