Malattie mentali, nuove insidie e frontiere: il punto di vista della dott.ssa Beoni, primario di Psichiatria

 

La dott.ssa Anna Maria Beoni dirige il reparto di Psichiatria di Aosta. Con lei abbiamo parlato di alcuni dei temi d'attualità per la nostra regione: il caldo e gli effetti sulle persone anzitutto, i disturbi psichiatrici tra i giovani e le barriere anti-suicidio sui ponti. 

Anna Maria Beoni

Queste alte temperature che effetto hanno sui pazienti che voi seguite?
«I pazienti che ricoverati nel nostro reparto non risentono delle temperature elevate grazie al sistema di climatizzazione degli ambienti, che li rende più confortevoli. Per quanto riguarda i pazienti che seguiamo a domicilio o nelle strutture esterne, a tutt'oggi non abbiamo notato particolari criticità».

Qual è in questo momento l'emergenza più acuta in Valle d'Aosta nel mondo della psichiatria?
«L'allarme maggiore è legato all'aumento dei casi di disturbi psichiatrici negli adolescenti. I numeri sono in costante aumento e questo è frutto di più fattori, a partire dalla disfunzionalità nei rapporti con la famiglia. Le famiglie sono sempre meno un punto di riferimento educativo. Altro elemento da non sottovalutare è l'influenza dei social sulle menti dei giovani che, sempre di più, vivono in un mondo che corre via veloce».

Parliamo di stupefacenti. Quale incidenza ha in queste crisi adolescenziali?
«Le droghe di oggi non sono uguali a quelle del passato. Anche la marijuana al giorno d'oggi possiede dei principi attivi che ne rendono l'uso più letale. Sono poi estremamente preoccupata per l'arrivo del Fentanyl, che è un potentissimo oppioide sintetico, circa 50-100 volte più forte della morfina, ed è diventato una delle droghe da strada più letali».

Cambiando argomento, nella nostra regione il fenomeno dei suicidi ha un rilevante impatto sulla nostra società. Qual è la situazione attuale?
«Sono circa due anni che questo tragico fenomeno è in diminuzione. I fattori scatenanti che portano a questa tragica scelta sono molteplici e la solitudine è uno dei più importanti. Abbiamo attivato un servizio dedicato a coloro che hanno manifestato questa pericolosa inclinazione: i nostri operatori contattano telefonicamente il soggetto a rischio aiutandolo a non sentirsi solo. Certo, questa non è la soluzione del problema, ma credo che questa forma di contatto aiuti la persona a non sentirsi abbandonata».

In questi giorni si sta discutendo delle barriere anti suicidio posizionate sul ponte di Introd, uno dei luoghi tristemente più noti della Valle d'Aosta. La scelta ha scatenato delle reazioni negative in alcuni residenti. Lei cosa ne pensa?
«Sono favorevole a questa iniziativa. Questa forma di deterrenza può impedire alle persone di compiere un gesto estremo, anche perché molte volte il luogo diventa un facile stimolo per eseguire quel gesto».

Ultima domanda: quale è il suo desiderio per il suo reparto?
«Vedere il reparto di Psichiatria situato all'interno della struttura dell'ospedale regionale. Ma chissà se mai potrò assistere a questo evento».



Marco Camilli

 

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