Gli italiani attualmente presenti in Bundesliga: dalla certezza Grifo alle nuove leve del laboratorio Dortmund

 

Gli italiani attualmente presenti in Bundesliga: dalla certezza Grifo alle nuove leve del laboratorio Dortmund

La presenza italiana nella Bundesliga di questa stagione è numericamente ridotta, ma tutt’altro che marginale. È un gruppo piccolo, ma interessante perché racconta due tendenze precise: da una parte c’è un profilo ormai consolidato e decisivo come Grifo, dall’altra un blocco di talenti molto giovani che trova soprattutto nel Borussia Dortmund un ambiente di crescita e di esposizione al calcio di vertice.

Non è una colonia ampia come accade in altri campionati europei, ma anche per via della partecipazione nostrana, l’edizione attuale della Bundesliga viene seguita con attenzione ben oltre i confini tedeschi, soprattutto nel nostro Paese, con un interesse anche le quote sulle posizioni di classifica. Su betsson le scommesse sulla bundesliga non sono mai state così semplici e, al di là di un Bayern Monaco destinato a diventare di nuovo campione, gli altri piazzamenti sono tutti in bilico.

Intanto, in attesa di comprendere i destini del campionato, andiamo alla scoperta dei profili italiani che al momento fanno parte della massima divisione tedesca.

Vincenzo Grifo, il riferimento italiano in Germania

Il volto italiano più riconoscibile resta senza discussioni Vincenzo Grifo. A Friburgo continua a essere un riferimento tecnico, tattico e identitario. Il suo profilo ufficiale in Bundesliga lo accredita con 27 presenze, 7 gol e 1 assist in campionato, oltre a 4 rigori trasformati: numeri che confermano il suo peso specifico nella stagione del club. Non è solo una questione di statistiche pure. Grifo resta il giocatore capace di dare ritmo all’ultimo terzo di campo, di rifinire, di calciare bene da fermo e di collegare il gioco tra corsie esterne e zona centrale.

A 32 anni, in un campionato che spesso accelera e consuma in fretta, l’exploit non è tanto la resistenza, quanto la continuità ad alto livello. È l’italiano che più di tutti ha saputo costruirsi uno status , trasformandosi da profilo tecnico interessante a uomo-simbolo di una squadra credibile e riconoscibile.

Fabio Chiarodia, il difensore che cerca il salto definitivo

Dietro Grifo, il nome più avanzato per maturazione è quello di Fabio Chiarodia. Il difensore del Borussia Mönchengladbach compare tra i giocatori italiani del campionato e nel suo profilo ufficiale risultano 10 presenze stagionali in Bundesliga. È un dato che non lo consegna ancora alla piena centralità, ma lo colloca in una fascia importante: quella dei calciatori che stanno provando a uscire dalla dimensione del prospetto per entrare in quella dell’affidabilità.

Classe 2005, Chiarodia ha caratteristiche che in Germania vengono lette con grande interesse: struttura, pulizia tecnica, impostazione e margini di crescita. In una squadra che ha alternato momenti diversi nell’arco della stagione, il suo spazio non è stato ancora totale, ma la continuità di presenza racconta comunque un percorso vivo. Per il calcio italiano, osservare la sua traiettoria in un contesto come la Bundesliga resta utile anche per capire come si possa formare oggi un centrale moderno lontano dai radar più abituali della Serie A.

Filippo Mané, il primo gradino verso l’élite

Il Borussia Dortmund è il club che più di ogni altro concentra il futuro italiano in Germania, e Filippo Mané è il primo nome da isolare. Il suo profilo ufficiale lo accredita con 4 presenze in Bundesliga, tutte utili a dare sostanza a un percorso che fino a poco tempo fa era ancora soprattutto di prospettiva. Difensore classe 2005, Mané appartiene a quella categoria di giocatori che il Dortmund prova a lanciare gradualmente dentro un ambiente competitivo e ad alta pressione.

La società lo ha portato a ridosso della prima squadra e le cronache ufficiali del club lo hanno raccontato sia in occasione del suo debutto europeo imminente a gennaio sia nelle settimane successive, quando un problema muscolare ne ha temporaneamente rallentato la corsa. Il punto, però, resta chiaro: Mané non è più soltanto un nome del vivaio, ma un giocatore che ha già iniziato a misurarsi con la prima fascia del calcio tedesco.

Luca Reggiani, il classe 2008 che ha già lasciato un segno

Se si guarda al fattore sorpresa, il nome più intrigante è probabilmente Luca Reggiani. Il profilo ufficiale della Bundesliga lo inserisce nel Borussia Dortmund con 5 presenze e 1 gol: un dato che, considerata l’età, basta da solo ad attirare attenzione. Reggiani ha pure esordito in Champions League, nella gara contro l’Atalanta. Nato nel 2008, Reggiani rappresenta la linea più avanzata del reclutamento e della valorizzazione giovanile. Non è frequente vedere un calciatore così giovane ritagliarsi già un frammento misurabile nel massimo campionato tedesco, e ancora meno frequente è farlo incidendo subito nel tabellino.

Il fatto che il Dortmund lo abbia portato dentro il gruppo della prima squadra non è casuale: il club continua a investire su calciatori con margini larghissimi, anche a costo di accelerarne l’esposizione. Nel caso di Reggiani, la Bundesliga non è ancora una casa stabile, ma è già diventata un territorio concreto.

Samuele Inácio, il centravanti da tenere d’occhio

Accanto a Reggiani c’è Samuele Inácio, altro giovanissimo del Borussia Dortmund e altro nome che rientra a pieno titolo tra gli italiani presenti nella Bundesliga di questa stagione. Il suo profilo ufficiale registra 1 presenza in campato. Può sembrare poco, ma in realtà racconta un passaggio importante: la soglia tra settore giovanile e calcio dei grandi è stata già oltrepassata. Inácio, attaccante, incarna un profilo diverso rispetto agli altri italiani del torneo, perché aggiunge un’opzione offensiva pura dentro un gruppo che al momento è dominato da difensori e trequartisti.

Anche per lui il club giallonero ha fatto da acceleratore, inserendolo nei lavori della prima squadra insieme ad altri talenti. In un campionato che storicamente non ha paura di testare i giovani, questa prima apparizione pesa più di quanto dica il numero nudo. È un segnale, non ancora una consacrazione. Ma i segnali, a Dortmund, raramente sono casuali.

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